Con la Piramide Alimentare la tua Dieta decolla!

La piramide alimentare rappresenta una sorta di modello che aiuta a definire il regime alimentare da seguire durante le diete. Questo strumento è importante perché consente di ordinare gli alimenti sulla base di precise priorità. Un metodo efficace per avere una rappresentazione immediata e facilmente comprensibile di un regime alimentare.

Anche Metodo 3Emme segue una precisa piramide alimentare, utilizzata per illustrare la frequenza di assunzione dei cibi durante le settimane del programma.

La piramide alimentare del Metodo 3EMME si basa sul movimento: elemento essenziale per il nostro benessere psico-fisico!

Tra i cibi da consumare giornalmente troviamo i 5 alimenti fondamentali della dieta mediterranea: in primis frutta e verdura di stagione poi cereali integrali, legumi e olio extravergine d’oliva.

Poi vi sono i cibi da utilizzare a rotazione durante la settimana e sono: pesce, carne bianca, formaggio fresco, patate, uova e cioccolato fondente.

La piramide alimentare del Metodo 3EMME si basa sul movimento: elemento essenziale per il nostro benessere psico-fisico!

E gli alimenti da consumare all’occasione e all’occorrenza come formaggi stagionati e prosciutto crudo. Al vertice della piramide troviamo i dolci (fatti in casa e con prodotti genuini) da utilizzare nei giorni di festa!

Seguire una precisa tabella di assunzione degli alimenti offre il vantaggio di comprendere i meccanismi nutritivi che stanno alla base della dieta e di affrontarla con maggiore facilità. Perché è bene ricordare che, per poter essere efficace e garantire risultati duraturi, un regime alimentare deve sempre essere vissuto con consapevolezza.

Per questo Metodo 3Emme non è una semplice dieta, ma un programma per il raggiungimento di uno stile di vita sano ed equilibrato.

Curcuma. Odore, sapore e colore a tutta salute

La curcuma è una pianta erbacea dal colore giallo-ocra originaria dell’India. La pianta da cui si ricava è quella della Curcuma longa che vive in ambienti temperati e caldi, tra i 20 ed i 30 gradi.

Il sapore è molto volatile mentre, al contrario, il colore si mantiene inalterato nel tempo. Per questo motivo è una sostanza che viene largamente impiegata nel ramo alimentare come colorante.

Gli indiani ne conoscono i benefici da più di 5mila anni. Sin dall’antichità la curcuma è conosciuta non solo come spezia ma, nella medicina tradizionale indiana e in quella cinese, come antitumorale, disintossicante dell’organismo, in particolare del fegato, e come efficace antinfiammatorio.

Una delle proprietà più sorprendenti della curcuma è l’effetto antitumorale. Recenti studi hanno dimostrato come la curcumina potrebbe essere utile a contrastare l’insorgere di almeno otto tumori: a colon, bocca, polmoni, fegato, pelle, reni, mammella e leucemia.

Inoltre la curcuma ha delle eccezionali qualità antiossidanti, e di conseguenza, è in grado di rallentare l’invecchiamento cellulare. Ottima come disintossicante del fegato ha proprietà coleretiche-colagoghe, che favoriscono la produzione della bile e il suo naturale deflusso nell’intestino.

Il consumo di curcuma migliora il funzionamento di stomaco e intestino e per di più aiuta a combattere l’eccesso di  colesterolo, poiché facilita lo smaltimento dei grassi in eccesso.

Questa erba risulta essere un vero toccasana per tutte quelle persone che hanno problemi di digestione ma anche di meteorismo e flatulenza.

Molto valida anche l’azione cicatrizzante della curcumina. L’effetto della curcumina è ancora più evidente quando associato ad un isotiocianato presente in verdure come le crucifere, broccoli e cavoli. Inoltre è conveniente assumerla insieme al pepe nero o al tè verde per facilitarne l’assorbimento.

La dose giornaliera consigliata ammonta a due cucchiaini da caffè da aggiungere ai vostri piatti.

Testo: Valeria Depero, Naturopata

 

L’Epifania tutte le abbuffate ha portato via: come tornare subito in forma!

Sono trascorse le feste e ci troviamo con qualche chilo in più? Niente panico, poche e semplici regole per ridurre peso e gonfiore e rientrare negli amati jeans.
  1. Bere acqua (almeno un litro e mezzo al giorno) e tisane (finocchio, zenzero, melissa, bardana…) che favoriscono il drenaggio riducendo la ritenzione idrica
  2. Aumentare il consumo di legumi che sono ottimi alleati nell’abbassare i livelli di grassi nel sangue e molto altro… (1)
  3. Iniziare il pasto con verdure crud, così ridurremo il senso di fame per l’apporto maggiore di fibre e non solo…scorta di antiossidanti, migliore digestione e riduzione della risposta glicemica (2)
  4. Non digiunare!! In questo modo provocheresti un rallentamento dei processi metabolici
  5. Consumare tra un pasto e l’altro piccoli spuntini a base di frutta e verdura (3). La dieta di Pollicino risulta essere la più efficace in assoluto! (4)
  6. Ridurre l’assunzione di dolci: al posto dei panettoni o pandori rimasti preferite un quadrato di un buon cioccolato fondente (5)
  7. Evitare bevande zuccherine e alcoliche
  8. E dulcis in fundo…attività fisica: Almeno 30 minuti di camminata all’aria aperta al giorno ci garantiranno benessere e perché no anche un umore migliore! (6)

GIORNATA TIPO

Colazione:

  • tisana al finocchio con zenzero e limone
  • frutta di stagione
  • frutta secca (non esagerate! Bastano 3 mandorle o 3 noci)
  • una fetta di pane tostato con un velo di marmellata senza zuccheri aggiunti o con un velo di buon miele
Spuntini (è preferibile fare due spuntini a distanza di due ore l’uno dall’altro durante la mattinata): un piccolo frutto

 

Pranzo:

  • verdura cruda
  • un piatto di riso integrale o semi-integrale con i legumi
  • verdura cotta
Spuntini (anche in questo caso resta la regola di mangiare ogni due ore!): un piccolo frutto

 

Cena:

  • verdura cruda
  • pesce magro
  • pane (senza esagerare!)
  • verdura cotta

 

(1) http://blog.metodo3emme.it/ceci-fagioli-e-lenticchie-i-legumi-amici-del-benessere/
(2) Alpana P. Shukla, Radu G. Iliescu, Catherine E. Thomas, and Louis J. Aronne “Food Order Has a significant Impact on Postprandial Glucose and Insulin Levels”; Diabetes Care 2015;38:e98–e99 |DOI: 10.2337/dc15-0429
(3) Fruit and vegetable consumption and all-cause,cancer and CVD mortality: analysis of Health Survey for England data – Oyebode O, et al. J Epidemiol Community Health 2014;0:1–7. doi:10.1136/jech-2013-203500 7
(4) http://blog.metodo3emme.it/3emme-la-dieta-di-pollicino
(5) Il Tao dell’alimentazione di Mauro Mario Mariani, pag.311, Capponi Editore, dicembre 2015
(6) Il Tao dell’alimentazione di Mauro Mario Mariani, pag.202, Capponi Editore, dicembre 2015

 

3eMMMer Dott.ssa Valentina Carbini, Biologo Nutrizionista

Cibo e mente, allearsi conviene

Alimentarsi, al di là delle sue manifestazioni “esteriori” è sempre un fatto privato, si

potrebbe dire, senza timore di sbagliare, un “atto intimo”. È intuitivo perciò che la relazione tra cibo e mente è molto stretta. Quello che decidiamo di mangiare è il frutto non solo di scelte che a volte ci vengono imposte dalla società, ma una conseguenza dei nostri schemi mentali, dei valori che diamo al cibo stesso in termini strettamente emotivi. Una sorta di “altalena” tra quelli che sono i nostri bisogni e quelli che sono i nostri desideri. Proprio questa è la ragione per cui diamo al cibo un ruolo quasi primario, per cercare di tamponare gli effetti dei disagi dovuti alla nostra esistenza. Sul cibo riversiamo i nostri conflitti interiori, le nostre ansie e le nostre paure, le nostre insicurezze, le difficoltà relazionali e sociali e spesso la nostra solitudine interiore. Tutto questo per quel “bisogno” che ci caratterizza fin dalla nascita, cioè donare e ricevere amore. Il cibo continua a rappresentare per tutta la vita “la culla materna o familiare” che ci ha, o ci dovrebbe, aver accolto, scaldato, nutrito e cresciuto fino a che raggiungessimo “l’equilibrio psicofisico necessario” per iniziare a camminare con le nostre gambe ed avviarci all’esplorazione del mondo e dei rapporti extrafamiliari. E probabilmente nelle primissime fasi della vita eravamo dominati dalla sfera emotiva, più che da quella razionale, che non si era ancora sviluppata, quindi, quando le emozioni ci sovrastano, è lì che “torniamo”. La consolazione allora era l’abbraccio materno o di un familare e l’offerta di cibo. In tutte le culture le mamme o le nonne si preoccupano primariamente di procurare e preparare il cibo; conosciamo tutti la potenza evocativa di un profumo di cibo che all’improvviso ci giunge , magari da una finestra aperta mentre passeggiamo per strada. Immediatamente vengono evocate immagini emozioni e sensazioni che richiamano casa propria. Il fenomeno è ben noto agli emigranti di tutti i tempi, che hanno mantenuto vivo il ricordo di casa procurandosi, anche con difficoltà, i prodotti tipici della terra natìa, per celebrare almeno i giorni di Festa. Un meccanismo così potente, complesso e antico nel nostro intimo, in alcune persone diventa preponderante rispetto alla gamma di altre offerte che potrebbero compensare i nostri stati emotivi. Sarà ben difficile infatti che in famiglia venissero proposte, a compensazione di un malumore infantile, una passeggiata all’aperto, la visione di un’opera d’arte o di film di qualità, l’ incontro con gli amici più cari, lo svolgimento di un’attività creativa, una serata di ballo in allegria o un’ora di attività fisica rilassante; probabilmente per un bambino un bella fetta del dolce fatto dalla nonna, servito insieme a un sorriso, poteva costituire la soluzione più semplice e immediata. In età adulta, quando possiamo usare le nostre gambe e la nostra razionalità per gestire uno stile di vita responsabile e salutare, le alternative al cibo come fonte di consolazione, o scelte di alimenti più sani per momenti di consolazione, possono essere tante, ma devono passare inizialmente attraverso una scelta razionale, per poi diventare abitudine. è interessante notare che a volte, non uscire dai percorsi abitudinari, è perversamente difficile fino al momento in cui non si inizi volontariamente a cambiare qualcosa, poi tutto diventa più facile. In proposito, molti studi internazionali confermano che iniziare a mangiare più volte al giorno, e costantemente, frutta e verdura, sostiene i delicatissimi processi chimici del nostro corpo, indirizzandoli verso la produzione e il mantenimento delle scorte di serotonina, noto mediatore chimico coinvolto nel mantenimento del buon umore. Cioè, iniziando a consumare cibo contenente sostanze antiossidanti, inneschiamo un meccanismo virtuoso che sosterrà i nostri nuovi corretti comportamenti e renderà più vicini e reali i nostri obiettivi.

Chi ben inizia è a metà dell’opera!

Dott.Mauro Mario Mariani, Medico Chirurgo, Specialista in Angiologia – Ideatore Metodo 3EMME

VOGLIA DI CIOCCOLATO. Il cioccolato fondente può essere un prezioso aiuto per la nostra salute, specie di sera.

La bevanda degli dei per i Maya, moneta di scambio per gli Aztechi, fonte di ispirazione per illustri poeti e per i comuni mortali: il cioccolato! “La dolcezza del cuore/ viene da dolci bevande nere come la notte” scriveva Alda Merini e specialmente in questi mesi freddi, in cui la voglia di dolce sembra irresistibile, un quadratino di cioccolato fondente può esserci d’aiuto!
Ma quale cioccolato scegliere? Sono tutti uguali?
La prima cosa da fare è sempre leggere attentamente l’etichetta, controllando che vi sia una buona percentuale di burro di cacao e che non sia mescolato al latte vaccino che fa perdere al cacao tuttii suoi valori antiossidanti. (1)
– Il cacao fa bene al cuore poiché migliora la funzione vascolare (2). E’ in grado di far aumentare i livelli di colesterolo buono (HDL)
– E’ ricco in antiossidanti. Contrasta quindi l’azione dei radicali liberi.
– Influenza positivamente il tono dell’umore con azione antistress attraverso sostanze come la serotonina ed agisce come afrodisiaco naturale.
– E’ ricco in vitamine E, PP; contiene magnesio e zinco, minerali che normalmente non abbondano nella nostra alimentazione.
Attenzione: controllate attentamente che nel vostro cioccolato non vi siano grassi vegetali come olio di palma e di cocco, in questo caso tutti gli effetti benefici risultano annullati rischiando inoltre di fare il pieno di grassi saturi.
Le ore di luce sono diminuite, le temperature via via sono più basse e a fine giornata, dopo cena, sembra sempre che manchi qualcosa. Spegnete la tv, via i telefonini: prendete una tazza di acqua calda con un cucchiaino di cacao amaro e mettete su un disco con la musica che più vi ispira in quel momento. La musica coinvolge il cervello nella sua totalità, è un linguaggio pre-verbale in grado di stimolare quella parte di noi che nella quotidianità siamo spesso costretti a mettere tra parentesi. Unire la bevanda degli dei con l’arte degli dei potrà avere soltanto effetti “divini” scientificamente provati!!!
(1) Il Tao dell’alimentazione di Mauro Mario Mariani, pag.311, Capponi Editore, dicembre 2015.
(2) D.Esser, M.Mars, E. Oosternink, A. Stalmach, M. Muller, L. A. Afman. Faseb journal, november 2013. “Dark chocolate consumption improves leucocyte adhesion factors and vascular function in overweight men”
3emmer Dott.ssa Valentina Carbini, Biologo Nutrizionista

Scende il peso aumenta il Benessere. La Rivoluzione del METODO 3EMME in sei settimane

Molte persone che hanno fatto il METODO 3EMME hanno un risultato importante sulla bilancia già dopo sei settimane. La perdita di PESO però è solo un piacevole effetto collaterale. Ciò che distingue il METODO 3EMME da una comune dieta alimentare è l’effetto che riesce a dare la combinazione cibo/integrazione sulla nostra salute. La DEPURAZIONE e’ necessaria per poter ripulire il nostro organismo e per poter meglio assimilare i nutrienti. Andando più’ a fondo ci liberiamo delle TOSSINE presenti nello SPAZIO INTRACELLULARE, consentendo così alle cellule di COMUNICARE meglio tra loro. Questo fenomeno produce una migliore funzionalità’ degli organi e conseguentemente una sensazione di benessere riacquisito. Le SEI SETTIMANE del METODO, RESET RESTART REMIX sono necessarie proprio per questo. Nel METODO 3EMME non esiste alcun integratore che agisca sulla perdita del peso. Ogni singolo prodotto lavora in sinergia con gli altri per migliorare il drenaggio, a supportare la massa magra, a garantire una efficace azione antiossidante e alcalinizzante e, non ultimo, a migliorare la funzionalità’ dell’intestino. È una vera e propria strategia di ripristino. Il METODO insegna uno STILE DI VITA, il resto lo mettiamo noi come valore aggiunto….consapevoli che quando mangiamo stiamo facendo qualcosa d’importante per la nostra SALUTE.

Dott. Piero Lombardi, Farmacista, Titolare Centro 3EMME Farmacia delle Alpi Apuane – Codena – Bedizzano (MS

Buon Anniversario Dieta Mediterranea!

Oggi 17 novembre ricorre il 6° anniversario della proclamazione da parte dell’UNESCO, della Dieta Mediterranea come Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Un ulteriore studio ne conferma la validità ma gli italiani la praticano meno di altri.

 

L’UNESCO, emanazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, dal 1946 è l’Organizzazione che stabilisce il titolo di Patrimonio dell’Umanità a beni materiali e immateriali e il 17 Novembre 2010 ha designato la Dieta Mediterranea Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. L’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, per garantire una vita sana, raccomanda da sempre di mangiare frutta e verdura, ridurre grassi, zucchero e sale. L’OMS fornisce una serie di pubblicazioni per promuovere e sostenere stili di vita sani nei quali ribadisce proprio l’importanza della Dieta Mediterranea basata principalmente su una varietà di alimenti vegetali, piuttosto che animali come pane, cereali, pasta, riso o patate, introdotti a rotazione singolarmente, assieme a legumi quali fagioli, lenticchie e ceci e “all’occasione e all’occorrenza” consiglia di mangiare pesce e pollame e sempre un’abbondante varietà di frutta e verdura, locale, fresca e stagionale, più volte al giorno, controllando e riducendo l’assunzione di grassi (non più del 30% dell’energia giornaliera) prediligendo ai grassi saturi l’olio extra vergine di oliva. La Dieta Mediterranea affonda le sue origini nella storia delle nostre tradizioni. Queste abitudini sono rimaste mantenute per secoli grazie alla grande disponibilità dei prodotti della terra del nostro territorio. La Dieta Mediterranea nasce proprio dalla tradizione alimentare dei contadini meridionali, e deve al nutrizionista americano Ancel Keys la sua notorietà. Keys partendo dall’osservazione delle abitudini alimentari delle popolazioni rurali del meridione, vide come la bassa incidenza di malattie cardiovascolari fosse dovuta al tipo di alimentazione che queste popolazioni adottavano per tradizione secolare. Dal 1950 al 1970 con il gruppo di ricerca della Minnesota University è stato autore del “Seven Countries Study” studio sulle abitudini alimentari di 12.763 uomini sani di mezza età viventi in sette Paesi: Italia, Grecia, Jugoslavia, Olanda, Finlandia, Giappone e USA, riscontrò, per la prima volta in assoluto, l’evidente relazione fra stile alimentare, esercizio fisico e insorgenza di malattie cardiovascolari. Grazie ad analisi specifiche lo studio ha documentato la diretta relazione tra consumo di grassi saturi ed incidenza e mortalità coronaria, fin dai primi anni di follow-up.  Da questa indagine epidemiologica, ancora oggi celebrata dai nutrizionisti di tutto il mondo è risultato che Italiani e Greci risultarono più sani di Americani e Finlandesi, i quali, osservò Keys, “sono abituati a mangiare troppi grassi saturi come burro e formaggio”. Gli esiti scientifici di questo lavoro decretarono, per la prima volta al mondo, come la Dieta Mediterranea, a base di frutta, verdura, pane, pasta, pollo, pesce, olio d’oliva e un po’ di vino fornisca apporti minimi di grassi saturi e risultava essere fortemente protettiva nei confronti dell’insorgenza di patologie cardiovascolari.

Ancora oggi la dieta mediterranea riceve apprezzamenti e conferme.

Un recente studio dell’università di Auckland condotto dal Dottor Ralph Stewart, primo firmatario, pubblicato sull’European Heart Journal, utilizzando il MDS, “Mediterranean diet score”,  ha visto che chi mangiava più cibi della dieta mediterranea otteneva un punteggio uguale o maggiore di 15 era soggetto a eventi cardiovascolari nel 7,3 per cento dei casi; coloro che avevano un punteggio di 13-14 vedevano aumentare il rischio al 10,5 per cento. Infine chi registrava 12 punti, o anche meno, aveva una percentuale aumentata del 10,8 per cento. Lo studio ha analizzato oltre 15.000 pazienti di 39 paesi, con precedenti eventi cardiovascolari, come attacchi di cuore e ictus, pazienti ad alto rischio di altri eventi cardiovascolari, scoprendo che tanto più si mangia mediterraneo, quindi dieta ricca di frutta, verdura, legumi, pesce, cereali integrali, tanto meno si è soggetti ad altri eventi cardiovascolari.

Il “Mediterranean Diet Score” è un punteggio che calcola in maniera semplice e rapida, ma altrettanto corretta e validata, l’aderenza dell’alimentazione alle caratteristiche della Dieta mediterranea. L’indice va da 0 a 24 punti. Più è alto il punteggio totale maggiore è l’aderenza alla Dieta mediterranea. Per ciascun alimento è dato un punteggio di 1, 2 o 3. Il punteggio 0 è dato se il numero di porzioni è più basso o più alto di quello raccomandato.

“Ogni punto in più del “Mediterranean Diet Score” nei pazienti esaminati, che già avevano avuto un evento cardiovascolare, era associato ad una riduzione del 7 per cento nel rischio di infarti, ictus o morte,. Lo studio ha dimostrato quanto sia importante enfatizzare il messaggio di mangiare sano e mediterraneo ovunque”. “Sono gli alimenti ad essere protettivi”, e non è un caso che in altre parti del mondo, più che in Italia, le popolazioni scelgano una dieta più mediterranea di quella seguita dagli italiani. Paradosso questo: quello che il modello mediterraneo è più praticato in paesi molto lontani dall’Italia, come Australia, India e Nuova Zelanda.

>Keys A, et Al. Epidemiologic studies related to coronary heart disease: characteristics of men aged 4059 in seven countries. Acta Med Scand 1967 (Suppl to vol. 460) 1392

>Eur Heart J. 2016 Jul 1;37(25):1993-2001. doi: 10.1093/eurheartj/ehw125. Epub 2016 Apr 24. Dietary patterns and the risk of major adverse cardiovascular events in a global study of high-risk patients with stable coronary heart disease. Stewart RA1, Wallentin L2, Benatar J3, Danchin N4, Hagström E2, Held C2, Husted S5, Lonn E6, Stebbins A7, Chiswell K7, Vedin O2, Watson D8, White HD3

 

Dott.Mauro Mario Mariani, Medico Chirurgo, Specialista in Angiologia – Ideatore del Metodo 3emme

 

SUPERSIZE ME il consumo di bibite zuccherate causa di malattia indipendentemente dal ruolo nell’obesità

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Dodici anni fa usciva nei cinema quello che doveva essere un “documentario cult” e che invece sarebbe diventato un film di successo con un incasso di 30 milioni di dollari a livello mondiale a fronte di un budget di produzione di soli 65 000 dollari: “Supersize me”. Il film racconta in 100 minuti quanto possa far male il cibo dei fast food. Il regista newyorkese Morgan Spurlock, all’epoca 33enne, si è sottoposto lui stesso ad un esperimento dalla durata di 30 giorni: mangiare tre volte al giorno da Mc Donald’s, di città in città, scegliendo nei menù il formato “supersize”. Tre medici, un nutrizionista, un cardiologo e un gastroenterologo hanno seguito il regime dietetico del regista e controllato gli effetti, che sono stati devastanti sulla salute. A forza di bibite gasate, hamburger con salse, patatine fritte e dolci, l’uomo e’ ingrassato di 10 kg in 30 giorni, il suo colesterolo e’ passato da 165 a 230, ha iniziato a soffrire di nausea, mal di testa, depressione e anche di calo della libido. Ciò che ha colpito i medici è stato soprattutto la velocità con cui Spurlock ha avuto problemi di salute.

A dodici anni di distanza si sono avute molte certezze dal punto di vista scientifico riguardo la causa effetto junk food-malattia. La più recente pubblicazione riguarda il la dimostrazione di come il consumo di bibite Zuccherate provochi invecchiamento cellulare. I ricercatori dell’UCSF, la prestigiosa Università di San Francisco che ha celebrato il suo 150° anniversario, hanno trovato telomeri- le unità di protezione di DNA che ricoprono le estremità dei cromosomi nelle cellule-  più corti nelle cellule immunitarie dei consumatori abituali di bibite zuccherate.  Sinora si è sempre puntato il dito sull’associazione bibite zuccherate/obesità, invece si è visto come il consumo di queste bevande potrebbe promuovere malattia indipendentemente dal loro ruolo nell’obesità. Lo studio ha rivelato che i telomeri sono più brevi nei globuli bianchi dei partecipanti al sondaggio che hanno riferito di bere ogni giorno una bibita zuccherata, i risultati sono stati pubblicati sull’American Journal of Public Health 

La lunghezza dei telomeri nei globuli bianchi del sangue – facilmente misurabili – in precedenza era sempre stata associata con la durata della vita umana, in questo studio è stata rapportata con lo sviluppo di malattie croniche dell’invecchiamento, quelle cardiache, diabete e alcuni tipi di cancro. “Il consumo regolare di bibite zuccherate può influenzare lo sviluppo della malattia attraverso un invecchiamento cellulare accelerato dei tessuti. Lo studio è stato condotto senza distinzione di età, razza, reddito e livello di istruzione. La buona notizia è che individuare  questa condizione è predittiva di rischio, in quanto l’accorciamento dei telomeri inizia molto prima dell’insorgenza della malattia” ha detto la Dott.ssa Elissa Epel , PhD alla UCSF e senior autore del studio. L’ipotesi è che l’accorciamento dei telomeri stata associata a danno ossidativo ai tessuti, infiammazione, e insulino-resistenza. Più bevi bibite zuccherate più si invecchia, per il consumo giornaliero di una bibita da 330 ml, i ricercatori UCSF hanno calcolato 4,6 anni di invecchiamento biologico accelerato. Questo effetto è paragonabile all’effetto del fumo. L’effetto di un regolare esercizio fisico va nella direzione opposta, anti-invecchiamento,

>Soda and Cell Aging: Associations Between Sugar-Sweetened Beverage Consumption and Leukocyte Telomere Length in Healthy Adults From the National Health and Nutrition Examination Surveys Cindy W. Leung, Barbara A. Laraia, Belinda L. Needham, David H. Rehkopf, Nancy E. Adler, Jue Lin, Elizabeth H. Blackburn, and Elissa S. Epel, –aphapublications.org/doi/abs/10.2105/AJPH.2014.302151

>FILM IN ITALIANO SUPERSIZE ME: https://www.youtube.com/watch?v=zxVvJ8V9t7k

Dott.Mauro Mario Mariani, medico chirurgo, specialista in angiologia, Ideatore del Metodo 3emme

PERICOLO CARNE. ALLARME PER LA SALUTE NOSTRA E DEL PIANETA

Il 26 ottobre 2015, un anno fa esatto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un documento ufficiale nel quale inserisce bacon, hamburger, salsicce, ovvero le carni trasformate, nella lista delle sostanze cancerogene di Classe 1 assieme alle altre centodiciassette sostanze che causano il cancro, quelle a pericolosità più alta, come sigarette, alcol, arsenico e amianto. La carne rossa fresca, di manzo, agnello e maiale, è stata invece classificata come “probabile” cancerogeno e inserita nel gruppo 2A. Lo studio ha stabilito che, se si consuma ogni giorno una porzione di 50 g di carne lavorata, il rischio di cancro del colon retto aumenta del 18%. Ma lo stesso legame è stato osservato con i tumori del pancreas e alla prostata. Le liste, compilate dall’International Agency for Research on Cancer (IARC), l’Agenzia di Ricerca sul Cancro per conto dell’OMS, raggruppano le sostanze sulla base del livello di cancerogenicità dimostrato da studi scientifici. L’ingresso nella lista viene valutato in base a risultati di studi di laboratorio e, se disponibili, anche di studi epidemiologici sull’uomo. Urge ridurre per quantità e frequenza il consumo di questo tipo di carni per ridurre i rischi correlati per la nostra salute.

A un anno di distanza un’altra notizia, questa volta riguardo la salute del pianeta, mette sotto accusa la carne bovina per le emissioni di CO2 prodotte dagli allevamenti intensivi. Quando si parla di “effetto serra” parliamo di “innalzamento delle temperature dovuto a emissioni nocive” e sta creando molti guai al nostro pianeta. Uno studio pubblicato su “Nature Climate Change”, condotto da 17 enti di ricerca di 7 paesi guidati dall’agenzia spaziale statunitense Nasa ha dimostrato che “l’effetto serra” sta cancellando le stagioni alle latitudini più settentrionali rendendo il Nord sempre più simile al Sud, sia nelle temperature che nell’agricoltura. In base ai dati diffusi dall’Omm (Wmo), l’organizzazione meteorologica mondiale, il 2015 è stato il primo anno nella storia dell’umanità in cui la presenza di anidride carbonica in atmosfera ha superato stabilmente la soglia di 400 parti per milione di CO2 record in atmosfera. Siamo entrati in una “nuova era del clima” dovuto a questo allarmante primato dal fronte del cambiamento climatico. Se le emissioni globali di CO2 fossero mantenute come in questi ultimi anni, le concentrazioni atmosferiche raggiungerebbero i 500 ppm per la fine di questo secolo, un valore che è quasi il doppio di quello pre-industriale (280 ppm). Il problema viene ulteriormente complicato dal fatto che molti gas serra possono rimanere nell’atmosfera anche per decine o centinaia di anni, così il loro effetto può protrarsi anche per lungo tempo. Oltre le fonti note di emissione, industria, traffico occorre ricordare il riscaldamento degli edifici e le numerose centrali energetiche. Inoltre la deforestazione per l’aumento dello sfruttamento agricolo e gli allevamenti intensivi animali contribuiscono ulteriormente per una buona fetta alle emissioni in atmosfera. La deforestazione contribuisce ad aumentare la concentrazione di anidride carbonica nell’aria, infatti le piante sono in grado di ridurre la presenza della CO2 nell’aria attraverso l’organicazione mediante il processo fotosintetico. In Indonesia e Malesia, paesi grandi produttori di olio di palma, si parla di “musim kabut”: la“stagione fumosa”. L’Indonesia deforestata a favore delle piantagioni “industria” dell’olio di palma risulta essere il terzo paese al mondo per emissioni di gas a effetto serra soltanto dietro Cina e Stati Uniti, nazioni piene di industrie e automobili. La domanda di olio di palma da parte delle multinazionali è in crescente aumento e, come conseguenza, si sta procedendo a una veloce quanto inopinata deforestazione della parte orientale del pianeta. Nel corso degli incendi intenzionali che colpiscono ogni anno le foreste tropicali viene emessa una quantità totale di anidride carbonica paragonabile a quella delle emissioni dell’intera Europa.

Altro fattore importante di emissioni di CO2 sono gli allevamenti intensivi di carne bovina. Basti pensare che la carne di manzo richiede 28 volte più terreno e 11 volte più acqua di qualsiasi altro prodotto di origine animale producendo il pericoloso “effetto serra”. Gli allevamenti di bestiame generano più gas serra dell’insieme di tutti i trasporti, e ha indotto una pericolosa deforestazione (70%): terreni agricoli che si sacrificano per ospitare gli allevamenti di bestiame, e il clima cambia, pericolosamente cambia, tutto per una bistecca in più. Lo studio “Land, irrigation water, greenhouse gas, and reactive nitrogen burdens of meat, eggs, and dairy production in the United States” condotto da Gidon Eshel et Al., ha calcolato quali fossero le risorse necessarie per la produzione di carne di manzo, maiale, pollame, uova e latticini, concludendo che la carne di manzo è di gran lunga la più pericolosa per l’ambiente. Lo studio ha analizzato come la produzione di carne di manzo richieda 28 volte più terreno e 11 volte più acqua per l’irrigazione di qualsiasi altro prodotto di origine animale. Il tutto si traduce in emissioni di gas serra superiori di cinque volte. Lo studio conferma i risultati del 2011 dell’Environmental Working Group (EWG), l’organizzazione governativa americana che studia l’inquinamento fuori e dentro il nostro corpo, che nella guida “Meat Eater” aveva confrontato l’impatto climatico degli alimenti più presenti nelle tavole degli americani. Le conclusioni di entrambi gli studi sono che, solo in base ai consumi di una tipica dieta americana, la carne bovina è responsabile di circa il 60 per cento delle emissioni di gas serra.  EWG sottolinea che se ogni americano semplicemente commutasse carne bovina e suoi derivati in pollo o pesce si potrebbe ridurre le emissioni di gas serra di 137 milioni di tonnellate di carbonio in un anno.

Difronte a questi numeri e a queste stagioni che “non ci sono più” cerchiamo almeno noi Italiani di recuperare la Dieta Mediterranea, basata principalmente su una varietà di alimenti vegetali, piuttosto che animali come pane, cereali, pasta, riso, introdotti a rotazione singolarmente, assieme ai legumi e “all’occasione e all’occorrenza” a pesce e pollame sempre con un’abbondante varietà di frutta e verdura, locale, fresca e stagionale, più volte al giorno, assieme al prezioso olio extra vergine di oliva. Evviva la Dieta Mediterranea non solo per la nostra salute, ma per la salute del pianeta.

 

Dott.Mauro Mario Mariani Medico Chirurgo, Specialista in Angiologia – Ideatore del Metodo 3emme

>  http://www.pnas.org/content/early/2014/07/17/1402183111

> The Lancet Oncology – Carcinogenicity of consumption of red and processed meat Véronique Bouvard, Dana Loomis, Kathryn Z Guyton, Yann Grosse, Fatiha El Ghissassi,Lamia Benbrahim-Tallaa, Neela Guha, Heidi Mattock, Kurt Straif – Tthe International Agency for Research on Cancer Monograph Working Group – Published Online: 26 October 2015

> Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America PNAS,vol. 111 no. 33 > Gidon Eshel, 11996–12001, doi: 10.1073/pnas.1402183111 Land, irrigation water, greenhouse gas, and reactive nitrogen burdens of meat, eggs, and dairy production in the United States Gidon Eshela,1,2, Alon Sheponb,1, Tamar Makovc, and Ron Milob,255

http://environmentvictoria.org.au/sites/default/files/ewg_meat_eaters_guide_to_health_and_climate_2011.pdf

> Il Tao dell’alimentazione – Mauro Mario Mariani – Capponi Editore – 2015 -ISBN  9788897066859

Nutrizione vibrazionale: il cibo ricco di vita.

Il cibo cura, riequilibra, sostiene, rafforza e depura, se scelto e combinato nel modo giusto.

La scienza della nutrizione è in continua evoluzione e l’acquisizione di nuovi studi fa sì che le raccomandazioni per una dieta corretta vengano periodicamente aggiornate in funzione delle nuove conoscenze.

L’ingegnere francese Andrè Simoneton era un esperto in elettromagnetismo e collaborò allo studio delle vibrazioni degli alimenti utilizzando i lavori di altri importanti ricercatori. Per ben 20 anni face ricerche sull’effetto che gli alimenti possono avere sul corpo umano. Poiché tutto ciò che vive, compreso il nostro organismo, emette radiazioni, egli si chiese quali radiazioni lo indeboliscono e quali lo fortificano. Capì che ogni alimento, come ogni essere vivente, oltre ad avere un potere calorico (chimico-energetico) e un valore nutrizionale, ha anche un potere elettromagnetico (vibrazionale). Per portare avanti le sue ricerche usò un contatore Geiger, una camera ionizzante di Wilson e il Biometro di Bovis, con tali strumenti fu in grado di stabilire che ogni essere umano emette delle radiazioni attorno ai 6200/7000 Angstrom (questa lunghezza d’onda corrisponde al colore rosso dello spettro solare). Constatò anche che al di sotto dei 6500 Angstrom l’organismo non può più mantenersi in buona salute e compare la malattia. Misurò la quantità di onde elettromagnetiche degli alimenti, classificandoli in base a queste. L’energia e la vitalità di un essere vivente, si esprime in termini di bioelettricità e magnetismo. La cellula ha un’energia vibrazionale e utilizza energia per svolgere le sue funzioni. Per mantenere e per innalzare l’energia vibrazionale, bisogna assumere le categorie degli alimenti che sono in risonanza con l’uomo, per ottenere salute e longevità

 

Gli alimenti, da un punto di vista di alimentazione vibrazionale, sono suddivisi in:

Alimenti superiori (con vibrazioni dai 6500 A. in su)

–       frutta fresca ben matura e relativi succhi

–      ortaggi e legumi freschi o cotti con temperatura non superiore ai 70°

–       grano, farinacei, cereali integrali e dolci fatti in casa

–       tutta la frutta oleaginosa ed i loro oli essenziali, olive, mandorle, pinoli, noci, semi di girasole

–       nocciole, noci di cocco e la soia

–       olio di extravergine di oliva

–       burro freschissimo di giornata, formaggi freschi non fermentati, crema del latte e uova di giornata

Alimenti di appoggio (con vibrazioni tra 6500 – 3000 A.)

–       latte fresco appena munto burro normale

–       uova non di giornata

–       miele, zucchero di canna

–       vino

–       verdure cotte conservativamente

Alimenti inferiori (con vibrazioni dai 3000 A. in giù)

–       carne, salumi, uova dopo il 15° giorno, latte bollito, thè, caffè, marmellate, pane bianco, formaggi fermentati.

Alimenti morti ( senza alcuna vibrazione )

–       conserve alimentari, margarine, tutte le pasticcerie e i dolci industriali, liquori e alcolici, zucchero raffinato

Anche la freschezza degli alimenti è un fattore di primaria importanza. Alcuni procedimenti, che normalmente vengono usati in cucina, alterano o distruggono alcune qualità dei nostri cibi, un esempio ce lo forniscono le pentole a pressione e la cottura in acqua bollente. I cibi cucinati a vapore conservano invece parte delle loro proprietà . Gli alimenti conservati mediante la pastorizzazione non contengono quasi più nulla delle loro qualità vibrazionali (irradianti); mentre quando sono trattati con processi disidratanti (per esempio la liofilizzazione) le conservano in gran parte. TUTTI gli alimenti ritenuti i più sani, sono quelli la cui vibrazione è la più alta, ossia quelli che irradiano di più e che tendono a mantenere o ad elevare la vibrazione umana. Il cibo è ricco di vita non solo per il suoi valori nutrizionali, quindi l’apporto di macro e micronutrienti indispensabili alle attività del nostro corpo è anche un importante portatore effettivo di vita. Fondamentale è la cura e l’attenzione con cui cuciniamo e mangiamo quel cibo perché anche noi irradiamo energia ed informazione e siamo in grado di comunicare e di interagire con la materia che ci circonda. Un film molto bello che descrive come il cucinare sia una vera e propria alchimia e si intitola “Come l’acqua per il cioccolato” di Alfonso Arau.

– Radiations des aliments, ondes humaines et santé – André Simoneton – Le courrier du livre – ISBN : 978-2-7029-0058-1

– La vita segreta delle piante di Peter 2014 di Peter Tompkins, Christopher Bird

– Il Tao dell’Alimentazione – Mauro Mario Mariani – Capponi Editore – ISBN 978 88 97066 859

– L’uomo oltre il semplice apparire, la bioenergetica del vivente – Giampaolo Ciao – Tecniche Nuove EAN: 9788848125970

3emmer Dott.ssa Germana Scalesse, Biologo Nutrizionista