Insalata di radicchio e arance con vinaigrette alla senape – Ricetta 3EMME

L’accostamento arancia e radicchio risulta molto azzeccato e i sapori per condirla lo rendono molto particolare, specie per gli amanti dell’agrodolce. Si parla di un insalata sfiziosa e colorata ma allo stesso tempo particolarmente salutare. 

Ingredienti:

500 g radicchio

  • 6­8 noci leggermente tostate
  • 1 cucchiaio di senape
  • 4 arance
  • un cucchiaino di fruttosio
  • un cucchiaio di aceto di mele
  • due cucchiai di olio EVO
  • un cucchiaino piccolo di sale

Come preparare insalata di radicchio e arance:

  • In un barattolo di vetro con tappo mettere una grattata di scorza di arancia (un quarto di una buccia),  la senape, il fruttosio, l’aceto di mele, l’olio EVO, il sale e il succo di mezza arancia.
  • Chiudere bene ed agitare fino ad ottenere una emulsione cremosa.
  • Mettere il radicchio tagliato finemente in una ciotola, aggiungere sopra la vinaigrette e mescolare.
  • Lasciare riposare il tutto 10 minuti. Pelare le restanti arance al vivo e tagliare a fette.
  • Disporre le fette nei piatti a semicerchio. All’interno del semicerchio disporre il radicchio condito.
  • Guarnire con pezzetti di noce e aggiungere un filo di vinaigrette anche sulle fette di arancia e portare a tavola.

Mangiare la frutta poca spesso e volentieri

La Dieta Mediterranea, basata sul consumo continuo e quotidiano di frutta e verdura, non può essere affidata al caso, deve avere delle regole ferree per far sì che tutti i nutrienti possano arrivare a destinazione e garantirci benessere.

Fondamentale risulta essere la Cronologia: dare una Logica e un Orario a tutto quello che mangiamo. La scelta va orientata su almeno due spuntini di frutta tra colazione e pranzo, e due tra pranzo e cena. Precedere ogni pasto con un’insalata condita con olio extravergine di oliva alla quale aggiungere anche noci o mandorle e a seguire aggiungere un piatto di verdure cotte al piatto principale, in tale maniera riusciamo a bilanciare l’azione pro-infiammatoria dei fenomeni indotti dallo Stress Ossidativo durante l’elaborazione dei cibi apportando antiossidanti che non vengono inibiti dai processi acidosici indotti dalla digestione!

Il piatto principale a tavola deve essere basato su una scelta prevalente, un monopiatto. Tra i carboidrati complessi vanno prediletti i cereali integrali, ruotandoli nella settimana, e tra le proteine i legumi, riguardo pesce e carni bianche vanno assunti in moderata quantità.

Mangiare la frutta poca spesso e volentieri, locale fresca e stagionale consente di modulare la glicemia. La regola è di fare piccoli spuntini con la frutta, uno ogni circa due ore minuti, tra colazione e pranzo e tra pranzo e cena, così facendo riusciamo a modulare gli zuccheri nel sangue e non arrivare mai affamati a tavola. L’obiettivo poi è quello di non saziarsi completamente ai pasti principali, sapendo poi di andare a fare spuntini successivamente con la frutta.

Iniziare il pasto con una buona dose di verdura, oltre ad aiutare a saziarsi con poche calorie, può contribuire a controllare la glicemia nel diabete di tipo 2, é quanto emerso da una recente Pubblicazione Scientifica su Diabet Med. “Eating vegetables before carbohydrates improves postprandial glucose excursions”. Un’altra importante ricerca, pubblicata sul British Medical Journal “Fruit consumption and risk of type 2 diabetes: results from three prospective longitudinal cohort studies”, condotta per 24 anni dai ricercatori dell’Harvard School of Public Health, a Boston negli Stati Uniti, ha analizzato i dati relativi a più di 180 mila individui, coinvolti in tre studi a lungo termine in cui sono state raccolte informazioni anche sulle abitudini alimentari e sul numero di diagnosi di diabete. I risultati ottenuti hanno evidenziato come mangiare almeno 2 porzioni alla settimana di mirtilli, uva e mele riduce del 23% il rischio di diabete rispetto a quello corso da chi ne mangia meno di una porzione al mese.

EFFETTO FARRO!

È una Miniera di Salute il cereale principe della Dieta Mediterranea, amato dai Romani, con i Fagioli risulta essere il pasto proteico più ricco e completo! Il farro è una pianta erbacea della famiglia delle graminacee. Piccolo, Grande e Medio, sono tre i tipi di Farro diffusi.

Il Triticum dicoccum, farro dicocco, il Triticum spelta , farro grande, e il Triticum monococcum, farro piccolo. Nel nostro paese la specie “dicocco” (media) è la più coltivata, soprattutto nelle zone dell’Appennino centro meridionale. Farro deriva dal latino far (da cui la parola “farina”) ed è il nome con il quale sono chiamati i frumenti vestiti. Originario dell’oriente, arrivò in Italia grazie ai Greci intorno al V secolo a.C. Il farro è il cereale da cui è nato il frumento. Per secoli è stato l’alimento base degli antichi romani e ha avuto una Simbologia importante nel matrimonio: le spose romane portavano in dono al loro sposo un dolce o del pane di farro da consumare insieme: da questo gesto trae origine la parola “confarreatio” ovvero unione. Tra i cereali, che come sappiamo hanno posizione di privilegio all’interno della dieta mediterranea, il farro ha un ruolo importante assieme a frumento, orzo, avena e mais.

Il farro ha un valore nutritivo molto alto. Esso contiene tutti gli elementi di base che sono necessari per gli esseri umani. Tante proteine, fibre, vitamine e minerali.

Per molto tempo si è discusso sul fatto che contenesse o meno glutine, lo contiene anche se in modesta quantità, per tale motivo risulta essere non adatto per le persone con celiachia. Eccezionale l’abbinamento con i legumi! Per chi si approccia ad un’alimentazione Mediterranea il farro risulta essere il partner ideale per coniugare i legumi e avere un ottimo e nutriente piatto proteico. Infatti è ricco di proteine: ne contiene dal 14,2 al 20,2 %. II farro risulta essere povero dell’amminoacido essenziale lisina, ma é ricco di Metionina. Viceversa i fagioli sono poveri di Metionina, ma ricchi di lisina. Ottima quindi la combinazione: Evviva le due Effe, Farro e Fagioli, il pasto proteico più ricco e completo! Per questo motivo non va assolutamente accostato nello stesso pasto alimenti di origine animale: carne, pesce, uova, formaggio, perché diventerebbero troppe le proteine da metabolizzare. Indicato per le diete ipocaloriche è il cereale meno calorico in assoluto, 335 calorie per 100 g. Il farro possiede un contenuto di fibre 10 volte maggiore alla comune pasta. Le fibre sono utili al nostro organismo per svolgere le sue funzioni primarie di digestione, liberare l’intestino e combattere l’aterosclerosi. Infine risulta essere una ricchissima fonte di vitamine del gruppo B, E e C e di minerali come calcio, fosforo, sodio, potassio e magnesio e il prezioso selenio, potente antiossidante.

“Scartiamo” la merenda confezionata

Ho fame mamma! con questa frase tutte le mamme si allertano e spesso “scartano” una merenda confezionata, dolce o salato, da offrire ai loro bambini: praticità, prezzo e gusto invitante finiscono per soddisfare rapidamente la richiesta, risolvendo le esigenze pratiche della mamma e quelle del palato dei bambini, a prescindere dalla situazione e dalla stagione.

Ma lo “scartare” che avete letto nel titolo è un gioco di parole e si riferisce piuttosto allo “scartare” in senso proprio, cioè “eliminare” qualcosa che non serve.

E sicuramente quel prodotto dolce o salato, che sta dentro quell’incarto a non servire ai nostri bambini, anzi li va a privare dell’opportunità di nutrirsi e ottenere buon materiale per la propria crescita.

Suggerisco alcune merende che non si “scartano” e che , insieme all’attività fisica, promuovono l’ottimale crescita dei nostri bambini. Primo consiglio per iniziare bene la giornata: i bambini dovranno passare le prime ore del mattino all’aria aperta esposti alla luce e impegnati nel gioco o nello sport; i raggi solari del primo mattino infatti attivano la vitamina D e il sistema immunitario.  La merenda ideale di metà mattina sarà costituita da frutta fresca di stagione che fornirà fruttosio come fonte energetica e fibre, sali minerali, vitamine e acqua per contrastare la disidratazione e la foto-ossidazione. Se l’attività fisica sarà stata intensa, si potrà aggiungere alla frutta fresca un pugno di frutta secca, (mandorle, noci, nocciole) e del pane integrale a lievitazione naturale con olio extravergine di oliva.  Il vecchio “pane e olio” si conferma merenda ideale per i bambini perché il pane con farina macinata a pietra e lievitato naturalmente è un alimento altamente nutriente e diventa ancor più prezioso con l’aggiunta dell’olio extravergine di oliva. Le cellule dei bambini necessitano di una costante fornitura di acidi grassi essenziali “ buoni” cioè quelli che costituiscono, regolano e tarano il buon funzionamento cellulare e l’olio extravergine di oliva, anche a merenda,  può aiutare a raggiungere il fabbisogno complessivo. Niente a che vedere con grassi vegetali, spesso ignoti, miscelati a zuccheri in eccesso, e denaturati dalle alte temperature di cottura delle merende da “scartare”!

Pane Nostro! Un cibo spesso sotto accusa eppure indispensabile

Anno nuovo, buoni propositi, spesso troppi. In tema di corretto nutrimento, affrontando un passo alla volta, possiamo fare grandi cambiamenti. Cominciamo dal pane!

Il pane è presente tradizionalmente nella dieta Mediterranea, ma come per altri alimenti oggi vi è una certa confusione su qualità e quantità da utilizzare quotidianamente.

Per la scelta quantitativa è facile regolarsi e vi sono diverse opzioni: può essere utilizzato come alimento principe della prima colazione, alternando le versioni “dolci”, con piccole quantità di composte di frutta senza zuccheri, miele o un paio di fichi secchi o due scacchi di cioccolato fondente, a quelle “salate”, con olio extravergine di oliva oppure noci appena sgusciate. Buone anche le versioni di pane “condito” come nella tradizione di molte regioni italiane, con uvetta o noci o olive.

A pranzo, può essere la fonte di carboidrati, nella quantità adatta a ogni persona; in questo caso non sarà opportuno mangiare nello stesso pasto patate, pasta o pizza.

Per la scelta qualitativa, vi proponiamo invece poche opzioni e molte attenzioni:

la via corretta da seguire per acquistare o fare un pane nutriente è che sia a lievitazione naturale, da farina integrale macinata a pietra e possibilmente macinata di fresco. Tutto il resto sono vie di mezzo o completi fuoripista.

In breve, le motivazioni che ci spingono ad affermazioni così decise, riguardano la capacità di nutrire dei semi di cereali conservati integri fino a poco prima del consumo e la capacità del lievito madre (o lievito naturale o pasta acida) di scomporli mantenendo l’equilibrio dei nutrienti e predigerirli per noi, favorendo l’assimilazione da parte dell’organismo. Non trascurabile anche il fatto che grazie a queste caratteristiche il pane risulta saporito, profumato e consistente per diversi giorni, con alto potere saziante e più basso indice glicemico. Trovare un pane o una pizza fatti così oggi non è difficile e non è nemmeno necessario farlo in casa; sarà sufficiente informarsi presso i mulini, i negozi di alimentazione naturale, i mercatini biologici settimanali, i punti macrobiotici o attraverso internet.

Le altre forme di pane servono solo a riempire la pancia… in tutti sensi!

DIABETE: NON PIÙ DI SEI CUCCHIAINI!

La malattia dovuta all’eccesso di zucchero, il diabete, risulta essere una vera e propria pandemia. Dal greco pandemos, ‘tutto il popolo’ la pandemia consiste in “un’ epidemia la cui diffusione interessa più aree geografiche del mondo, con un alto numero di casi gravi ed una mortalità elevata”. La pandemia silenziosa più diffusa al mondo è il diabete. Basti pensare che in Italia i diabetici rappresentano il 5,8% della popolazione, con un incremento della prevalenza del 60% negli ultimi vent’anni. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità entro il 2030 il diabete rappresenterà in Europa la quarta causa di morte. Ogni anno, ci sono in Italia più di 70 mila ricoveri per diabete, principalmente causati da complicanze quali ictus cerebrale ed infarto del miocardio, retinopatia diabetica, insufficienza renale e amputazioni degli arti inferiori. Il consumo di farmaci per il diabete, Indicatore importante del sistema salute, è andato aumentando negli ultimi dieci anni del 4% ogni anno. Il diabete di tipo 2 (ovvero quello su cui si può agire attraverso la prevenzione dei fattori di rischio), nel 2010 affliggeva già 285 milioni di persone, che potrebbero diventare 438 milioni nel 2030, con una progressione di 21mila nuovi casi al giorno. Da questi numeri preoccupanti  scende in campo direttamente l’American Heart Association (Aha) con una pubblicazione di nuove linee guida in materia di prevenzione cardiovascolare. Il documento consiglia a partire dai 2 sino ai 18 anni di non superare 25 grammi di zucchero al giorno, ovvero circa sei cucchiaini da the. Occorre definitivamente mettere al bando le bibite zuccherate industriali, basti pensare che una di 330 ml contiene circa 9 cucchiaini da the di zucchero. Attualmente si calcola che i bambini italiani fra 2 e 9 anni raggiungono quota 87 grammi pari a una quindicina di cucchiaini e al 20% del fabbisogno di calorie giornaliere. Secondo le indicazioni dei cardiologi americani, invece, non bisognerebbe superare il 5-10%. Non sia di consolazione che la media europea è di 97 grammi.

Miriam Vos, prima firma del documento dell’American Heart Association e professore associato di Pediatria presso la facoltà di Medicina della Emory University di Atlanta ha dichiarato che “La quantità di 25 grammi al giorno è tarata su ragioni scientifiche ma anche pensata per essere gestita dai genitori senza troppi sforzi. Riteniamo che per la maggior parte dei bambini non assumere più di sei cucchiaini di zucchero aggiunto ai cibi al giorno sia un obiettivo possibile e soprattutto fonte di salute”.

Added Sugars and Cardiovascular Disease Risk in Children. A Scientific Statement From the American Heart Association

Miriam B. Vos, Jill L. Kaar, Jean A. Welsh, Linda V. Van Horn, Daniel I. Feig, Cheryl A.M. Anderson, Mahesh J. Patel, Jessica Cruz Munos,Nancy F. Krebs, Stavra A. Xanthakos and Rachel K. Johnson – Ciirculation Published Ahead of Print: August 22, 2016

Mauro Mario Mariani – il TAO dell’alimentazione – Zucchero dolce veleno

Dott.. Mauro Mario Mariani, Medico Chirurgo, Specialista in Angiologia. Ideatore del Metodo 3emme

A proposito di proteine…Mangia Meglio Mediterraneo

Una dieta vegetale, qualitativamente e quantitativamente bilanciata, ricca e variata, con cereali integrali, legumi, noci, semi oleosi può essere adeguata a sostenere le funzioni dell’organismo, senza apportare una concentrazione di proteine eccessiva e dannosa, promuovendo quindi il mantenimento del benessere. Oggi vogliamo porre l’attenzione su alcuni aspetti da non trascurare nel caso si scelga un regime alimentare prevalentemente vegetale: infatti le proteine animali e vegetali sono diverse negli alimenti dai quali hanno origine poiché i rapporti tra i singoli amminoacidi e le loro concentrazioni sono diverse se l’origine è vegetale invece che animale. Di conseguenza gli apporti relativi e complessivi degli amminoacidi risulteranno tra loro diversi. Fatta questa premessa importante, la scelta individuale dovrà tenere conto delle proprie caratteristiche di età, sesso, attività, stato di salute, tendenze patologiche. Infatti, una volta ingerito e digerito il tipo di proteina vegetale che più preferiamo, avremo aminoacidi da utilizzare per la sintesi proteica allo scopo di costruirci o ricostituirci nel modo migliore. Sarà comunque un processo complesso, che costa energia, e questa richiesta di energia potrà variare nel breve e nel lungo periodo e per diversi motivi. Se non avremo energia sufficiente, non potremo fare una costruzione armonica e solida, al di là della tipologia di proteina che avremo introdotto. Alla luce di queste osservazioni, interpretare il proprio fabbisogno proteico in termini semplicistici, rigidamente numerici, e standardizzati su categorie di persone molto vaste, potrebbe non tener conto delle proprie caratteristiche individuali di breve e lungo periodo. Si capisce come la quota proteica consigliata per un uomo adulto, di circa 0,75 g per chilo di peso al giorno, è assolutamente indicativa e deve essere adeguata alla singola situazione, senza  mai prescindere da un apporto di energia adeguato, sotto forma di cereali integrali e olio extravergine di oliva. A nostro parere, riscoprire la vera dieta mediterranea, che è fondamentalmente vegetale, con l’opportuna integrazione di piccole porzioni di pesce, di uova da allevamenti rurali, di piccole porzioni di carne bianca, occasionalmente con formaggi, nel rispetto della propria età, condizione, livello di attività fisica, della stagione e del luogo in cui si vive, può consentire diverse scelte e combinazioni, assicurando nel tempo la miglior scelta qualitativa e quantitativa: Mangia Meglio Mediterraneo!


Carni:Né troppo, né poco. Né sempre, né mai

Né troppo, né poco. Né sempre, né mai

Se imparassimo a leggere l’etichetta, obbligatoria per legge, con l’indicazione del luogo di allevamento e di macellazione delle carni fresche bovine, suine, ovi-caprine e di volatili, sapremmo… sapremmo… sapremmo cosa stiamo mettendo in bocca. Ahimè l’indicazione non è ancora obbligatoria per carni di cavallo, coniglio e… salumi. Quindi almeno per le carni rosse fresche, quelle con rischio minore secondo la lista stilata dall’OMS il 26 ottobre 2015, potremmo avere la consapevolezza di sapere cosa stiamo mangiando. Si consiglia di mangiare carni fresche e locali. Altro discorso è la quantità e la frequenza.

Né troppo né poco, né sempre né mai: Per chi vuole continuare a mangiare carni rosse, lo può fare, ma  solo occasionalmente. A riguardo il World Cancer Research Fund già da anni raccomanda di mangiarne non più di 300 grammi a settimana, e suggerisce di consumare almeno cinque porzioni di frutta e verdura per un totale di almeno 400 grammi al giorno.

Addirittura l’Università di Harvard, da sempre in prima fila nella ricerca, nella sua guida “Healthy eating plate”, creata per insegnarci a mangiare nel 2011, restringe il limite di consumo di carni rosse a porzioni non superiori a 80 grammi, al massimo due volte a settimana.

Attenzione alla cottura al barbecue. Qualsiasi cibo cotto alla brace quando diventa scuro, anche la carne, produce acrilamide, una sostanza molto tossica, cancerogeno di classe 1, che si forma quando gli alimenti raggiungono temperature elevate.  Se imparassimo a leggere l’etichetta, obbligatoria per legge, sapremmo se quella carne è stata “lavorata” ovvero “macinata” e se contiene altri ingredienti.

Riguardo i salumi, Harvard dice addirittura di evitarli. Il problema sui salumi nasce dal fatto che in tutta la carne lavorata industrialmente vengono aggiunti nitrati e nitriti (E250-E252). Il motivo della loro presenza è quello di conservare il prodotto più a lungo in sicurezza, la presenza di questi sali inibisce la formazione del Clostridium botulinum. Il problema si crea quando questi nitrati e nitriti incontrano le ammine nel nostro corpo e si trasformano in pericolosi cancerogeni di classe 1: le nitrosamine. Non tutti i salumi contengono questi “conservanti”, per esempio il Prosciutto di Parma DOP ne è privo e sarebbe possibile mangiarlo con moderazione una tantum, così come molti altri prodotti artigianali.

Involtini al cavolo di verza

Involtini al cavolo di verza – Ricetta 3EMME

Il cavolo di verza è facilmente riconoscibile perché possiede foglie rugose con numerose grinze e protrusioni. Ciò conviene saperlo in quanto non è noto come tanti altri ortaggi tipicamente invernali. In realtà in pochi lo sanno ma contiene elevate quantità di vitamina C e di vitamina A, potassio ed antiossidanti ed è considerato alimento protettivo nei confronti di varie forme tumorali. Ortaggio particolarmente resistente al freddo e tipicamente invernale, è noto in più per il suo elevato contenuto di fibre alimentari e potassio è decisamente efficace nella promozione del corretto funzionamento intestinale.

Oggi proponiamo una ricetta semplice e veloce per approfittare senza tanto impegno della squisitezza e delle propieta’ di questa simpatica verdura di stagione.

Ingredienti per 4 persone:

 

  • 600g di cavolo verza
  • 500g di patate
  • 100g di grana padano
  • 2 uova
  • pangrattato
  • prezzemolo tritato
  • burro
  • peperoncino
  • sale e pepe

Come preparare gli Involtini al cavolo di verza:

  • Lessa le patate con la buccia per 40 minuti e riducile in purè.
  • Unisci le uova intere, un pizzico di pan grattato, il prezzemolo e la metà del grano grattugiato. Amalgama bene tutti gli ingredienti, aggiungi il sale e insaporisci con un po’ di peperoncino.
  • Cuoci poi in acqua bollente per pochi minuti le foglie piú grandi della verza per farle ammorbidire
  • Una volta raffreddate in acqua fredda, poni al centro di ogni foglia qualche cucchiaio di ripieno di patate, arrotola e forma gli involtini chiudendo bene le estremità. Metti gli involtini in una pirofila imburrata, cospargili con il burro fuso e con il grana grattugiato. Inforna per circa mezz’ ora 180° e servi quando saranno gratinati

 

Valore ORAC* (per 100 g) =2157

Verza                        1024

Patate                       433

Peperoncino           700

* La Oxygen Radical Absorbance Capacity (ORAC), letteralmente “Capacità di Assorbimento dei Radicali dell’Ossigeno“, è l’attuale standard industriale per stimare la forza di antiossidante.

Arance e vitamina C: un' unione di bonta' e benessere

Arance e vitamina C: un’ unione di bonta’ e benessere

È risaputo che le arance abbiano un alto contenuto di vitamina C (acido-L ascorbico), vitamina essenziale contro le malattie da raffreddamento in genere, per trasportare il ferro, e particolarmente efficace nel contrastare i radicali liberi.

L’ arancia riduce della fragilità capillare e della formazione di edemi. Inoltre bioflavonoidi e vitamina C svolgono un prezioso ruolo nella ricostituzione del collagene del tessuto connettivo e per tale motivo le arance favoriscono il rafforzamento di ossa, denti, cartilagini, tendini e legamenti.

La presenza di bioflavonoidi, costituiti dal bianco tra buccia e frutto, fanno sì che, assieme alla vitamina C, si realizzi un’importante sinergia nel rafforzare le pareti dei vasi sanguigni, soprattutto di quelli più piccoli. Altra sostanza poco conosciuta presente nella buccia delle arance è il limonene. Lo troviamo anche nella buccia dei limoni e dei pompelmi e, grazie alla sua capacità di contrastare gli effetti degli estrogeni, il limonene risulta essere un efficace protettore dal cancro alla mammella. Nel bianco sotto la buccia dell’arancio troviamo inoltre una buona quantità di fibra alimentare solubile, efficace nella regolazione dell’assorbimento dei macronutrienti, zuccheri, grassi e proteine.

È importante assumere una buona quantità di fibre alimentari quotidianamente non solo per favorire il regolare transito intestinale, riducendo i fenomeni putrefattivi, ma anche per prevenire le malattie metaboliche.

Il discreto contenuto di vitamine del gruppo B, specie tiamina, riboflavina e niacina, stimola l’appetito, l’accrescimento e la digestione. I caroteni precursori della vitamina A sono utili per la vista, per la salute della pelle, e per sostenere il sistema immunitario. Le antocianine, che conferiscono il caratteristico colore rosso alle arance più scure, sono state riconosciute essere dei potenti antiossidanti, in grado di apportare numerosi benefici all’organismo. Le arance contengono una grande quantità di potassio, minerale che migliora la circolazione, aiutando a contenere la pressione arteriosa.

L’arancia costituisce un’ottima fonte di vitamina C, carotenoidipeptina, buona parte delle vitamine del gruppo B (in particolare tiamina, riboflavina e niacina), elevato contenuto in bioflavonoidiantocianine, limonene, potassio, fibra alimentare solubile, sinefrina.

Tutti i componenti per un’ arancia light

Ma sapevate che l’arancia ha tantissime altre virtù? La buccia contiene peptina, sostanza che stimola la sensazione di sazietà, che è particolarmente preziosa per contenere la fame di chi segue un regime dietetico ipocalorico.

Mangiare un’arancia trenta minuti prima dei pasti regola l’appetito. La scorza dell’arancio amaro contiene un’ elevata quantità di sinefrina, sostanza con attività simile all’adrenalina; è utile come “brucia-grassi”. Nella moderna fitoterapia l’arancio amaro viene utilizzato sotto forma di estratti secchi titolati, tisane, decotti e tintura madre.

Leggi anche: Le Arance, frutti amici della Dieta

Tratto da: ARANCIA  (da pag 288-289 de “il TAO dell’alimentazione” – Mauro Mario Mariani – Capponi Editore ISBN 978 88 97066 859)