sport e malattie cardiovascolari

L’attività fisica salva il cuore: con le flessioni

Esiste una misura obiettiva per valutare l’associazione tra fitness e rischio di malattie cardiovascolari?

È la domanda da cui nasce uno studio di coorte pubblicato di recente su JAMA Network open, condotto su più di 1000 vigili del fuoco, che indagava la capacità di fare flessioni in relazione al rischio cardiovascolare.

Le palestre in estate si svuotano, ma gli esercizi all’aria aperta vanno di moda e sono molto salutari. Che una costante attività fisica sia fondamentale per un buono stato di salute è cosa assai nota, ma è importante capire quale tipo di attività sia sufficiente e soprattutto in che modo si può valutare questo beneficio?

L’inattività al pari di fumo, ipertensione e diabete: ma attenzione ai tempi!

Otre al ruolo deleterio di fumo, ipertensione e diabete, sono infatti ormai chiari i danni al cuore, legati all’inattività. È infatti una delle prime domande che il medico pone al paziente al momento della visita: ‘’lei fa attività fisica’’?

È fondamentale perciò la tempistica: iniziare da giovanissimi a praticare un sport, proseguirlo per tutta l’adolescenza e, nel momento in cui si sente bisogno di cambiare, trovare qualcosa che sia adatto al nostro ‘’ritmo di vita’’ con un occhio di riguardo alla camminata (camminata veloce, camminata mattutina, camminata in montagna, camminata in campagna), è importante ricordare che l’attività fisica, per essere salutare, deve essere non troppo intensa ma costante.

Le flessioni come indice di salute del cuore

I ricercatori hanno studiato i dati relativi a più di mille vigili del fuoco, dall’età media di circa 40 anni, seguiti per dieci anni riguardo a problemi di tipo cardiovascolare come placche di arteriosclerosi a livello delle coronarie, infarto o anche morte improvvisa per cause cardiache.

In questi 10 anni oltre ad essere stati raccolti tutta una serie di dati clinici, è stata presa in esame anche la capacità di ogni vigile di eseguire flessioni a terra.

In questo modo, i ricercatori hanno potuto suddividere i vigili del fuoco in gruppi, sulla base della loro capacità di eseguire flessioni . Chi non riusciva ad arrivare a 10 flessioni, chi ne faceva fino a un massimo di 20 e così via, di dieci in dieci, fino a chi riusciva a farne più di 40.

 

Per i più allenati il rischio cardiovascolare diminuisce di 25 volte!

Valutando i dati relativi a dieci anni di osservazione, chi, al primo controllo, riusciva a fare più di 40 flessioni aveva un rischio di eventi cardiovascolari inferiore di ben 25 volte rispetto a chi non arrivava a farne dieci.

Sebbene questo non preclude gli abituali controlli,  lo studio suggerisce come la capacità di fare flessioni possa essere una misura semplice e gratuita per stimare lo stato funzionale del cuore.