Ricetta di sorbetto di fragole

Ricetta di Sorbetto di fragole

Le proprietà antiossidanti delle fragole sono da attribuire al caratteristico colore rosso. L’antocianina, il pigmento che conferisce questo colore al frutto, è antiossidante e ad effetto anti aging. Inoltre le fragole hanno proprietà antinfiammatorie. Dal punto di vista nutrizionale, la fragola apporta innumerevoli benefici: pochissime calorie, consumate a fine pasto con una goccia di limone sono un ottimo sostituto dietetico del dolce, sono ricche di vitamina C, di potassio e acido folico.

A luglio possiamo trovare le cosiddette fragole tardive, una scusa in più per goderci ottimi dessert, per questo abbiamo preparato una ricetta di Sorbetto di fragole da fare in casa.

preparazione: 15 minuti

difficoltà : bassa

caratteristiche: vegana, senza uova, senza latticini e glutine.

 

Ingredienti per 4 persone:

200g di fragole

1,8 dl di acqua

80g di zucchero di canna integrale

il succo di 1 arancia

il succo di 1 limone

1 mazzetto di menta fresca

una decina di fragole e qualche nespola o albicocca per decorare

 

Preparazione

  1. Sciogliere lo zucchero nell’acqua in un pentolino. Bollite finché otterrete uno sciroppo omogeneo.
  2. lavate, pulite le fragole e frullatele con metà dello sciroppo. Aggiungete il succo d’arancia e limone, lo sciroppo rimasto e frullate nuovamente.
  3. Versate il composto in una vaschetta d’acciaio inossidabile e fatelo solidificare nel surgelatore. Frullatelo di nuovo e lasciatelo rapprendere un’altra volta nel surgelatore.
  4. Distribuite il sorbetto in coppette trasparenti, decoratelo con la frutta a fettine e alcune foglie di menta fresca.

 

Varianti: con lo stesso procedimento potete preparare sorbetti di nespole, mirtilli, lamponi, pesche o albicocche.

 

cibi fermentati

7 cibi fermentati per la salute dell’intestino

I batteri che si riproducono durante il processo della fermentazione sono alla base di numerosi prodotti della nostra cucina, dal pane al vino. In generale, sono una vera iniezione di microrganismi benefici per il nostro apparato digerente: vediamo i più salutari.

 

Più batteri buoni e meno batteri cattivi, così il nostro intestino funziona bene!

La fermentazione è un processo chimico che consente di liberare l’energia contenuta nello zucchero glucosio, per renderla utilizzabile, ed è compiuta da lieviti e batteri in assenza d’ossigeno.

Ad essa si devono prodotti come pane, vino, birra, formaggi, aceto, yogurt e altro ancora. Si tratta di un procedimento antico, utilizzato per secoli per conservare più a lungo i cibi.

Le proprietà benefiche di cibi e bevande fermentate si notano in una più favorevole digestione e benessere dell’apparato digerente: questo perché essi contribuiscono ad aumentare il numero di batteri “buoni” che transitano nel nostro intestino, contribuendo quindi alla sua regolarizzazione. La flora batterica sana inoltre, è indispensabile per avere un sistema immunitario forte e per regolarizzare l’umore: infatti, proprio la flora batterica è responsabile della produzione del 95% di serotonina presente nel nostro corpo, volgarmente chiamata la molecola della felicità.

 

Lo yogurt è uno dei i cibi fermentati per eccellenza:

nasce infatti dall’azione di due microrganismi, il Lactobacillus bulgaricus e lo Streptococcus thermophilus che, riproducendosi velocemente, aumentano il livello di acidità del latte, trasformando il lattosio in acido lattico, che provoca in bocca il tipico sapore gradevolmente acidulo e in un secondo momento lo coagulano leggermente, addensando le proteine come la caseina, provocando nello yogurt l’aspetto cremoso che tutti conosciamo. I benefici dello yogurt sulla digestione sono noti da sempre: è un vero e proprio pieno di fermenti lattici che aiutano l’apparato digerente e rafforzano il sistema immunitario.

 

 Il nuovo Kefir, bevanda per il colesterolo e la salute

Il kefir è una bevanda originaria del Caucaso, che si produce applicando al latte (di mucca o di capra) o all’acqua un complesso di kefiran, batteri e lieviti. Il kefiran è il complesso di polisaccaridi prodotto dagli stessi lieviti e batteri. Il kefir aiuta a regolarizzare il funzionamento dell’intestino, a riequilibrare la flora intestinale e a contrastare il colesterolo “cattivo”.

 

La vitamina B dei crauti aiuta la mucosa intestinale

Anche i crauti sono un prodotto fermentato: la materia prima è il cavolo cappuccio, che contiene già la flora batterica necessaria alla fermentazione. Oltre agli effetti positivi sulla flora intestinale, l’acido lattico dei crauti e la vitamina B aiutano la mucosa dell’intestino danneggiata a ricostituirsi.

 

L’utilizzo del lievito madre nella panificazione rende il pane più digeribile

La lenta fermentazione permette inoltre la nascita di una maggiore quantità di lactobacilli benefici come Saccharomyces, Candida, Lactobacillus, Pediococcus, Weissella e Leuconostoc, utili al nostro apparato digerente.

 

Anche l’aperitivo può essere salutare con le Olive fermentate

La fermentazione è applicabile anche alle olive, mediante l’aggiunta di Leuconostoc mesenteroides e Saccharomyces cerevisiae, oltre a Lactobacillus plantarum e brevis. Esistono in realtà due tecniche di preparazione: quella spagnola e quella greca. Entrambe con numerosi benefici sul nostro apparato digerente.

 

Il Tè kombucha, dolce, salutare e fermentato

Diffuso in Estremo Oriente, è il prodotto della fermentazione del tè mediante l’utilizzo di un fungo particolare chiamato Scoby e succhi di frutta naturali, e può essere aromatizzato con  noce di cocco o di zenzero e limone. Facilita la digestione, aiutando non solo l‘intestino ma anche lo stomaco. È considerato benefico anche per le persone che soffrono di calcoli renali.

 

crostata alla marmellata bio

Ricetta crostata alla marmellata BIO

I prodotti che derivano da agricoltura biologica hanno recentemente ricevuto conferma del loro effetto benefico in uno studio francese di cui abbiamo parlato qualche settimana fa.

Vediamo una ricetta semplice, con pochi grassi, senza glutine e con una marmellata senza zuccheri aggiunti di origine biologica; adatta per colazione o spuntini.

Utilizzeremo la farina di riso, facile da lavorare con un gusto delicato e facilissima da digerire e sostituiremo i classici ingredienti con alternative bio.

 

Ingredienti

300 gr di farina di riso biologico

10 gr di stevia

70 gr di ricotta fresca

1 uovo

1 tuorlo d’uovo

1 cucchiaino di lievito per dolci

1 pizzico di sale

1 vasetto di marmellata bio senza zuccheri aggiunti

 

Mescolate in una ciotola capiente la farina di riso assieme al lievito, la stevia  e il sale. Quindi aggiungete la ricotta fresca  e lavorate il tutto con la punta delle dita, fino ad ottenere un composto omogeneo.

Fate una conca al centro del composto e procedete aggiungendo l’uovo e il tuorlo. Impastate il tutto fino ad ottenere una pasta morbida ma non appiccicosa.

Dopo aver ottenuto la pastafrolla per la vostra crostata alla marmellata bio

 

Prendetela e formateci una palla e avvolgetela nella pellicola trasparente alimentare. Fatela riposare in frigorifero per almeno mezz’ora. Passato il tempo, riprendetela e mettetene da parte un terzo

Stendete i due terzi rimanenti su carta da forno fino ad ottenere un disco non troppo sottile (3/4 mm di spessore) e di circa 30 cm di diametro. Sollevate con tutta la carta e deponetelo in una teglia rotonda. Rivestite bene i bordi facendo sbordare eventualmente la pasta fuori dalla teglia.

Per fare le strisce della crostata:

 

tagliate la pasta eccedente il bordo della teglia e aggiungetela a quella messa da parte in precedenza. Bucherellate la base della crostata con una forchetta e spalmate la marmellata bio sul disco di pasta in maniera omogenea.

Stendete la pasta frolla rimasta e ricavate, con il taglia pasta liscio o dentellato, delle strisce di circa 2 cm di larghezza. Utilizzate queste strisce di pasta frolla per rifinire il bordo esterno della crostata e per formare la classica gratella centrale.

Cuocete la crostata alla marmellata in forno ventilato per 30 minuti a 180 °C. Una volta che si sarà ben dorata in superficie, sfornatela e fatela intiepidire prima di toglierla dalla teglia.

 

Vuoi renderla più friabile?

Se volete rendere la  crostata bio più friabile si può procedere togliendo 30-50 grammi di farina di riso a favore di 30 grammi di maizena, questo ad inizio procedimento.

Si può inoltre aggiungere un filo di olio extravergine d’oliva o di lino, sacrificando circa 10 grammi di ricotta.

alimenti bio fanno bene alla salute

Alimenti BIO fanno bene alla salute, il primo studio che trova una correlazione

Consumare alimenti bio è diventata, oltre che una consapevole abitudine, anche una scelta sana. Lo conferma il primo studio pubblicato a finire 2018 in Francia.

Come si fa un alimento bio?

L’agricoltura biologica affonda le proprie radici su un grande risparmio energetico: non vengono usati prodotti di sintesi derivati dal petrolio e si riducono notevolmente i consumi energetici per le lavorazioni del terreno il quale, accumulando humus, diviene più soffice e immobilizza nello stesso tempo moltissima anidride carbonica che diventa sostanza organica, diminuendo inoltre l’effetto serra.

Gli alimenti bio vengono prodotti senza uso di pesticidi, concimi chimici di sintesi, ormoni, additivi, coloranti e conservanti; gli organismi geneticamente modificati (ogm) sono vietati;

 

Insetticidi, erbicidi, fungicidi.. sono interferenti endocrini:

 

Gli interferenti endocrini sono sostanze chimiche che possono alterare l’equilibrio ormonale degli organismi viventi, essere umani compresi. Gli interferenti endocrini possono quindi ‘’accendere’’ o ‘’spegnere’’ o modificare i normali segnali inviati dagli ormoni: i loro effetti sono preoccupanti, proprio perché insidiosi e subdoli. L’elenco di queste sostanze è lungo ma non definitivo, e vi figurano anche alcuni pesticidi, sebbene si tratti di sostanze attentamente valutate e controllate rispetto le quali si mantiene alta l’attenzione in tutta Europa.

Dosi anche molto basse di diversi interferenti endocrini nell’ambiente e negli alimenti, con la stessa azione, potrebbero sommarsi fino ad indurre un effetto tossico significativo.

 

Esiste un’associazione tra una dieta a base di alimenti bio (cioè una dieta meno suscettibile di contenere residui di pesticidi) e il rischio di cancro?(1)

 

Sul finire del 2018, JAMA Internal Medicine, pubblica il primo articolo che mette in relazione il consumo di alimenti bio con un risvolto nella salute. 

Sebbene gli alimenti bio siano privi di pesticidi o additivi chimici di genere, pochi studi avevano esaminato il loro reale effetto sull’uomo.

In questo studio prospettico di coorte, realizzato tra il 2009 e il 2016, basato su quasi 70.000 volontari adulti francesi, sono stati inclusi i dati dei partecipanti con informazioni sulla frequenza del consumo di alimenti biologici e sull’assunzione di cibo. Per 16 prodotti, i partecipanti hanno segnalato la loro frequenza di consumo di alimenti biologici etichettati: mai, occasionalmente o la maggior parte delle volte; ed è stato quindi calcolato un punteggio di cibo biologico.

 

 68 946 partecipanti di cui il 78% donne di età compresa tra i 30 e 58 anni:

 

Durante lo studio sono stati diagnosticati tumori al seno, alla prostata, alla pelle e al colon, e i ricercatori hanno potuto osservare come alti punteggi di alimenti biologici sono stati inversamente associati al rischio complessivo di cancro.

Si tratta della prima osservazione di questo genere, che potrebbe aprire la strada per studi più approfonditi per capire il reale effetto degli alimenti bio.

 

(1) Baudry J, Assmann KE, Touvier M, et al. Associazione della frequenza del consumo di alimenti biologici con il rischio di cancro : risultati dello studio prospettico di coorte NutriNet-Santé . JAMA Intern Med. 2018; 178 (12): 1597-1606. doi: 10.1001 / jamainternmed.2018.4357

 

Le micorrize una strategia di difesa ecosostenibile per l’orto bio a casa

 

La coltivazione con metodo biologico, anche a casa, non vuol dire essere perennemente in balia delle avversità e assistere impotenti agli attacchi di insetti e malattie funginee. Queste problematiche che possono distruggere il raccolto non si combattono solamente con l’uso di pesticidi o fungicidi chimici ma anche con strategie di difesa ecosostenibili, che prendono spunto da processi già esistenti in natura: la micorriza.

Per micorrize si intende un rapporto di simbiosi tra funghi e apparato radicale della pianta che comporta un reciproco scambio di vantaggi tra i due organismi coinvolti: nel nutrimento e nella creazione di un ambiente favorevole a microrganismi utili e sfavorevole a patogeni e parassiti.

alternative vegetali al latte

Alternative vegetali al latte: le 4 migliori opzioni

Il latte è un alimento fondamentale nella fase di sviluppo, meno indicato e spesso più difficile da digerire da adulti, vediamo 5 alternative al latte da provare a colazione.

Perché il latte risulta difficile da digerire?

Il latte di mucca è composto per l’80% di acqua, un buon tenore di proteine e di grassi (di cui circa il 50% è costituito da acidi grassi saturi come l’acido palmitico, circa il 25% da acidi grassi insaturi come l’acido oleico, mentre il resto è costituito da acidi grassi polinsaturi come l’acido linoleico), Vitamine  A, B1, B2, B3, B5, B6, biotina, acido folico, B12, C, D, E, e minerali.

E’ questa sua ricchezza che ne fa un alimento fondamentale nella fase di sviluppo

I carboidrati del latte sono rappresentati dal lattosio, molecola che viene digerita dall’enzima lattasi. Crescendo, questo enzima diminuisce e di conseguenza diminuisce la nostra capacità di digerire correttamente il latte.

Inoltre le proteine del latte, sono sostanze verso cui alcune persone sviluppano ipersensibilità.

 

Cosa dice la ricerca sul consumo di latte?

Diversi studi,tra cui uno studio del 2012 pubblicato sulla rivista BMC Dermatology  hanno dimostrato che il consumo di latte ha un ruolo nella formazione dell’acne, in particolare: ‘’La dieta a carico glicemico e le frequenze di assunzione di latte e gelato erano positivamente associate all’acne vulgaris’’.

Nel 2014 è la volta dell’ International Journal of Cancer che pubblica uno studio sull’associazione tra il consumo di latte e il possibile rischio di cancro alle ovaie e alla prostata , questo per i possibili effetti tossici diretti dei metaboliti del lattosio sugli ovociti o mediante stimolazione compensatoria della gonadotropina.

Inoltre non è dimostrato da nessuno studio che il latte, in età adulta, possa migliorare lo stato di salute delle ossa.

 

Le alternative del latte quali caratteristiche devono avere?

Molte alternative al latte a base vegetale forniscono nutrienti simili e possono essere altrettanto nutrienti del latte convenzionale. È importante evitare le alternative del latte con ingredienti nascosti che possono avere un impatto negativo sulla salute. Questi includono:

 

Zucchero: lo zucchero è camuffato da molti nomi (ad esempio saccarosio, destrosio, glucosio, fruttosio, sciroppo di fruttosio, sciroppo di glucosio, maltodestrine, lattosio, maltosio, ecc.) La dipendenza da zucchero è un vero problema, motivo per cui è consigliabile evitare zuccheri aggiunti il più possibile .

Aromi naturali: questi includono componenti aromatici derivati ​​da prodotti vegetali o animali. Tuttavia, non hanno più nulla in comune con il cibo da cui provengono, a parte gli stessi componenti chimici.

Regolatori acidi: i regolatori acidi, come i fosfati, vengono aggiunti alle alternative del latte per mantenere il pH durante lo stoccaggio. Tuttavia, qui c’è molta polemica che circonda l’uso di alte concentrazioni di fosfati come additivo alimentare, motivo per cui dovrebbero essere consumati solo in piccole quantità.

 Le 4 migliori alternative al latte:

 

  1. LATTE DI COCCO

Il latte di cocco è una buona alternativa priva di latticini. È prodotto a partire dal cocco ed è una buona fonte di sostanze nutritive, tra cui magnesio, ferro e potassio. Il latte di cocco contiene anche acido laurico, un acido grasso a catena media che viene facilmente assorbito dal corpo e utilizzato per produrre energia.

  1. LATTE DI MANDORLE

Il latte di mandorla – una miscela di mandorle e acqua finemente macinate – è una valida alternativa al latte  per chi vuole evitare i latticini. È quasi privo di allergeni e non contiene né lattosio, né proteine ​​di soia né glutine. Il latte di mandorla ha proprietà anti-infiammatorie e può essere più facile da digerire rispetto al latte.

Unici nei del latte di mandorla sono che viene spesso addolcito con zucchero aggiunto e arricchito con molti altri nutrienti. La cosa migliore da fare è comprare del latte di mandorle semplice e biologico.

 

  1. IL LATTE DI RISO

Il latte di riso è un alimento particolarmente adatto per chi ha problemi di funzionalità intestinale, in particolare, della mobilità del colon, poiché ne aiuta la regolarizzazione.

 

E’ altamente digeribile perché ricco di zuccheri semplici, privo di colesterolo e quindi adatto a chi ha problematiche come dislipidemie, trigliceridi alti e problemi cardiovascolari.

 

  1. LATTE D’AVENA

Il latte d’avena è un’altra buona alternativa al latte, poiché non contiene né latte né proteine ​​del latte.

Il chicco di avena è ricco di fibre, ha carattere saziante ed è un valido alleato nella gestione degli stati ansiosi.

Secondo alcuni studi l’avena sembrerebbe anche ridurre i livelli di trigliceridi e di colesterolo “cattivo” nel sangue. L’utilizzo di avena è vantaggioso in caso di stitichezza. Il latte d’avena può essere un valido aiuto anche per chi segue diete dimagranti: attenua il senso di fame ed è al contempo un prodotto ipocalorico.

la spesa di giugno

La spesa di Giugno

Nel mese di giugno maturano frutta e verdura prelibati da gustare in insalate o da consumare per una intera giornata detossificante. Portiamo a tavola anche pesce azzurro e legumi per fare il pieno di omega-3 e vitamina D.

Cosa portare a tavola ad inizio estate

I campi per la spesa di giugno sono ricchi, preferiamo dove possibile la spesa a kilometro 0 dal contadino vicino casa: aglio fresco, asparagi, bietole, carote, cetrioli, cicoria, cipolle, fagiolini, fave, fiori di zucca, lattuga, tutte le insalatine da taglio, patate novelle, ortica, pomodori, piselli, rabarbaro, ravanelli, rucola, sedano, tarassaco, zucchine.

A giugno arrivano le albicocche, perfette per l’estate e per la tintarella. Ricchissime di caroteni, aiutano la pelle ad abbronzarsi.

Largo uso inoltre della frutta rossa e viola: amarena, ciliegia, fragola, melone, mora di gelso, nespola del Giappone, pera, prugna, pesca, pesca noce, lampone, ribes, uva spina.

 

Una giornata detox per la salute della flora batterica

 

Con questa ricca varietà di frutta e ortaggi è semplice, oltre che salutare, dedicare una giornata interamente ai prodotti della terra: una giornata detox.

Bastano 1-2 giornate al mese a base di frutta e verdura per permettere alla nostra flora batterica di rigenerarsi e permettere a batteri come l’Akkermansia muciniphlia di ripulire le pareti del canale digerente.

Attenzione alle dosi: è meglio non superare i due frutti per pasto onde evitare l’innalzamento della glicemia, mentre le verdure andrebbero mangiate crude, cotte al vapore o lessate, con un filo olio extravergine di oliva.

 

La spesa di giugno ricca di omega-3 per la salute della pelle

 

A giugno il nostro mare abbonda di cefalo, dentice, merluzzo, sardina, orata, spigola, sogliola, tonno, triglia.

La sardina in particolare, consigliata anche dalla ‘’guida al pesce giusto’’, vede la sua popolazione raddoppiare in un tempo medio (pochi anni) sopportando gli effetti della pesca commerciale. Ha carni molto buone, è ricca di Omega-3 e ha prezzo molto economico.

Sono un’ottima scelta se provengono dalla piccola pesca costiera o da pesca certificata sostenibile. La taglia minima è di 11 cm.

Per una buona scorta di omega-3 è importante inoltre condire i piatti con i semi di lino o di chia quindi, non dovranno mancare i semi nella spesa di giugno.

Gli Omega 3 e gli Omega 6 hanno un ruolo essenziale nella struttura della pelle e nel suo aspetto. Sono incorporati nelle membrane cellulari dell’epidermide, e aiutano a mantenerne la funzione di barriera e a prevenirne la secchezza. Inoltre, una dieta ricca di Omega 3 protegge la pelle dai danni dei raggi solari: eritemi e scottature, frequenti soprattutto in estate.

 Salmone, aringhe e una tintarella sotto il sole per ossa e denti sani

 

Rimaniamo nel reparto pescheria ed aggiungiamo al carrello della spesa di giugno il salmone e le aringhe che con circa 25 µg/100 grammi di vitamina D sono tra i cibi più ricchi.

Per produrre la quantità di vitamina D3 necessaria per un efficiente funzionamento dell’organismo sono sufficienti 15 minuti al giorno di esposizione al sole, essa infatti viene sintetizzata dalla pelle a partire dal precursore 7-deidrocolesterolo in seguito all’esposizione ai raggi solari.

La vitamina D è essenziale per una corretta mineralizzazione delle ossa e dei denti durante l’accrescimento e per mantenere un’adeguata massa ossea e l’integrità dello smalto nel corso della vita adulta.

Inoltre, la vitamina D contribuisce a mantenere normali livelli di calcio nel sangue.

polpette vegetariane

Polpette che passione: idee per polpette vegetariane

Per una cena in compagnia che non sia mai banale, la polpetta si presta perfettamente.

Un piatto gioviale e dotato di infinite versioni che può essere gustato con sugo o creme; polpette fritte, cotte al forno o in padella.

La polpetta mette d’accordo tutti: è possibile infatti prepararne di vegetariane, di vegane, polpette di carne o di pesce, ma anche polpette senza glutine.

La ricetta di oggi proposta dalla Biologa Nutrizionista Dott.ssa Raffaella Silvi, sono polpette di fagioli freschi e lattuga.

Ricchi di fibre, che stimolano il metabolismo assicurando contemporaneamente il senso di sazietà, i fagioli, ed i legumi in generale, andrebbero consumati tutti i giorni.

Contengono la lecitina, fosfolipide utile in caso di ipercolesterolemia, hanno un ottimo apporto proteico e sono una miniera di calcio, fosforo, potassio e ferro.

 

Polpette che passione! Ricetta per polpette vegetariane:

 

Polpette di fagioli freschi e lattuga:

Preparazione: 30 minuti

Cottura: 1 ora e 30 minuti

Difficoltà: bassa

Adatta anche ai vegani perché senza uova e latticini.

 

Ingredienti per 4 persone:

 

300g di fagioli borlotti freschi

300g di lattuga

50g di mollica di pane raffermo

1 spicchio d’aglio (facoltativo)

2 cipolle piccole

Qualche foglia di maggiorana e salvia

6 cucchiai di olio extra vergine di oliva

farina, peperoncino in polvere, sale marino integrale q.b.

qualche foglia di insalata e qualche pomodoro a ciliegina per decorare.

 

  1. Cuocete per 1 ora i fagioli in abbondante acqua leggermente salata e aromatizzata con salvia, aglio e una cipolla affettata.
  2. Tagliate a strisce la lattuga, prima lavata, escluse alcune foglie per decorare.
  3. Tritate fine la cipolla rimasta e fatela rosolare per 2-3 minuti a fiamma bassa con poco olio, in una padella capiente con qualche fogliolina di maggiorana. Aggiungete la lattuga, un pizzico di sale, 2 cucchiai di acqua, coprite e stufate per 10 minuti.
  4. Unite i fagioli con un paio di cucchiai del loro brodo (usate il resto per una minestra). Mescolate, controllate il sale e fate evaporare l’eventuale liquido rimasto.
  5. Tritate il tutto con la mollica di pane leggermente inumidita e “strizzata” e una foglia di salvia. Controllate nuovamente di sale.
  6. Formate con il composto delle polpette rotonde, leggermente schiacciate. Passatele nella farina, premete su ciascuna un pezzettino di  foglia di maggiorana e fatele dorare da entrambi i lati con poco olio, in una padella dal fondo pesante.
  7. Servite le polpette calde o tiepide decorate con insalata e pomodorini tagliati a spicchi e accompagnate con peperoncino in polvere da aggiungere a piacere.

 

Possibili varianti, anche per diete senza glutine

 

Usate 200g di fagioli secchi precedentemente cotti (cannellini, azuki, borlotti); per le diete senza glutine sostituite il pane con qualche cucchiaio di farina di ceci; invece della lattuga provate scarola o erbette.

metodo3emme in gravidanza

Metodo3EMME in gravidanza

Quando parliamo di gravidanza è importante affrontare il concetto di alimentazione. Tante mamme, nel momento in cui si scoprono tali, iniziano a porsi domande su cosa e quanto mangiare. Troppe donne, invece, non hanno ancora consapevolezza di quanto l’alimentazione influenzerà la vita del nascituro.

L’alimentazione della donna in gravidanza deve essere consapevole.

La parola dieta non deve essere fraintesa: in gravidanza si parla di alimentazione corretta e consapevole, seguendo i principi della vera dieta mediterranea, facendo attenzione allo sviluppo del bambino ed alle modificazioni corporee della madre.

Nel primo trimestre di gravidanza avvengono le divisioni cellulari a carico del bambino e la formazione degli organi. Nel secondo e terzo trimestre avviene il 90% della crescita corporea fetale. Già durante la vita endouterina il feto è capace di riconoscere i sapori e le prime papille gustative compaiono a circa 8 settimane di gestazione. Il feto inizia deglutire (liquido amniotico)  a 12 settimane di gestazione.

Una dieta ricca di frutta e verdura (caratterizzata da gusto amaro) influenzerà in seguito i gusti del bambino che preferirà questi alimenti e li sceglierà da adulto. L’esposizione ad una sovra-nutrizione nella vita fetale genera una serie di risposte neuro-endocrine che influenzano lo sviluppo del tessuto adiposo e del sistema centrale di regolazione dell’appetito. Le scelte alimentari che compie la mamma durante la gravidanza andranno ad influenzare, insieme ad altri fattori di stress ambientali, una risposta biologica ereditabile trasmessa alla prole (epigenetica).

Lo stile di vita materno interferisce nello sviluppo fetale con un impatto importante a media e lunga durata sulla vita post natale.

Durante la gravidanza è consigliabile un’alimentazione stile metodo3EMME, ovvero un alimentazione molto varia con frutta e verdura mangiata dalle 5 alle 7 volte al giorno.

 

Le regole base dunque saranno:

Frutta e verdura (locale, stagionale  e fresca)

Cereali integrali

Legumi

Olio extravergine di oliva monovarietale spremitura a freddo

Proteine vegetali abbinati ai cereali integrali per avere a disposizione tutti gli aminoacidi  (in giusta quantità, preferibilmente da pesce azzurro di piccola taglia e carni bianche)

 

In gravidanza attenzione al tipo di cottura: da preferire è sicuramente quella al vapore, in quanto mantiene inalterate la maggior parte dei macro e micronutrienti contenuti negli alimenti.

 

Bere almeno 1, 5 litri di acqua oligominerale al giorno. Eliminare bibite dolci, gassate e superalcolici. Come dolce ci si possono concedere anche 5 porzioni settimanali di cioccolato, purché sia fondente oltre il 75%. Questa qualità è infatti più povera di zuccheri, ma ricca di teobromina, importante per la prevenzione dell’ ipertensione arteriosa e utile nel mantenimento dello stato dell’umore.

Cos’è il Maternity Blues?

La condizione di maternity blues è anche detta sindrome del terzo giorno, infatti emerge tipicamente 2-3 giorni dopo il parto e scompare entro un decina di giorni circa. È caratterizzata da ansia, frequente pianto, stanchezza, ipersensibilità, instabilità dell’umore, tristezza, confusione. Colpisce il 50-80% delle neomamme. Da non confondere con la depressione post partum, che si distingue innanzi tutto dal fatto che lo stato di umore alterato dura molto di più di 10 giorni, la mamma tende a non rasserenarsi, continua ad essere nervosa, irritabile, triste o non volersi occupare del bambino, avere disturbi del sonno o dell’alimentazione per più di due settimane. A volte la depressione inizia a manifestarsi anche tre, quattro mesi dopo il parto.

ll maternity blues  post gravidanza è una condizione che scompare da sola, anche il contatto pelle a pelle col neonato risulta essere molto efficace…

Si può comunque fare tanto per il benessere di mamma e bambino: dare alla mamma la possibilità di sfogare i propri sentimenti e le paure, sostenerla e ascoltarla.

Migliorare la fase del sonno con infusi di camomilla o melissa o valeriana prima di dormire, in aggiunta a magnesio,  e ridurre lo stress con piccoli esercizi di Yoga per sciogliere le tensioni o brevi camminate.

 

varianti di hummus

Varianti di Hummus di tutti i colori

L’Hummus è una salsa mediorientale a base di ceci e pasta di sesamo.

È sempre più conosciuta e amata anche se non tutti sanno che è semplicissima da preparare.

La si trova di frequente nei percorsi alimentari, come in  A17 della Dottoressa Maristella Marchetti, in quanto è ricca di ferro, calcio e magnesio  e conserva tutte le proprietà dei suoi componenti principali, ovvero ceci e sesamo. .

Originario del Libano è semplice da preparare e adatto a tanti piatti, infatti, la sua consistenza permette di spalmarlo, di consumarlo come vellutata o di creare fondi e contorni per i piatti.

Nella ricetta di oggi vi spieghiamo come preparare varianti di hummus per darle colore, per assaporarlo con i gusti della primavera e dell’estate: Hummus base, Hummus verde, Hummus viola, Hummus rosso, Hummus giallo

Semplice da fare, sano e ipocalorico… ecco come preparare varianti di Hummus

Ingredienti per la base: (per 4 persone)

Ceci 250g

Limone  1

Aglio 1 spicchio

Olio EVO 5 cucchiai

Sale integrali 1 cucchiaino

1 cucchiaio di Tahina

 

Condimenti per i colori:

Barbabietole 2 (Viola)

Piselli 150 g (Verde)

Peperone rosso e peperoncino  (Rosso)

Curcuma e cavolfiore (Giallo)

 

Preparazione:

Per prima cosa la Tahina è semplicemente una crema ottenuta dai semi di sesamo tostati, si trova già pronta in tanti negozi etnici oppure si può fare in casa tostando, appunto, i semi di sesami leggermente, perché mantengano un sapore delicato senza retrogusto amaro, macinati poi in farina e miscelati con olio fino a ottenere una crema.

Sarà sufficiente mixare tutti gli ingredienti nel mixer facendo attenzione alle dosi per bilanciare bene i sapori, è bene scaldare prima i ceci con le spezie.

A questo punto a seconda dei gusti basterà scegliere un condimento, cuocerlo preferibilmente a vapore o a bassa temperatura e aggiungerlo al composto per ottenere un colore.

ricetta per l'osteoporosi

Ricetta per l’osteoporosi: penne ai calamaretti e ceci

L’osteoporosi è un fenomeno in crescita con l’aumentare dell’aspettativa di vita della popolazione.

È una malattia che colpisce la densità e la qualità delle ossa, determinando una maggiore fragilità dello scheletro e il rischio di fratture. Affligge una donna su tre e un uomo su cinque, ma una dieta sana e ricca di minerali e vitamine aiuta efficacemente a combatterla..

Calcio e vitamina D per prevenire l’osteoporosi

Il calcio è il minerale principale del tessuto osseo; il suo assorbimento avviene attraverso la vitamina D, un ormone che il nostro organismo sintetizza a livello della pelle, sotto lo stimolo dei raggi UV.

Entrambi possono essere assunti a seconda dell’età e dello stile di vita: la possibilità di vivere all’aperto, la pigmentazione cutanea, e soprattutto, possono essere introdotti nella nostra dieta attraverso gli alimenti.

Naturalmente ricchi di calcio sono pesce, uova, verdure, legumi, frutta secca e le acque minerali.

La vitamina K2 per trasferire il calcio dai vasi sanguigni alle ossa

Una buona ricetta per l’osteoporosi deve includere anche la preziosa vitamina K2 che, attivando una serie di speciali proteine che mobilizzano il calcio, promuove l’osteocalcina che attira il calcio nelle ossa e nei denti e attiva anche un’altra proteina chiamata MPG  la quale mobilizza il calcio dai tessuti molli e dalle arterie, luoghi dove questo importante minerale può risultare dannoso, infatti, il fenomeno dell’aterosclerosi è aggravato da un eccesso di calcio.

Ricorda: una flora batterica sana sintetizza una buona quantità di vitamina K2!

 

Penne ai calamaretti con broccoli, asparagi e ceci

 

Ingredienti per 2 persone:

160 g di penne rigate,

130 g di calamaretti

50 g di ceci secchi,

100 g di broccoli,

100 grammi di pomodorini,

1 spicchio d’aglio,

1 scalogno,

mezza  carota,

1 mezza costa di sedano,

1 ciuffo di prezzemolo,

1 cucchiai di vino bianco

Peperoncino

olio extravergine d’oliva

sale.

 

Sciacquate bene i ceci — che avrete lasciato a bagno per almeno 24 ore — e lessateli in pentola a pressione con l’aglio in 1,5 litri di acqua fredda non salata, per 90 minuti. Scolateli e teneteli da parte.

Lavate i broccoli e asparagi, divideteli a cimette e cuoceteli a vapore per 10 minuti. Pulite i calamaretti e tagliateli finemente.

Tritate insieme carota, sedano e scalogno e cuoceteli a fuoco basso con 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva e 1 di vino bianco. Unite i pomodorini e il peperoncino e continuate a cuocere per almeno 10 minuti. Aggiungete i ceci, i broccoli, un pizzico di sale e cuocete per altri 5 minuti.

A questo punto unite i calamaretti e alzate la fiamma.

Cotte le penne, scolatele e versatele nella padella con il sugo, saltatele per un paio di minuti, spolverandole con il prezzemolo tritato, e servite.

Se preferite, potete guarnire con qualche foglia di basilico.