PERICOLO CARNE. ALLARME PER LA SALUTE NOSTRA E DEL PIANETA

Il 26 ottobre 2015, un anno fa esatto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un documento ufficiale nel quale inserisce bacon, hamburger, salsicce, ovvero le carni trasformate, nella lista delle sostanze cancerogene di Classe 1 assieme alle altre centodiciassette sostanze che causano il cancro, quelle a pericolosità più alta, come sigarette, alcol, arsenico e amianto. La carne rossa fresca, di manzo, agnello e maiale, è stata invece classificata come “probabile” cancerogeno e inserita nel gruppo 2A. Lo studio ha stabilito che, se si consuma ogni giorno una porzione di 50 g di carne lavorata, il rischio di cancro del colon retto aumenta del 18%. Ma lo stesso legame è stato osservato con i tumori del pancreas e alla prostata. Le liste, compilate dall’International Agency for Research on Cancer (IARC), l’Agenzia di Ricerca sul Cancro per conto dell’OMS, raggruppano le sostanze sulla base del livello di cancerogenicità dimostrato da studi scientifici. L’ingresso nella lista viene valutato in base a risultati di studi di laboratorio e, se disponibili, anche di studi epidemiologici sull’uomo. Urge ridurre per quantità e frequenza il consumo di questo tipo di carni per ridurre i rischi correlati per la nostra salute.

A un anno di distanza un’altra notizia, questa volta riguardo la salute del pianeta, mette sotto accusa la carne bovina per le emissioni di CO2 prodotte dagli allevamenti intensivi. Quando si parla di “effetto serra” parliamo di “innalzamento delle temperature dovuto a emissioni nocive” e sta creando molti guai al nostro pianeta. Uno studio pubblicato su “Nature Climate Change”, condotto da 17 enti di ricerca di 7 paesi guidati dall’agenzia spaziale statunitense Nasa ha dimostrato che “l’effetto serra” sta cancellando le stagioni alle latitudini più settentrionali rendendo il Nord sempre più simile al Sud, sia nelle temperature che nell’agricoltura. In base ai dati diffusi dall’Omm (Wmo), l’organizzazione meteorologica mondiale, il 2015 è stato il primo anno nella storia dell’umanità in cui la presenza di anidride carbonica in atmosfera ha superato stabilmente la soglia di 400 parti per milione di CO2 record in atmosfera. Siamo entrati in una “nuova era del clima” dovuto a questo allarmante primato dal fronte del cambiamento climatico. Se le emissioni globali di CO2 fossero mantenute come in questi ultimi anni, le concentrazioni atmosferiche raggiungerebbero i 500 ppm per la fine di questo secolo, un valore che è quasi il doppio di quello pre-industriale (280 ppm). Il problema viene ulteriormente complicato dal fatto che molti gas serra possono rimanere nell’atmosfera anche per decine o centinaia di anni, così il loro effetto può protrarsi anche per lungo tempo. Oltre le fonti note di emissione, industria, traffico occorre ricordare il riscaldamento degli edifici e le numerose centrali energetiche. Inoltre la deforestazione per l’aumento dello sfruttamento agricolo e gli allevamenti intensivi animali contribuiscono ulteriormente per una buona fetta alle emissioni in atmosfera. La deforestazione contribuisce ad aumentare la concentrazione di anidride carbonica nell’aria, infatti le piante sono in grado di ridurre la presenza della CO2 nell’aria attraverso l’organicazione mediante il processo fotosintetico. In Indonesia e Malesia, paesi grandi produttori di olio di palma, si parla di “musim kabut”: la“stagione fumosa”. L’Indonesia deforestata a favore delle piantagioni “industria” dell’olio di palma risulta essere il terzo paese al mondo per emissioni di gas a effetto serra soltanto dietro Cina e Stati Uniti, nazioni piene di industrie e automobili. La domanda di olio di palma da parte delle multinazionali è in crescente aumento e, come conseguenza, si sta procedendo a una veloce quanto inopinata deforestazione della parte orientale del pianeta. Nel corso degli incendi intenzionali che colpiscono ogni anno le foreste tropicali viene emessa una quantità totale di anidride carbonica paragonabile a quella delle emissioni dell’intera Europa.

Altro fattore importante di emissioni di CO2 sono gli allevamenti intensivi di carne bovina. Basti pensare che la carne di manzo richiede 28 volte più terreno e 11 volte più acqua di qualsiasi altro prodotto di origine animale producendo il pericoloso “effetto serra”. Gli allevamenti di bestiame generano più gas serra dell’insieme di tutti i trasporti, e ha indotto una pericolosa deforestazione (70%): terreni agricoli che si sacrificano per ospitare gli allevamenti di bestiame, e il clima cambia, pericolosamente cambia, tutto per una bistecca in più. Lo studio “Land, irrigation water, greenhouse gas, and reactive nitrogen burdens of meat, eggs, and dairy production in the United States” condotto da Gidon Eshel et Al., ha calcolato quali fossero le risorse necessarie per la produzione di carne di manzo, maiale, pollame, uova e latticini, concludendo che la carne di manzo è di gran lunga la più pericolosa per l’ambiente. Lo studio ha analizzato come la produzione di carne di manzo richieda 28 volte più terreno e 11 volte più acqua per l’irrigazione di qualsiasi altro prodotto di origine animale. Il tutto si traduce in emissioni di gas serra superiori di cinque volte. Lo studio conferma i risultati del 2011 dell’Environmental Working Group (EWG), l’organizzazione governativa americana che studia l’inquinamento fuori e dentro il nostro corpo, che nella guida “Meat Eater” aveva confrontato l’impatto climatico degli alimenti più presenti nelle tavole degli americani. Le conclusioni di entrambi gli studi sono che, solo in base ai consumi di una tipica dieta americana, la carne bovina è responsabile di circa il 60 per cento delle emissioni di gas serra.  EWG sottolinea che se ogni americano semplicemente commutasse carne bovina e suoi derivati in pollo o pesce si potrebbe ridurre le emissioni di gas serra di 137 milioni di tonnellate di carbonio in un anno.

Difronte a questi numeri e a queste stagioni che “non ci sono più” cerchiamo almeno noi Italiani di recuperare la Dieta Mediterranea, basata principalmente su una varietà di alimenti vegetali, piuttosto che animali come pane, cereali, pasta, riso, introdotti a rotazione singolarmente, assieme ai legumi e “all’occasione e all’occorrenza” a pesce e pollame sempre con un’abbondante varietà di frutta e verdura, locale, fresca e stagionale, più volte al giorno, assieme al prezioso olio extra vergine di oliva. Evviva la Dieta Mediterranea non solo per la nostra salute, ma per la salute del pianeta.

 

Dott.Mauro Mario Mariani Medico Chirurgo, Specialista in Angiologia – Ideatore del Metodo 3emme

>  http://www.pnas.org/content/early/2014/07/17/1402183111

> The Lancet Oncology – Carcinogenicity of consumption of red and processed meat Véronique Bouvard, Dana Loomis, Kathryn Z Guyton, Yann Grosse, Fatiha El Ghissassi,Lamia Benbrahim-Tallaa, Neela Guha, Heidi Mattock, Kurt Straif – Tthe International Agency for Research on Cancer Monograph Working Group – Published Online: 26 October 2015

> Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America PNAS,vol. 111 no. 33 > Gidon Eshel, 11996–12001, doi: 10.1073/pnas.1402183111 Land, irrigation water, greenhouse gas, and reactive nitrogen burdens of meat, eggs, and dairy production in the United States Gidon Eshela,1,2, Alon Sheponb,1, Tamar Makovc, and Ron Milob,255

http://environmentvictoria.org.au/sites/default/files/ewg_meat_eaters_guide_to_health_and_climate_2011.pdf

> Il Tao dell’alimentazione – Mauro Mario Mariani – Capponi Editore – 2015 -ISBN  9788897066859

Nutrizione vibrazionale: il cibo ricco di vita.

Il cibo cura, riequilibra, sostiene, rafforza e depura, se scelto e combinato nel modo giusto.

La scienza della nutrizione è in continua evoluzione e l’acquisizione di nuovi studi fa sì che le raccomandazioni per una dieta corretta vengano periodicamente aggiornate in funzione delle nuove conoscenze.

L’ingegnere francese Andrè Simoneton era un esperto in elettromagnetismo e collaborò allo studio delle vibrazioni degli alimenti utilizzando i lavori di altri importanti ricercatori. Per ben 20 anni face ricerche sull’effetto che gli alimenti possono avere sul corpo umano. Poiché tutto ciò che vive, compreso il nostro organismo, emette radiazioni, egli si chiese quali radiazioni lo indeboliscono e quali lo fortificano. Capì che ogni alimento, come ogni essere vivente, oltre ad avere un potere calorico (chimico-energetico) e un valore nutrizionale, ha anche un potere elettromagnetico (vibrazionale). Per portare avanti le sue ricerche usò un contatore Geiger, una camera ionizzante di Wilson e il Biometro di Bovis, con tali strumenti fu in grado di stabilire che ogni essere umano emette delle radiazioni attorno ai 6200/7000 Angstrom (questa lunghezza d’onda corrisponde al colore rosso dello spettro solare). Constatò anche che al di sotto dei 6500 Angstrom l’organismo non può più mantenersi in buona salute e compare la malattia. Misurò la quantità di onde elettromagnetiche degli alimenti, classificandoli in base a queste. L’energia e la vitalità di un essere vivente, si esprime in termini di bioelettricità e magnetismo. La cellula ha un’energia vibrazionale e utilizza energia per svolgere le sue funzioni. Per mantenere e per innalzare l’energia vibrazionale, bisogna assumere le categorie degli alimenti che sono in risonanza con l’uomo, per ottenere salute e longevità

 

Gli alimenti, da un punto di vista di alimentazione vibrazionale, sono suddivisi in:

Alimenti superiori (con vibrazioni dai 6500 A. in su)

–       frutta fresca ben matura e relativi succhi

–      ortaggi e legumi freschi o cotti con temperatura non superiore ai 70°

–       grano, farinacei, cereali integrali e dolci fatti in casa

–       tutta la frutta oleaginosa ed i loro oli essenziali, olive, mandorle, pinoli, noci, semi di girasole

–       nocciole, noci di cocco e la soia

–       olio di extravergine di oliva

–       burro freschissimo di giornata, formaggi freschi non fermentati, crema del latte e uova di giornata

Alimenti di appoggio (con vibrazioni tra 6500 – 3000 A.)

–       latte fresco appena munto burro normale

–       uova non di giornata

–       miele, zucchero di canna

–       vino

–       verdure cotte conservativamente

Alimenti inferiori (con vibrazioni dai 3000 A. in giù)

–       carne, salumi, uova dopo il 15° giorno, latte bollito, thè, caffè, marmellate, pane bianco, formaggi fermentati.

Alimenti morti ( senza alcuna vibrazione )

–       conserve alimentari, margarine, tutte le pasticcerie e i dolci industriali, liquori e alcolici, zucchero raffinato

Anche la freschezza degli alimenti è un fattore di primaria importanza. Alcuni procedimenti, che normalmente vengono usati in cucina, alterano o distruggono alcune qualità dei nostri cibi, un esempio ce lo forniscono le pentole a pressione e la cottura in acqua bollente. I cibi cucinati a vapore conservano invece parte delle loro proprietà . Gli alimenti conservati mediante la pastorizzazione non contengono quasi più nulla delle loro qualità vibrazionali (irradianti); mentre quando sono trattati con processi disidratanti (per esempio la liofilizzazione) le conservano in gran parte. TUTTI gli alimenti ritenuti i più sani, sono quelli la cui vibrazione è la più alta, ossia quelli che irradiano di più e che tendono a mantenere o ad elevare la vibrazione umana. Il cibo è ricco di vita non solo per il suoi valori nutrizionali, quindi l’apporto di macro e micronutrienti indispensabili alle attività del nostro corpo è anche un importante portatore effettivo di vita. Fondamentale è la cura e l’attenzione con cui cuciniamo e mangiamo quel cibo perché anche noi irradiamo energia ed informazione e siamo in grado di comunicare e di interagire con la materia che ci circonda. Un film molto bello che descrive come il cucinare sia una vera e propria alchimia e si intitola “Come l’acqua per il cioccolato” di Alfonso Arau.

– Radiations des aliments, ondes humaines et santé – André Simoneton – Le courrier du livre – ISBN : 978-2-7029-0058-1

– La vita segreta delle piante di Peter 2014 di Peter Tompkins, Christopher Bird

– Il Tao dell’Alimentazione – Mauro Mario Mariani – Capponi Editore – ISBN 978 88 97066 859

– L’uomo oltre il semplice apparire, la bioenergetica del vivente – Giampaolo Ciao – Tecniche Nuove EAN: 9788848125970

3emmer Dott.ssa Germana Scalesse, Biologo Nutrizionista

 

LA RIVOLUZIONE A TAVOLA… E NON SOLO: IL METODO 3EMME

Il Metodo 3EMME ideato dal Dottor Mauro Mario Mariani è un Metodo per riappropriarci delle nostre scelte e del nostro stato di salute, in altre parole il Metodo 3EMME è l’opportunità esclusiva per tornare in maniera definita e definitiva alla Dieta Mediterranea. Nessuno riesce improvvisamente a cambiare abitudini. Se prova a farlo riesce solo per brevi periodi ricadendo poi nei soliti vizi capitali. L’idea di proporre un Metodo mira a insegnare quello che giusto e quello che è sbagliato: significa dare Consapevolezza. Si parte da una disintossicazione degli organi (RESET) di sette giorni per poi svezzare (RESTART) pian piano l’organismo in quattordici giorni, ed arrivare ad insegnare le giuste combinazioni (REMIX). Tutto questo porta al riappropriarsi della Dieta Mediterranea a uno stile di vita salutare, con un sistema definito REGULAR che insegna anche cosa fare nel caso in cui si vada a fare uno sgarro.

3emme RESET: La prima fase dalla durata di sette giorni, consiste in un vero e proprio reset per sbloccare l’organismo da una tossicità diffusa. Tale reset, consistente in una dieta basata su frutta e verdura e liquidi, è reso possibile in quanto l’organismo viene supportato con integratori naturali che garantiscono il giusto apporto di minerali, vitamine, ed aminoacidi essenziali (dalla klamath e dal baobab).

3emme RESTART: Nella seconda fase, restart, dalla durata è di quattordici giorni, si inizia un vero e proprio Svezzamento, dove tutti i cibi andranno ad essere reinseriti
con logica di Cronologia e di Scelta. Fanno ingresso gradualmente i carboidrati
complessi, privi di glutine, le Proteine sia animali: carni bianche e pesci magri e di
piccola stazza, che vegetali: legumi con cereali, e i grassi insaturi, olio evomv, pesce e frutta secca

3emme REMIX:La terza fase, remix, dura tre settimane ed è molto importante in quanto vengono insegnate le giuste combinazioni, la giusta cronologia, la giusta sinergia dei cibi. Si conclude lo Svezzamento reintroducendo i Carboidrati con glutine, frumento farro e orzo, da ruotare con quelli privi che saranno comunque presenti almeno in due giornate in maniera esclusiva. Si completa oltre ai già presenti pesce magro e carni bianche la lista dei cosiddetti “Cibi Funzionali” con
possibilità di introdurre uova (codice zero), ricotta e all’occasione e all’occorrenza prosciutto. I cibi andranno assunti singolarmente, Monopiatto, e dopo aver mangiato sempre come Starter un piatto d’insalata cruda.

3emme REGULAR: Dalla settima settimana… per sempre, il Paziente applicherà gli insegnamenti ricevuti nelle prime tre fasi che assicureranno all’organismo tutte le
sostanze ad esso indispensabili e quindi dopo “lo SBLOCCO” si andrà a seguire una DIETA, come STILE DI VITA, regular, basata sulle conoscenze acquisite
nelle prime tre fasi: Mangia Meglio Mediterraneo.

Dott.Mauro Mario Mariani Medico Chirurgo, Specialista in Angiologia – Ideatore del Metodo 3emme

FAST-FOOD DEATH-FOOD

Le persone che mangiano nei fast-food anche soltanto una volta alla settimana aumentano il rischio di morte per malattia coronarica del 20 per cento rispetto a persone che li evitano. Per le persone che mangiano nei fast-food due, tre volte ogni settimana, il rischio aumenta del 50 per cento, e il rischio arriva quasi all’80 per cento per le persone che consumano prodotti di fast-food quattro o più volte ogni settimana

In tempi di crisi economica recarsi a mangiare in un fast-food può sembrare una comoda possibilità di pasto rapido e a basso prezzo, purtroppo  questo si paga in salute per le calorie in eccesso, i troppi grassi saturi, il troppo sale e i troppi carboidrati raffinati.  La preoccupazione principale per i frequentatori assidui dei fast-food è che questa abitudine porti a una quantità squilibrata di macronutrienti. Sappiamo che consumare troppo zucchero può causare obesità e diabete e aumentare il rischio di malattie cardiache di pari passo alla circonferenza del girovita delle persone che aumentano di peso. Mangiare troppo sale aumenta la pressione sanguigna, un altro fattore di rischio per le malattie cardiache. Consumare regolarmente grassi saturi in eccesso aumenta il livello di colesterolo nel sangue, fatale fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Negli anni, con la diffusione di questo “nuovo” cibo, è cresciuto l’interesse nel cercare di comprendere quali implicazioni reali ci fossero per la salute nel consumare cibi nei fast-food. Una interessante ricerca condotta su 52.000 persone dall’Università del Minnesota, pubblicata su Circulation, la rivista scientifica dell’American Heart Association, ha scoperto che le persone che mangiano nei fast-food anche soltanto una volta alla settimana, aumentano il loro rischio di morte per malattia coronarica del 20 per cento rispetto a persone che li evitano. Per le persone che mangiano nei fast-food due, tre volte ogni settimana, il rischio aumenta del 50 per cento, e il rischio arriva quasi all’80 per cento per le persone che consumano prodotti di fast-food quattro o più volte ogni settimana. È stato anche visto come mangiare nei fast-food due o più volte alla settimana aumenti il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 del 27 per cento. Scopo della ricerca dell’Università del Minnesota è stato quello di esaminare l’associazione fast-food e rischio cardio-metabolico in una popolazione cinese nel sud-est asiatico, Singapore, che è diventato negli ultimi vent’anni un vero focolaio per diabete e malattie cardiache. Andrew Odegaard, Ph.D., ricercatore principale dello studio ha dichiarato come “il  cambio di alimentazione mangiando frequentemente nei fast-food sia stato un impatto drammatico sulla salute pubblica”. Per arrivare al loro risultato i ricercatori hanno lavorato a fianco dei loro colleghi della National University of Singapore, e insieme hanno esaminato i risultati di uno studio condotto su un periodo di 16 anni a partire dal 1993, che ha esaminato le abitudini alimentari di 52.000 residenti cinesi di Singapore che hanno sperimentato il cambio recente e improvviso di mangiare nei fast-food invece dei tradizionali cibi asiatici. Secondo il ricercatore dello studio Mark Pereira, Ph.D., MPH, della Scuola della Divisione di Salute Pubblica di Epidemiologia e Salute Pubblica, questa ricerca fornisce un punto di vista importante sulla salute riguardo il cambio di alimentazione, quando culture in via di sviluppo in diverse parti del mondo iniziano a muoversi lontano dalla loro dieta tradizionale, più ci si allontana dalle sane tradizioni e più aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

Circulation. 2012 Jul 10;126(2):182-8. doi: 10.1161/CIRCULATIONAHA.111.084004. Epub 2012 Jul 2. Western-style fast food intake and cardiometabolic risk in an Eastern country
Dott.Mauro Mario Mariani Medico Chirurgo, Specialista in Angiologia – Ideatore del Metodo 3emme

NON PIÙ DI SEI! Allarme zucchero nei bambini: dai 2 sino ai 18 anni non deve superare 25 grammi al giorno, ovvero circa sei cucchiaini da the.

La malattia dovuta all’eccesso di zucchero, il diabete, risulta essere una vera e propria pandemia. Dal greco pandemos, ‘tutto il popolo’ la pandemia consiste in “un’ epidemia la cui diffusione interessa più aree geografiche del mondo, con un alto numero di casi gravi ed una mortalità elevata”. La pandemia silenziosa più diffusa al mondo è il diabete. Basti pensare che in Italia i diabetici rappresentano il 5,8% della popolazione, con un incremento della prevalenza del 60% negli ultimi vent’anni. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità entro il 2030 il diabete rappresenterà in Europa la quarta causa di morte. Ogni anno, ci sono in Italia più di 70 mila ricoveri per diabete, principalmente causati da complicanze quali ictus cerebrale ed infarto del miocardio, retinopatia diabetica, insufficienza renale e amputazioni degli arti inferiori. Il consumo di farmaci per il diabete, Indicatore importante del sistema salute, è andato aumentando

negli ultimi dieci anni del 4% ogni anno. Il diabete di tipo 2 (ovvero quello su cui si può agire attraverso la prevenzione dei fattori di rischio), nel 2010 affliggeva già 285 milioni di persone, che potrebbero diventare 438 milioni nel 2030, con una progressione di 21mila nuovi casi al giorno. Da questi numeri preoccupanti  scende in campo direttamente l’American Heart Association (Aha) con una pubblicazione di nuove linee guida in materia di prevenzione cardiovascolare. Il documento consiglia a partire dai 2 sino ai 18 anni di non superare 25 grammi di zucchero al giorno, ovvero circa sei cucchiaini da the. Occorre definitivamente mettere al bando le bibite zuccherate industriali, basti pensare che una di 330 ml contiene circa 9 cucchiaini da the di zucchero. Attualmente si calcola che i bambini italiani fra 2 e 9 anni raggiungono quota 87 grammi pari a una quindicina di cucchiaini e al 20% del fabbisogno di calorie giornaliere. Secondo le indicazioni dei cardiologi americani, invece, non bisognerebbe superare il 5-10%. Non sia di consolazione che la media europea è di 97 grammi.

Miriam Vos, prima firma del documento dell’American Heart Association e professore associato di Pediatria presso la facoltà di Medicina della Emory University di Atlanta ha dichiarato che “La quantità di 25 grammi al giorno è tarata su ragioni scientifiche ma anche pensata per essere gestita dai genitori senza troppi sforzi. Riteniamo che per la maggior parte dei bambini non assumere più di sei cucchiaini di zucchero aggiunto ai cibi al giorno sia un obiettivo possibile e soprattutto fonte di salute”.

 

Dott.. Mauro Mario Mariani, Medico Chirurgo, Specialista in Angiologia. Ideatore del Metodo 3emme

 

-Added Sugars and Cardiovascular Disease Risk in Children. A Scientific Statement From the American Heart Association Miriam B. Vos, Jill L. Kaar, Jean A. Welsh, Linda V. Van Horn, Daniel I. Feig, Cheryl A.M. Anderson, Mahesh J. Patel, Jessica Cruz Munos,Nancy F. Krebs, Stavra A. Xanthakos and Rachel K. Johnson – Ciirculation Published Ahead of Print: August 22, 2016

-Mauro Mario Mariani – il TAO dell’alimentazione – Zucchero dolce veleno

Terreno fertile? Dipende dallo Stile di vita

 Giovedì 22 settembre 2016 si celebra per la prima volta la giornata nazionale del “Fertility Day”, che rappresenta il punto centrale delle iniziative previste dal Piano Nazionale della Fertilità per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema della prevenzione dell’infertilità e quindi della salute sessuale e riproduttiva di donne e uomini. Ma che cos’è l’infertilità? Una coppia infertile è una coppia che dopo un anno di rapporti regolari e non protetti non riesce a concepirefigli. Non bisogna dimenticare, però, che una non trascurabile percentuale di coppie riesce ad avere un figlio dopo due anni di tentativi, per cui molti preferiscono parlare di infertilità dopo 24 mesi (secondo i criteri della Organizzazione Mondiale della Sanità). Invece, se una coppia ha già avuto figli ma non riesce ad averne altri, si dice affetta da infertilità secondaria. Secondo i dati dell’Istituto Superiore della Sanità, aggiornati al 2015, indicano che l’infertilità riguarda circa il 15% delle coppie. Le cause dell’infertilità sono numerose e di diversa natura. Ciò significa che, in Italia, 1 coppia su 5 non riesce ad avere figli o ha difficoltà a procreare per vie naturali. Fino a 20 anni fa la percentuale era circa la metà. Le cause della infertilità sono a pari merito tra i due sessi; circa il 40% riguarda la componente femminile e l’altro 40% la componente maschile, vi è poi un 20% di natura mista.  Negli ultimi 50 anni il numero di spermatozoi nel maschio si è ridotto della metà; abbiamo bambini di sesso maschile che nei primi 10 anni di vita vengono colpiti da criptorchidismo (ritenzione testicolare), da orchiti e dalla torsione del funicolo spermatico, patologie che danneggiano la fertilità. Durante l’età puberale, nel maschio, le patologie che danneggiano la fertilità sono a carico ormonale o il varicocele. Dai 14 ai 20 anni i colpevoli sono soprattutto le infezioni genitali e gli stili di vita alterati mentre nel maschio adulto, dai 20 ai 40 anni, possono manifestarsi anche problemi più o meno gravi di sessualità. Nella donna, di contro, fra i 10 e i 15 anni le patologie più danneggianti sono i disturbi del comportamento alimentare, le infezioni genitali e le alterazioni ormonali. Tra i 15 e i 20 anni sono tipici, nella donna, stili di vita disequilibrati e disturbi della ovulazione spesso conseguenti ad eccesso o difetto ponderale.Nella donna adulta, invece, la fertilità è minata frequentemente da ovaio policistico, disturbo ovulatori, infezioni genitali o fibromi. Cosa possiamo fare per prevenire tutto ciò? Bisogna lavorare sulla correzione dello stile di vita. La salute riproduttiva inizia già nel bambino e continua nell’adolescente la cui funzione riproduttiva va difesa evitando stili di vita scorretti e cattive abitudini (come ad esempio il fumo di sigaretta e l’alcool), particolarmente dannose per gli spermatozoi e per gli ovociti. E’ essenziale inoltre evitare, fin dall’ infanzia, l’obesità e la magrezza eccessiva e la sedentarietà, oltre a fornire strumenti educativi ed informativi agli adolescenti per evitare abitudini che mettono a rischio di infezioni sessualmente trasmesse o gravidanze indesiderate. Durante le visite pediatriche, per i bilanci di salute, è opportuno discutere di pubertà, sessualità con i pazienti ed i genitori, educare a “stili di vita” protettivi. Al fine di favorire la fertilità, nella donna, non si può prescindere dallo stile di vita e dall’alimentazione che sono le basi non solo per la salute generale e ginecologica, ma anche, in caso di gravidanza, per la salute ed il corretto sviluppo del feto. Anche quando si è alla ricerca di un figlio, la dieta va studiata con un medico specialista o un nutrizionista, ma è bene ricordare i fattori nutrizionali più generali che possono favorire la fertilità.  Ogni dieta ‘in rosa’ dovrebbe prevedere:

▪ il consumo di proteine di origine vegetale, in particolare di legumi, e di cereali integrali (pane, pasta e riso)

▪ il corretto apporto di vitamine

▪ la supplementazione di ferro eme (una componente dell’emoglobina e di altre proteine contenuto in piccola parte nel ferro alimentare) derivato da prodotti animali, quali la carne, e di ferro non-eme derivato da alimenti di origine vegetale

▪ consumo di frutta e verdure che vada dalle 5 alle 7 volte al giorno

▪ l’utilizzo di olio extravergine di oliva a crudo

▪ il rispetto del fabbisogno giornaliero di acido folico, presente in particolare nelle verdure a foglia verde scuro, da addizionare quando necessario con integratori nutrizionali

Occorre, invece, fare attenzione a: ▪ all’eccessivo consumo di latte scremato e derivati

▪ al consumo di grassi saturi, presenti prevalentemente nei grassi di origine animale (burro, lardo, strutto) a discapito dell’apporto di carboidrati e grassi insaturi

▪ all’eccessivo consumo di proteine animali e fritture

▪ cibi troppo raffinati Per gli uomini, è bene, già in età infantile e durante lo sviluppo puberale, evitare un eccessivo aumento ponderale (spesso causa di uno squilibrio ormonale con riduzione del principale ormone maschile, il testosterone, e un aumento degli ormoni “femminili” gli estrogeni) e la sedentarietà, associati ad abitudini alimentari non appropriate.

Di contro, è importante favorire una dieta equilibrata, completa e ricca di antiossidanti, e il contenimento dei fattori di rischio – mantenere un peso adeguato, attività fisica moderata e costante, stile di vita salubre, assenza di consumo di sostanze d’abuso e dopanti – rappresentano poche e semplici regole utili per ottimizzare la fertilità e la sessualità, e per preservare l’organismo in salute. Vi sono, infine, cause che hanno una rilevanza strettamente medica, ovvero tutte le patologie in grado di alterare la struttura e la funzione del testicolo o del pene o delle ovaie o della vagine come il tumore. Sono presenti anche fattori genetici che rappresentano circa lo 0,9% delle cause totali di infertilità sia maschile che femminile.

3emmer Dott.Marianna Maione, Biologo Nutrizionistaimg_2270

DIMMI QUANDO QUANDO QUANDO. IMPORTANTE COME, COSA E QUANTO MANGIARE MA ANCHE QUANDO.

Clock_Vegetables_FruitQuanto tempo avete passato a cercare sulle etichette degli alimenti il numero delle calorie? ed a farne un accurato conteggio giornaliero per poi iniziare a sottrarre e a sottrarre senza avere poi dei grandi risultati in perdita di peso? Mettiamo per ora (e a malincuore) tra parentesi tutto ciò che riguarda la qualità degli alimenti (cosa di importanza assoluta rispetto al conteggio calorico) per andare a vedere quanto la distribuzione giornaliera dei pasti possa influenzare il peso corporeo indipendentemente dall’entrata calorica.Nel 1975 H.Jacobs et al (1) hanno analizzato due gruppi di persone, costituiti da soggetti normali, a cui veniva somministrato un unico pasto di 2000 kcal con una sola differenza: il primo gruppo assumeva il cibo al mattino mentre il secondo la sera. Solo nel primo gruppo si è osservato un calo ponderale. Considerando il fatto che l’apporto calorico era lo stesso si può giustamente pensare che il corpo reagisce con una risposta metabolica differente a seconda del momento in cui il cibo viene consumato. Questo fa capo a tutta una regolazione neuroendocrina che non può essere tralasciata e da cui dipende non solo il calo ponderale ma anche la localizzazione del grasso corporeo in alcune zone piuttosto che in altre (da qui le varie conformazioni a pera, a mela…). Diventa fondamentale, a questo punto, capire cosa mangiare e quando: lo studio condotto dallo staff del Dott. O. Oyebode del Dipartimento di Epidemiologia e Salute Pubblica UCL (2) ci parla dell’importanza di assumere sette volte al giorno frutta e verdura, poiché questo riduce del 42% il rischio di morte generale. “L’osservazione è che mangiare ‘poco’ (50-60g) e ‘spesso’ (ogni due ore un frutto) la frutta lontano dai pasti consente di non assumere mai grandi quantità di zuccheri e di non arrivare mai affamati quando ci si siede per mangiare” (3) Quindi, in prima istanza bisogna sempre fare attenzione alla qualità di ciò che mangiamo, senza tralasciare il quando e il quanto! E cosa parimenti importante è quella di rivolgersi a specialisti per cambiare il proprio stile di vita. Si evita così di incorrere in quegli errori a cui il ‘fai da te’, seppur apparentemente economico, irrimediabilmente conduce, poiché non viene presa in considerazione l’individualità del soggetto, ma il più delle volte è la sola restrizione calorica a fare da padrone e a creare danni.
(1) Jacobs, H., M. Thompson, E. Halberg, F. Halberg, R.C. Graeber, H. Levine, and E. Haus 1975. Relative body weight loss on limited free-choice meal consumed as breakfast rather than dinner. Chronobiologia 2(suppl.1):33
(2) Fruit and vegetable consumption and all-cause,cancer and CVD mortality: analysis of Health Survey for England data – Oyebode O, et al. J Epidemiol Community Health 2014;0:1–7. doi:10.1136/jech-2013-203500 7
3emmer Dott.ssa Valentina Carbini, Biologo Nutrizionista

Meglio la dieta che le statine! Uno studio su 1200 pazienti avvalla l’efficacia della Dieta Mediterranea nei pazienti infartuati

Prescrivere la Dieta Mediterranea prima di assumere farmaci è questa l’indicazione dell’Esc-European Society of Cardiology, conclusosi oggi a Roma, dove si sono riuniti i maggiori esperti mondiali di salute del cuore e patologie cardiovascolari. A evidenziare questa svolta è una ricerca tutta italiana, condotta dal professor Giovanni de Gaetano, capo del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione presso l’IRCCS Neuromed Institute di Pozzilli in Molise, che ha dimostrato come un’alimentazione basata sulla dieta mediterranea potrebbe essere migliore della terapia farmacologica basata sulle statine per ridurre il rischio di morte precoce dopo un attacco cardiaco. I cardiologi che hanno partecipato allo studio hanno concluso che ai pazienti andrebbe prescritta una dieta ricca di frutta, verdura, pesce, noci, cereali integrali e olio d’oliva – prima di iniziare a dare farmaci. Nel primo studio sull’impatto della dieta mediterranea nella sopravvivenza dei pazienti con infarto pregresso, gli esperti hanno scoperto che le probabilità di morte si riduce del 37 per cento.  Precedenti studi avevano stabilito che prendendo statine si riduceva la mortalità solo del  18 per cento. Soprattutto l’elevato consumo di verdura ha avuto il maggiore impatto sulla sopravvivenza, seguita da assunzione di pesce azzurro, quantità di frutta mangiata e il consumo di grassi mono-insaturi, che si trova nell’olio extravergine d’oliva. Il professor Giovanni de Gaetano ha dichiarato: “Abbiamo scoperto che tra i pazienti con una adesione più alta alla dieta mediterranea, il rischio di morte per qualsiasi causa si riduce del 37 per cento in confronto a coloro che non hanno aderito a questo regime dietetico. La dieta mediterranea è ampiamente riconosciuto come una delle abitudini più sane di nutrizione nel mondo e molti studi scientifici hanno dimostrato che uno stile di vita tradizionale mediterraneo è associato ad un minor rischio di malattie croniche e, cosa ancora più importante, di morte per qualsiasi causa”. La novità di questa ricerca è consistita nell’aver studiato persone con malattie cardiovascolari e non una popolazione generale, composta principalmente da persone sane. Lo studio ha monitorato 1.200 pazienti con malattia cardiologica nel corso di sette anni, registrando l’assunzione del tipo di cibo da parte dei partecipanti. Al termine il professor Giovanni de Gaetano ha dichiarato: “Questo è stato uno studio osservazionale, quindi non si può dire che l’effetto è causale, ma ci aspettiamo che gli effetti dietetici sui mediatori comuni delle malattie croniche come l’infiammazione potrebbe comportare la riduzione della mortalità per tutte le cause, ma sono necessarie ulteriori ricerche”. Esperti presenti hanno detto che gli “effetti potenti anti-infiammatori ” di alimenti come l’olio d’oliva, pesce azzurro, noci e verdure sono stati fattori che hanno fatto la differenza. Il Dott. Aseem Malhotra, cardiologo inglese, ha dichiarato: “I risultati di questo studio osservazionale sono straordinari. La dieta mediterranea è più potente di qualsiasi farmaco a ridurre i tassi di mortalità nei pazienti con malattie cardiovascolari.” Il Prof. Jeremy Pearson, direttore medico associato della British Heart Foundation, ha dichiarato: “E ‘bene sapere che, anche se si dispone già di una storia di malattia cardiovascolare, aderendo a una dieta mediterranea si riduce notevolmente il rischio di morte”.

 

Dott. Mauro Mario Mariani, medico Chirurgo, Specialista in angiologia, Ideatore del Metodo 3emme

La carota rompifame antiossidante… e abbronzante     

La carota (Daucus carota) è una pianta erbacea dal fusto di colore verde appartenente alla famigliadelle Apiaceae. Il suo nome deriva dal greco Karotón ed è diffusa in Europa, in Asia e nel Nord Africa. La carota è una pianta biennale che può crescere fino ad un metro, con fogliame ad ombrello e fiori bianchi. Quella che noi consumiamo è la radice o fittone, di forma conica, piantata nell’orto da 4 mesi (precoce) o 6 mesi (tardiva). In Italia la regione che produce più carote è l’Abruzzo, seguito da Emilia Romagna e Sicilia. Le carote sono al sesto posto nella classifica delle verdure più consumate al mondo e, oltre ad avere una buona quantità di calcio, sodio, fosforo, potassio, magnesio, zinco, ferro, rame, fluoro, manganese, vitamine B1, B2, B3, B5, B6, vitamina C, E e K, rappresentano la principale fonte di pro-vitamina A, in forma di carotene (α e β), ad attività antiossidante. Molti studi dimostrano che, proprio grazie alla presenza di alte concentrazioni di carotenoidi antiossidanti (specialmente β-carotene), questi ortaggi rappresentano dei veri e propri elisir di lunga vita, in quanto sono in grado di inibire il cancro, combattere i radicali liberi ed avere effetti anti-mutageni ed immuno-stimolatori. Inoltre, alle carote vengono riconosciuti effetti di prevenzione del rischio cardiovascolare, effetti diuretici, anti-anemici, protettivi per vista e per l’apparato respiratorio, proprietà di bilanciamento del sodio e sono efficaci anche nella eliminazione di acido urico. La carota è riconosciuta essere un’efficace abbronzante non solo perché ricca in betacarotene, ma anche perché stimola la melanina, sostanza che dà colore alla pelle quando ci abbronziamo, e la protegge dai raggi ultravioletti.

3emmer Dott.ssa Michela Alberta Toro, Biologo Nutrizionista

www.salute.gov.it

Krishan Datt Sharma, Swati Karki, Narayan Singh Thakur, and Surekha Attri. Chemical composition, functional properties and processing of carrot—a review. J Food Sci Technol. 2012 Feb; 49(1): 22–32.

Hossein Fallahzadeh, Ali Jalali,corresponding, Mahdieh Momayyezi, and Soheila Bazm. Effect of Carrot Intake in the Prevention of Gastric Cancer: A Meta-Analysis. J Gastric Cancer. 2015 Dec; 15(4): 256–261.

Coloriamo la nostra estate

La maggior parte dei malesseri che oggi avvisiamo sono di origine psico-fisica. Viviamo in un mondo accelerato, carico di input di vario genere, molto li percepiamo, molti altri invece arrivano al nostro sistema nervoso senza neanche accorgercene. Tutto questo tende a destabilizzare il nostro equilibrio creando piccoli corto-circuiti all’interno del nostro organismo. Ogni volta che ci sentiamo stressati, ci arrabbiamo e mangiamo senza valutare bene quello che mettiamo nel piatto, inquiniamo la capacità delle nostre cellule e dei nostri organi di comunicare tra loro. Siamo capaci di inquinarci facilmente, ma possiamo riuscire altrettanto a mandare al nostro sistema informazioni di benessere e di equilibrio? Cerchiamo ogni giorno di fare arrivare al nostro “sistema” un’informazione pulita come una passeggiata all’aria aperta nel verde, riuscire a dedicare tempo a qualcosa che ci piace fare veramente e non per dovere, bere acqua per pulire il corpo dalle tossine accumulate. Coloriamo la giornata con i colori dell’arcobaleno di frutta e verdura: giallo, arancio, rosso, verde, viola e bianco, chi più ne ha più ne metta! Frutta e verdura ovviamente fresca, di stagione, a km 0, con il loro potere antiossidante e ricche in minerali, vitamine e fibre. Nutriamoci delle cose belle e colorate della natura per rendere straordinaria questa nostra estate.

3emmer Valeria Depero, Naturopata