Torta cioccolato e carote

Torta cioccolato e carote: una torta molto gustosa ma anche semplice e salutare, ricca di sostanze che danno un aiuto prezioso al nostro orgamismo.

 

 

  • Ingredienti:

2 bicchieri di farina integrale

1/2 bicchiere di farina 0

1/2 bicchiere di maizena

1 bicchiere di zucchero integrale di canna

1/2 bustina di cremortartaro

1/2 bicchiere di olio si semi di girasole spremuto a freddo

2 carote

cioccolato fondente 200 gr

latte di riso q.b.

 

  • Preparazione
    In una ciotola mescolare le farine, la maizena, il cremortartaro e lo zucchero.
  • Unire le carote grattugiate finemente e il cioccolato tritato grossolanamente.
  • Versare poi l’olio e il latte di riso fino ad ottenere un impasto omogeneo ma
  • non liquido. Versare il tutto in una teglia e infornare a 180° per 30­40 minuti
  • controllando. A fine cottura cospargere la superficie con scaglie di cioccolato
  • fondente che a contatto con la superficie calda della torta si scioglieranno.

 

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La frittura a tavola? ZERO in salute: Non esiste fritto salutare!

La frittura è un procedimento attraverso il quale portando ad alta temperatura un grasso animale o vegetale si porta a cottura un alimento.

È un metodo antichissimo si friggeva già nel 2500 a.C. nell’antico Egitto e nell’antica Roma era usanza friggere cibi. “Le frictilia” erano dolci che venivano fritti nel grasso di maiale antenati delle attuali frappe di carnevale, citate negli scritti del poeta dell’epoca Marziale.
Da allora ai giorni nostri si è scoperto che per l’alto contenuto in grassi saturi gli alimenti fritti vanno consumati raramente e con moderazione, soprattutto per chi ha problemi cardiovascolari e di fegato. Cerchiamo di capire perché.
Sappiamo che consumare spesso pesce fa bene alla salute, parte fondamentale della Nostra Dieta Mediterranea. Ma se il pesce viene fritto, non solo perde quelle caratteristiche nutrizionali che lo rendono salutare (la frittura, infatti, deteriora gli acidi grassi omega 3), ma addirittura può risultare pericoloso e, in particolare, potrebbe incrementare il rischio di ictus. E’ il risultato di uno studio condotto ad Atlanta, ossia in quella zona degli Stati Uniti chiamata “stroke belt” (cintura dell’ictus), proprio in virtù dell’elevata incidenza di questa patologia. Lo studio, pubblicato su Neurology, la rivista americana dell’American Academy of Neurology, ha messo in relazione la prevalenza della patologia con l’abitudine di consumare pesce fritto di 21.675 persone. (Eating Less Healthy Fish May Contribute to America’s Stroke Belt – December 22, 2010, online issue of Neurology®, the medical journal of the American Academy of Neurology)
Uno dei cibi fritti più amati e consumati, le patatine fritte, se mangiate in quantità eccessiva mettono ko le arterie. La parte più interna elle arterie, l’endotelio, va in tensione (stress) in 30 minuti, e questo vale anche per chi non è iperteso! Lo studio di Dickinson pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition prova che, già mezz’ora dopo l’aver consumato un piatto fritto e molto salato, le arterie mostrano i primi segni negativi. (Am J Clin Nutr. 2009 Feb;89(2):485-90.Effects of a low-salt diet on flow-mediated dilatation in humans a Dickinson KM1, Keogh JB, Clifton PM.)

Solitamente l’olio che usiamo per friggere può diventare pericolosamente tossico se riscaldato più volte, per questo motivo dovrebbe essere sempre sostituito, dopo ogni cottura. In generale, come già in effetti si sapeva, la frittura non è certo da annoverare tra i metodi di cottura più salutari (specie per pesci e carni), e il motivo risiede nel fatto che l’olio vegetale (specialmente quelli a più basso punto di fumo, con la tendenza quindi a “bruciare” prima), quando raggiunge elevate temperature, sprigiona delle sostanze tossiche chiamate aldeidi, considerate nocive se inalate, le quali possono trasmettersi ai cibi. Il prodotto fritto più consumato al mondo sono le patatine fritte, vendute già affettate, disidratate e parzialmente cotte, per essere servite profumate e croccanti necessitano soltanto di pochi minuti di cottura. E’ proprio questo processo di doppia cottura che comporterebbe maggiore presenza di sostanze chimiche cancerogene.
Tra tutti i componenti di questi prodotti, quello maggiormente pericoloso è l’acrilamide, una sostanza molto tossica che si forma quando gli alimenti ricchi di carboidrati raggiungono temperature elevate. La produzione di acrilamide, poi, è facilitata dall’assenza di acqua e dalla presenza di asparagina, (aminoacido) e di uno zucchero ridotto (come glucosio e fruttosio contenuti soprattutto nelle patate, ma anche nei cibi caramellati). La formazione di acrilamide nella cottura è inevitabile, e, nel caso di patate precotte, dove la frittura è addirittura doppia, i livelli di acrilamide aumentano, così come il danno alla nostra salute.

(J Agric Food Chem. 2012 Sep 12;60(36):9321-31 – Kinetic model for the formation of acrylamide during the finish-frying of commercial french fries. – Parker JK1, Balagiannis DP, Higley J, Smith G, Wedzicha BL, Mottram DS)

Cioccolato? Non soltanto a Pasqua. Ma fondente al 70% e puro!

Il cioccolato è uno degli alimenti più amati al mondo, consumato in innumerevoli preparazioni, per il suo pregevole gusto ed aroma.

Il burro di cacao (le masse di cacao o cioccolato lo contengono per circa il 40%) è unico perché si fonde alla temperatura della bocca e lentamente libera un sapore ed un aroma ricco di sensazioni. Oltre che determinare delle percezioni piacevoli, i ricercatori stanno scoprendo continuamente nuove informazioni su quest’antico alimento.
Principali proprietà del cacao :
1. Il caco fa bene al cuore: Il burro di cacao non innalza i livelli di LDL-colesterolo (il colesterolo cattivo) ed aumenta invece i livelli di HDL-colesterolo (il colesterolo buono)
2. Il contenuto d’antiossidanti è molto elevato, già nel 1996 il Lancet pubblicò la prima ricerca. Uno studio recente pubblicato su Molecular Nutrition and Food Research, relalizzato in Spagna dai ricercatori dell’Istituto di Alimenti e Nutrizione – Scienza e Tecnologia –, capitanati dalla dottoressa Maria Arribas sottolinea proprio come gli effetti del cacao, ricco di polifenoli,  riesca a contrastare l’ossidazione del corpo, ovvero l’azione dannosa dei radicali liberi nel generare infiammazione.
3. Senso di piacere: la ricerca scientifica ha identificato delle sostanze chimiche, più comunemente note come neurotrasmettitori (serotonina, endorfina, anandamide, feniletilammina), dette sostanze influenzano significativamente il tono dell’umore a cui viene associato un’efficace azione antistress. L’ultima sostanza scoperta l’anandamide deriva dal sanscrito “ananda” significa felicità: l’anandamide è in grado di stimolare le percezioni sensoriali ed indurre euforia
4. La teobromina e caffeina (metilxantine), presenti nel cacao, hanno la prerogativa di innalzare il livello d’attenzione del cervello, di favorire la concentrazione e d’allontanare la sensazione della fatica.
5. Presenza importante nel cacao di vitamine E, PP, oltre che dei preziosi minerali magnesio e zinco, sostanze spesso carenti nei cibi della nostra abituale alimentazione.

Leggiamo bene le etichette!

Detto questo va informato del fatto che spesso il cacao in commercio non è puro: viene mescolato con latte vaccino, il cosiddetto “cioccolato al latte”, perdendo tutti i valori antiossidanti. Invece del prezioso burro di cacao poi spesso troviamo presenza di grassi vegetali come l’olio di palma e l’olio di cocco, specie nelle creme spalmabili. Questi sono grassi ottenuti da processi di raffinazione, sbiancamento e deodorazione e aumentano l’indice di aterogenicità fattore che indica il rischio di aterosclero¬si, e tra i grassi l’olio di palma risulta essere tra i più aterogeni sia perché ricco di acido palmitico, sia per il fatto che l’olio di palma a temperatura ambiente da solido viene sciolto poi all’atto della preparazione industriale conferendogli una quantità di acidi grassi saturi simile ai grassi di origine animale. Quindi attenzione quando nel cambio ingredienti perdiamo gli aspetti protettivi del cacao e inneschiamo il rischio grassi saturi.

Torta all’arancia- Ricetta 3EMME

Torta all’arancia una torta morbidissima, facile da preparare e perfetta per colazione o merenda.

 

  • Ingredienti per sei persone:
    350g di farina di grano duro
    3 cucchiai di olio extravergine di oliva
    4 uova fresche
    3 arance
    1 limone
    Succo d’uva
    4 cucchiai di fruttosio

 

 

Preparazione
Formare un composto setacciando la farina e miscelandola delicatamente con l’olio extravergine di oliva e il fruttosio.

Aggiungere le uova sbattute e man mano le arance ben lavate, sbucciate e tagliate a pezzetti.

Aggiungere infine il succo d’uva e la buccia grattugiata di un limone.

Versare il composto ottenuto in una teglia oleata ed infarinata e tenere in forno ben caldo (200°) per 40 minuti circa.

 

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MENO SALE… E PIÙ SCENDE IL RISCHIO!

Nel Mondo occidentale l’ictus è aumentato del 25% negli ultimi venti anni. Nel nostro Paese si verificano oltre 200.000 casi di Ictus ogni anno e ben 930.000 persone ne portano le conseguenze invalidanti. Una corretta prevenzione potrebbe evitare oltre l’80% dei casi. Una delle cause oggettive è il consumo eccessivo di sale.

Secondo l’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la maggior parte delle persone consuma troppo sodio. L’Oms ha stabilito che ”gli adulti dovrebbero consumare meno di 2.000 mg di sodio (5 grammi di sale, cloruro di sodio)”. In Italia consumiamo mediamente 10 grammi di sale al giorno, ovvero più del doppio di quello stabilito. Il consumo di sale è direttamente legato alla nostra salute: più sale si assume più aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

COME NATURA CREA. Nella nostra dieta il sodio è contenuto naturalmente nello maggior parte degli alimenti in un’apprezzabile quantità, ad esempio se mangiamo una fetta di carne di manzo, anche senza aggiungere sale, il contenuto di Sodio o meglio di Cloruro di Sodio già presente nella fetta di carne si aggira intorno a 0,7 gr/100 gr.

BIMBI SALATI. Si inizia ad avere questo regime dietetico “salato” già da bambini, quando i genitori alimentano i bebè con omogeneizzati di carne che hanno concentrazioni di Sodio almeno 7 volte superiore la necessità alimentare dell’infante. Studi condotti negli USA hanno visto come siano aumentate in maniera diffusa le forme di ipertensione tra i bambini di cinque e sette anni.

ATTENTI AL PANE. Non solo salumi, formaggi, arrosti e cibi confezionati cibi notoriamente carichi di sale, ma anche il pane può contenerne tanto, forse troppo. In una sola fetta di pane potremmo trovare sino a 230 mg di sodio, il 15 per cento dell’apporto giornaliero raccomandato.

TROPPO SALE. Tra i cibi sapidi più diffusi sulle nostre tavole troviamo sicuramente il prosciutto di Parma, che per 100 grammi di peso contiene una quantità sodio/sale è pari al 4,4% nel prosciutto classico e al 5,1% in quello sgrassato. Altro cibo presente quotidianamente è il Parmigiano Reggiano con una quantità sodio/sale di circa 2 grammi.

IL CARICO NON CONSIDERATO. Una ricerca svolta dall’Università di Dundee, in Scozia, ci svela un altro fattore nascosto di carico di sale. L’assunzione della dose massima giornaliera consentita di alcuni farmaci va a superare già da sé i limiti raccomandati di sodio, senza contare il sale che già si assume nella dieta. Lo studio ha confrontato per sette anni un milione e duecentomila pazienti che assumevano farmaci a base di sodio con coloro che prendevano lo stesso farmaco senza sodio aggiunto. Il sale è cloruro di sodio, ovvero è un composto formato da cloruro e sodio.Quest’ultimo è l’elemento che incide sulla salute, ed è utilizzato anche legato ad altri elementi. Quello contenuto negli antidolorifici solubili più comuni (ibuprofen, acido acitilsalicilico, paracetamolo) è il bicarbonato di sodio che, reagendo insieme all’acqua e all’acido citrico crea l’effervescenza al sapore al limone. Nel gruppo esaminato si sono verificati più di 61.000 casi di eventi cardiovascolari e i ricercatori hanno concluso che i pazienti che assumevano farmaci solubili contenenti sodio avevano un rischio del 16 per cento maggiore di attacco di cuore, ictus o morte vascolare rispetto agli altri pazienti che assumevano le versioni non-sodio di quei farmaci esatte. Inoltre, i pazienti che avevano assunto farmaci contenenti sodio hanno manifestato sette volte più probabilità di sviluppare ipertensione e conseguente aumento del tasso di mortalità, superiore al 28%. (High salt levels in medicines increase risk of cardiovascular events- British Medical Journal, November 2013)

FARMACI SALATI. Dr Li Wei (UCL Facoltà di Farmacia), autore dello studio ha affermato che “Le persone che stanno assumendo medicinali che contengono sale, come il paracetamolo solubile, devono essere consapevoli del rischio cardiovascolare.  Un altro autore della ricerca, il Dr Jacob ha aggiunto che “Le formulazioni contenenti sodio devono essere prescritte con cautela solo se i benefici percepiti dal paziente superano i rischi.” Nello studio sono stati presi in considerazione tutti i fattori che possono influenzare i risultati, come indice di massa corporea, fumo, assunzione di alcol, la storia di varie malattie croniche e l’uso di altri farmaci.

ALIMENTAZIONE E NON SOLO ALIMENTAZIONE. Occorre avere consapevolezza nel nostro quotidiano di quello che facciamo. Dare una logica alle scelte in qualità e quantità ma anche nelle combinazioni, ovvero quel giorno che mangio prosciutto magari ci accompagno un pane sciapo e un abbondante piatto di verdura poco condita. Leggere le etichette dei cibi confezionati e dei farmaci per capire cosa sto assumendo può aiutarci a capire di quanto sodio stiamo caricando il nostro organismo, meno sale… e più scende il rischio di infarto e ictus.

L’ARANCIA: UN GRANDISSIMO AIUTO PER LA NOSTRA SALUTE

È risaputo che l’arancia ha un alto contenuto di vitamina C (acido-L ascorbico), vitamina essenziale contro le malattie da raffreddamento in genere, per trasportare il ferro, e particolarmente efficace nel contrastare i radicali liberi.

Ma sapevate che l’ arancia ha tantissime altre virtù provate? Scopriamole dalla buccia verso l’interno del frutto:

•    La buccia contiene peptina, sostanza che stimola la sensazione di sazietà, che è particolarmente preziosa per contenere la fame di chi segue un regime dietetico ipocalorico. Mangiare un arancio 30 minuti prima dei pasti regola l’appetito.
•    La scorza dell’arancio amaro contiene un elevata quantità di sinefrina, sostanza con attività simile all’adrenalina, è utile come “bruciagrassi”. Nella moderna fitoterapia l’arancio amaro viene utilizzato sotto forma di estratti secchi titolati, tisane, decotti e tintura madre.

•    La presenza dei bioflavonoidi, il bianco tra buccia e frutto, fa si che assieme alla vitamina C si realizzi un importante sinergia nel rafforzare le pareti dei vasi sanguigni, soprattutto di quelli più piccoli. Ciò si traduce in una riduzione della fragilità capillare e della formazione di edemi. Inoltre bioflavonoidi e vitamina C svolgono un prezioso ruolo nella ricostituzione del collagene del tessuto connettivo e per tale motivo le arance favoriscono il rafforzamento di ossa, denti, cartilagini, tendini e legamenti.
•    Altra sostanza poco conosciuta presente nella buccia delle arance è il limonene. Lo troviamo anche nella buccia dei limoni e dei pompelmi e grazie alla sua capacità di contrastare gli effetti degli estrogeni, il limonene risulta essere un efficace protettore del cancro alla mammella.

•    Nel bianco sotto la buccia dell’arancio troviamo inoltre una buona quantità di fibra alimentare solubile, efficace nella regolazione dell’assorbimento dei macronutrienti, zuccheri, grassi e proteine. È importante assumere una buona quantità di fibre alimentari quotidianamente non solo per favorire il regolare transito intestinale, riducendo i fenomeni putrefattivi, ma anche per prevenire le malattie metaboliche
•    Il discreto contenuto di vitamine del gruppo B, specie Tiamina, Riboflavina e Niacina, stimola l’appetito, l’accrescimento e la digestione.
•     I caroteni precursori della vitamina A sono utili per la vista, per la salute della pelle, e per sostenere il Sistema Immunitario.
•    Le arance contengono una grande quantità di potassio, minerale che migliora la circolazione contenendo la pressione arteriosa.
•    Le antocianine, che danno il caratteristico colore rosso alle arance più scure, sono state riconosciute essere dei potenti antiossidanti, in grado di apportare numerosi benefici all’organismo.

 

L’ arancia contiene:
•    vitamina C
•    carotenoidi
•    peptina
•    buona parte delle vitamine del gruppo B (in particolare Tiamina, Riboflavina e Niacina)
•    elevato contenuto in bioflavonoidi
•    antocianine

•   limonene
•    potassio
•    fibra alimentare solubile
•    sinefrina

PROPRIETÀ
•    contribuisce all’efficienza del sistema immunitario
•    ottimo coadiuvante nella prevenzione degli episodi delle malattie da raffreddamento,
•    importante ruolo nella ricostituzione del collagene del tessuto connettivo (ossa, denti, cartilagini, tendini e legamenti)
•    protegge  le pareti dei vasi sanguigni,  soprattutto dei capillari: riduzione fragilità capillare e edemi
•    riduce gli stati infiammatori
•    proprietà antianemiche
•    efficaci nella prevenzione di alcuni  tumori
•    dimagrante

UNA MELA AL GIORNO TOGLIE L’INFARTO DI TORNO

Secondo uno studio dell’Università di Oxford su quasi mezzo milione di persone mangiare almeno un pezzo di frutta (non solo la mela) al giorno riduce del 40 per cento il rischio di malattie cardiovascolari.

Non solo la mela, mangiare anche solo uno o due pezzi di qualsiasi frutto ogni giorno può ridurre il rischio di infarto o ictus fino al 40 per cento. La ricerca della Oxford University è durata sette anni e ha studiato le abitudini di mezzo milione di persone dimostrando che coloro che mangiavano frutta nella loro dieta quotidiana avevano tassi molto più bassi di malattie cardiovascolari. Per effettuare lo studio i ricercatori hanno analizzato la banca dati della “China Kadoorie Biobank.”, partendo dalla considerazione che la popolazione cinese presenta una maggiore prevalenza come causa di morte di ictus e non di cardiopatia ischemica come nei Paesi occidentali. (Du H, Li L, Bennett D, Guo Y, Bian Z, Chen J, Key T, Collins R, Peto R, Chen Z.  Fresh fruit consumption, blood pressure and cardiovascular disease risk: a prospective cohort study of 0.5 million adults in the China Kadoorie Biobank. ESC Congress 2014, Barcelona, 30/8/2014 – 3/9/2014 )

Il consumo di frutta è stato registrato in cinque categorie:
1.    mai,
2.    mensile,
3.    un pezzo ogni tre giorni alla settimana,
4.    un pezzo ogni 4-6 giorni alla settimana,
5.    un pezzo tutti i giorni.
Più le persone hanno mangiato frutta, tanto più i loro rischio è diminuito.
Ecco i risultati di coloro che mangiavano frutta tutti i giorni verso le alte categorie:
•    Infarto  e insufficienza cardiaca: 15 per cento in meno
•    Ictus ischemico, il tipo più comune di ictus: 25 per cento in meno
•    Ictus emorragico ridotto del 40 per cento.

Inoltre coloro i quali che mangiavano frutta quotidianamente risultavano avere anche la pressione sanguigna significativamente più bassa rispetto agli altri gruppi.
Da notare come il risultato sia stato statisticamente significativo nonostante l’assunzione media è stata di 1,5 porzioni, ben al di sotto della raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che è quella di consumare almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno per prevenire cancro e altre malattie croniche.
Lo studio ha incluso 451.681 persone senza storia di malattia cardiovascolare (CVD) all’inizio della ricerca. Nel corso del follow-up per un periodo di sette anni si sono verificati 19.300 casi di malattie cardiache e 19.689 ictus. Meno di uno su cinque (18 per cento) dei partecipanti ha consumato frutta tutti i giorni, mentre il 6,3 per cento non l’ha mai consumata.
La ricercatrice dell’Università di Oxford Huaidong Du ha detto: “I nostri dati mostrano chiaramente come mangiare frutta fresca possa ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.  Il dato chiaro e netto è che più frutta si mangia e più il rischio cardiovascolare scende, e anche mangiare solo una porzione di frutta al giorno ha contribuito a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, ciò ci deve essere di stimolo per tutti “.

KIWI: IL FRUTTO CHE GIOVA ALL’ UMORE

Originario dell’Asia, il kiwi arriva nel nostro paese solo alla fine del ventesimo secolo, riscontrando subito una grande diffusione e apprezzamento specialmente per il nostro umore. Grazie alle coltivazioni in Veneto, Piemonte e Lazio, l’Italia risulta essere tra i primi produttori ed esportatori mondiali di kiwi insieme a Cina e Nuova Zelanda.

I frutti delle diverse varietà di kiwi hanno forme e colori differenti; in Italia le due varietà commercializzate con buona diffusione sul territorio sono il kiwi verde e il kiwi oro. Entrambi hanno la forma e le dimensioni di un piccolo tubero, con al centro del frutto numerosi e piccoli semi di colore nero; le differenze tra il kiwi verde e quello oro sono nella forma, nel colore della polpa e nella buccia (il primo è ovale con polpa verde e buccia pelosa, mentre il secondo è più allungato, con polpa gialla e buccia priva di peluria). É molto diffusa l’abitudine di iniziare la giornata con due kiwi per avere benefici sulla motilità intestinale e prevenirela stipsi. Ciò avviene grazie alla presenza di un buon quantitativo nel kiwi di fibra alimentare: 2,2 g.

Di questo frutto sono meno note sono le seguenti proprietà svelate solo di recente:

• il kiwi giova all’umore. Da uno studio della University of Otago in Nuova Zelanda, mangiare due kiwi al giorno potrebbe migliorare l’umore e ricaricarci di energia. I ricercatori hanno esaminato 54 studenti universitari sani di sesso maschile e divisi in due gruppo, che hanno mangiato due kiwi al giorno o mezzo kiwi al giorno per sei settimane Coloro che appartenevano al primo gruppo erano significativamente meno stanchi e depressi rispetto agli altri. Si suppone che la presenza della vitamina C possa favorire questo fatto.

• il kiwi risulta essere un Superfrutto per gli sportivi. Con i suoi circa 400 mg di potassio (tanto quanto una banana), risulta essere utile nel recupero muscolare post attività fisica.

• il kiwi risulta essere protettore delle arterie cerebrali.

Novità ulteriori sull’importanza del potassio nell’alimentazione quotidiana sono venute fuori da uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Warwick (Inghilterra) e dell’Università di Napoli, pubblicato sul “Journal of the American College of Cardiology”. Ebbene, basterebbero 1,6 g di potassio assunti quotidianamente tramite l’alimentazione per abbassare del 21% la probabilità di incorrere in colpi apoplettici.

• il kiwi ha una potente azione antiradicali liberi. Ciò viene determinato soprattutto dalla cospicua presenza di polifenoli. Nel kiwi di varietà “gold” i polifenoli sono approssimativamente di 1.04 mg per ml, nel kiwi “verde” 0.85, l’arancia ne ha 0.80 e la mela una quantità minima di 0.13. Inoltre, anche la buona quantità di vitamina C, fa sì che il kiwi abbia un potente ruolo di difesa antiossidante. Di solito si pensa che siano gli agrumi i cibi più ricchi di vitamina C, invece in arance, limoni e pompelmi la quantità varia fra i 50 e i 60 mg.

• Il kiwi protegge la nostra vista. Contiene luteina e zeaxantina che fungono da scudo contro la degenerazione maculare. Secondo una ricerca pubblicata su Ophthalmology,la luteina filtra i raggi dannosi e previene la cataratta, il glaucoma e proprio la degenerazione maculare.

La zeaxantina, invece, potenzia gli effetti della prima. La luteina e il suo isomero zeaxantina sono due carotenoidi molto diffusi in natura che l’organismo umano non è in grado di sintetizzare e quindi vanno assunti necessariamente mediante l’alimentazione. Dopo l’assorbimento la luteina e la zeaxantina si distribuiscono in tutti i tessuti, ma si accumulano selettivamente nell’occhio, in particolare nella retina e nella macula lutea, responsabile quest’ultima della visione di immagini nitide.

Da “il TAO dell’alimentazione” Mauro Mario Mariani – 2015 Capponi Editore – ISBN 978 88 97066 859

Insalata di radicchio e arance con vinaigrette alla senape – Ricetta 3EMME

L’accostamento arancia e radicchio risulta molto azzeccato e i sapori per condirla lo rendono molto particolare, specie per gli amanti dell’agrodolce. Si parla di un insalata sfiziosa e colorata ma allo stesso tempo particolarmente salutare. 

Ingredienti:

500 g radicchio

  • 6­8 noci leggermente tostate
  • 1 cucchiaio di senape
  • 4 arance
  • un cucchiaino di fruttosio
  • un cucchiaio di aceto di mele
  • due cucchiai di olio EVO
  • un cucchiaino piccolo di sale

Come preparare insalata di radicchio e arance:

  • In un barattolo di vetro con tappo mettere una grattata di scorza di arancia (un quarto di una buccia),  la senape, il fruttosio, l’aceto di mele, l’olio EVO, il sale e il succo di mezza arancia.
  • Chiudere bene ed agitare fino ad ottenere una emulsione cremosa.
  • Mettere il radicchio tagliato finemente in una ciotola, aggiungere sopra la vinaigrette e mescolare.
  • Lasciare riposare il tutto 10 minuti. Pelare le restanti arance al vivo e tagliare a fette.
  • Disporre le fette nei piatti a semicerchio. All’interno del semicerchio disporre il radicchio condito.
  • Guarnire con pezzetti di noce e aggiungere un filo di vinaigrette anche sulle fette di arancia e portare a tavola.

Mangiare la frutta poca spesso e volentieri

La Dieta Mediterranea, basata sul consumo continuo e quotidiano di frutta e verdura, non può essere affidata al caso, deve avere delle regole ferree per far sì che tutti i nutrienti possano arrivare a destinazione e garantirci benessere.

Fondamentale risulta essere la Cronologia: dare una Logica e un Orario a tutto quello che mangiamo. La scelta va orientata su almeno due spuntini di frutta tra colazione e pranzo, e due tra pranzo e cena. Precedere ogni pasto con un’insalata condita con olio extravergine di oliva alla quale aggiungere anche noci o mandorle e a seguire aggiungere un piatto di verdure cotte al piatto principale, in tale maniera riusciamo a bilanciare l’azione pro-infiammatoria dei fenomeni indotti dallo Stress Ossidativo durante l’elaborazione dei cibi apportando antiossidanti che non vengono inibiti dai processi acidosici indotti dalla digestione!

Il piatto principale a tavola deve essere basato su una scelta prevalente, un monopiatto. Tra i carboidrati complessi vanno prediletti i cereali integrali, ruotandoli nella settimana, e tra le proteine i legumi, riguardo pesce e carni bianche vanno assunti in moderata quantità.

Mangiare la frutta poca spesso e volentieri, locale fresca e stagionale consente di modulare la glicemia. La regola è di fare piccoli spuntini con la frutta, uno ogni circa due ore minuti, tra colazione e pranzo e tra pranzo e cena, così facendo riusciamo a modulare gli zuccheri nel sangue e non arrivare mai affamati a tavola. L’obiettivo poi è quello di non saziarsi completamente ai pasti principali, sapendo poi di andare a fare spuntini successivamente con la frutta.

Iniziare il pasto con una buona dose di verdura, oltre ad aiutare a saziarsi con poche calorie, può contribuire a controllare la glicemia nel diabete di tipo 2, é quanto emerso da una recente Pubblicazione Scientifica su Diabet Med. “Eating vegetables before carbohydrates improves postprandial glucose excursions”. Un’altra importante ricerca, pubblicata sul British Medical Journal “Fruit consumption and risk of type 2 diabetes: results from three prospective longitudinal cohort studies”, condotta per 24 anni dai ricercatori dell’Harvard School of Public Health, a Boston negli Stati Uniti, ha analizzato i dati relativi a più di 180 mila individui, coinvolti in tre studi a lungo termine in cui sono state raccolte informazioni anche sulle abitudini alimentari e sul numero di diagnosi di diabete. I risultati ottenuti hanno evidenziato come mangiare almeno 2 porzioni alla settimana di mirtilli, uva e mele riduce del 23% il rischio di diabete rispetto a quello corso da chi ne mangia meno di una porzione al mese.