PERICOLO CARNE. ALLARME PER LA SALUTE NOSTRA E DEL PIANETA

Il 26 ottobre 2015, un anno fa esatto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un documento ufficiale nel quale inserisce bacon, hamburger, salsicce, ovvero le carni trasformate, nella lista delle sostanze cancerogene di Classe 1 assieme alle altre centodiciassette sostanze che causano il cancro, quelle a pericolosità più alta, come sigarette, alcol, arsenico e amianto. La carne rossa fresca, di manzo, agnello e maiale, è stata invece classificata come “probabile” cancerogeno e inserita nel gruppo 2A. Lo studio ha stabilito che, se si consuma ogni giorno una porzione di 50 g di carne lavorata, il rischio di cancro del colon retto aumenta del 18%. Ma lo stesso legame è stato osservato con i tumori del pancreas e alla prostata. Le liste, compilate dall’International Agency for Research on Cancer (IARC), l’Agenzia di Ricerca sul Cancro per conto dell’OMS, raggruppano le sostanze sulla base del livello di cancerogenicità dimostrato da studi scientifici. L’ingresso nella lista viene valutato in base a risultati di studi di laboratorio e, se disponibili, anche di studi epidemiologici sull’uomo. Urge ridurre per quantità e frequenza il consumo di questo tipo di carni per ridurre i rischi correlati per la nostra salute.

A un anno di distanza un’altra notizia, questa volta riguardo la salute del pianeta, mette sotto accusa la carne bovina per le emissioni di CO2 prodotte dagli allevamenti intensivi. Quando si parla di “effetto serra” parliamo di “innalzamento delle temperature dovuto a emissioni nocive” e sta creando molti guai al nostro pianeta. Uno studio pubblicato su “Nature Climate Change”, condotto da 17 enti di ricerca di 7 paesi guidati dall’agenzia spaziale statunitense Nasa ha dimostrato che “l’effetto serra” sta cancellando le stagioni alle latitudini più settentrionali rendendo il Nord sempre più simile al Sud, sia nelle temperature che nell’agricoltura. In base ai dati diffusi dall’Omm (Wmo), l’organizzazione meteorologica mondiale, il 2015 è stato il primo anno nella storia dell’umanità in cui la presenza di anidride carbonica in atmosfera ha superato stabilmente la soglia di 400 parti per milione di CO2 record in atmosfera. Siamo entrati in una “nuova era del clima” dovuto a questo allarmante primato dal fronte del cambiamento climatico. Se le emissioni globali di CO2 fossero mantenute come in questi ultimi anni, le concentrazioni atmosferiche raggiungerebbero i 500 ppm per la fine di questo secolo, un valore che è quasi il doppio di quello pre-industriale (280 ppm). Il problema viene ulteriormente complicato dal fatto che molti gas serra possono rimanere nell’atmosfera anche per decine o centinaia di anni, così il loro effetto può protrarsi anche per lungo tempo. Oltre le fonti note di emissione, industria, traffico occorre ricordare il riscaldamento degli edifici e le numerose centrali energetiche. Inoltre la deforestazione per l’aumento dello sfruttamento agricolo e gli allevamenti intensivi animali contribuiscono ulteriormente per una buona fetta alle emissioni in atmosfera. La deforestazione contribuisce ad aumentare la concentrazione di anidride carbonica nell’aria, infatti le piante sono in grado di ridurre la presenza della CO2 nell’aria attraverso l’organicazione mediante il processo fotosintetico. In Indonesia e Malesia, paesi grandi produttori di olio di palma, si parla di “musim kabut”: la“stagione fumosa”. L’Indonesia deforestata a favore delle piantagioni “industria” dell’olio di palma risulta essere il terzo paese al mondo per emissioni di gas a effetto serra soltanto dietro Cina e Stati Uniti, nazioni piene di industrie e automobili. La domanda di olio di palma da parte delle multinazionali è in crescente aumento e, come conseguenza, si sta procedendo a una veloce quanto inopinata deforestazione della parte orientale del pianeta. Nel corso degli incendi intenzionali che colpiscono ogni anno le foreste tropicali viene emessa una quantità totale di anidride carbonica paragonabile a quella delle emissioni dell’intera Europa.

Altro fattore importante di emissioni di CO2 sono gli allevamenti intensivi di carne bovina. Basti pensare che la carne di manzo richiede 28 volte più terreno e 11 volte più acqua di qualsiasi altro prodotto di origine animale producendo il pericoloso “effetto serra”. Gli allevamenti di bestiame generano più gas serra dell’insieme di tutti i trasporti, e ha indotto una pericolosa deforestazione (70%): terreni agricoli che si sacrificano per ospitare gli allevamenti di bestiame, e il clima cambia, pericolosamente cambia, tutto per una bistecca in più. Lo studio “Land, irrigation water, greenhouse gas, and reactive nitrogen burdens of meat, eggs, and dairy production in the United States” condotto da Gidon Eshel et Al., ha calcolato quali fossero le risorse necessarie per la produzione di carne di manzo, maiale, pollame, uova e latticini, concludendo che la carne di manzo è di gran lunga la più pericolosa per l’ambiente. Lo studio ha analizzato come la produzione di carne di manzo richieda 28 volte più terreno e 11 volte più acqua per l’irrigazione di qualsiasi altro prodotto di origine animale. Il tutto si traduce in emissioni di gas serra superiori di cinque volte. Lo studio conferma i risultati del 2011 dell’Environmental Working Group (EWG), l’organizzazione governativa americana che studia l’inquinamento fuori e dentro il nostro corpo, che nella guida “Meat Eater” aveva confrontato l’impatto climatico degli alimenti più presenti nelle tavole degli americani. Le conclusioni di entrambi gli studi sono che, solo in base ai consumi di una tipica dieta americana, la carne bovina è responsabile di circa il 60 per cento delle emissioni di gas serra.  EWG sottolinea che se ogni americano semplicemente commutasse carne bovina e suoi derivati in pollo o pesce si potrebbe ridurre le emissioni di gas serra di 137 milioni di tonnellate di carbonio in un anno.

Difronte a questi numeri e a queste stagioni che “non ci sono più” cerchiamo almeno noi Italiani di recuperare la Dieta Mediterranea, basata principalmente su una varietà di alimenti vegetali, piuttosto che animali come pane, cereali, pasta, riso, introdotti a rotazione singolarmente, assieme ai legumi e “all’occasione e all’occorrenza” a pesce e pollame sempre con un’abbondante varietà di frutta e verdura, locale, fresca e stagionale, più volte al giorno, assieme al prezioso olio extra vergine di oliva. Evviva la Dieta Mediterranea non solo per la nostra salute, ma per la salute del pianeta.

 

Dott.Mauro Mario Mariani Medico Chirurgo, Specialista in Angiologia – Ideatore del Metodo 3emme

>  http://www.pnas.org/content/early/2014/07/17/1402183111

> The Lancet Oncology – Carcinogenicity of consumption of red and processed meat Véronique Bouvard, Dana Loomis, Kathryn Z Guyton, Yann Grosse, Fatiha El Ghissassi,Lamia Benbrahim-Tallaa, Neela Guha, Heidi Mattock, Kurt Straif – Tthe International Agency for Research on Cancer Monograph Working Group – Published Online: 26 October 2015

> Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America PNAS,vol. 111 no. 33 > Gidon Eshel, 11996–12001, doi: 10.1073/pnas.1402183111 Land, irrigation water, greenhouse gas, and reactive nitrogen burdens of meat, eggs, and dairy production in the United States Gidon Eshela,1,2, Alon Sheponb,1, Tamar Makovc, and Ron Milob,255

http://environmentvictoria.org.au/sites/default/files/ewg_meat_eaters_guide_to_health_and_climate_2011.pdf

> Il Tao dell’alimentazione – Mauro Mario Mariani – Capponi Editore – 2015 -ISBN  9788897066859