ricetta per l'osteoporosi

Ricetta per l’osteoporosi: penne ai calamaretti e ceci

L’osteoporosi è un fenomeno in crescita con l’aumentare dell’aspettativa di vita della popolazione.

È una malattia che colpisce la densità e la qualità delle ossa, determinando una maggiore fragilità dello scheletro e il rischio di fratture. Affligge una donna su tre e un uomo su cinque, ma una dieta sana e ricca di minerali e vitamine aiuta efficacemente a combatterla..

Calcio e vitamina D per prevenire l’osteoporosi

Il calcio è il minerale principale del tessuto osseo; il suo assorbimento avviene attraverso la vitamina D, un ormone che il nostro organismo sintetizza a livello della pelle, sotto lo stimolo dei raggi UV.

Entrambi possono essere assunti a seconda dell’età e dello stile di vita: la possibilità di vivere all’aperto, la pigmentazione cutanea, e soprattutto, possono essere introdotti nella nostra dieta attraverso gli alimenti.

Naturalmente ricchi di calcio sono pesce, uova, verdure, legumi, frutta secca e le acque minerali.

La vitamina K2 per trasferire il calcio dai vasi sanguigni alle ossa

Una buona ricetta per l’osteoporosi deve includere anche la preziosa vitamina K2 che, attivando una serie di speciali proteine che mobilizzano il calcio, promuove l’osteocalcina che attira il calcio nelle ossa e nei denti e attiva anche un’altra proteina chiamata MPG  la quale mobilizza il calcio dai tessuti molli e dalle arterie, luoghi dove questo importante minerale può risultare dannoso, infatti, il fenomeno dell’aterosclerosi è aggravato da un eccesso di calcio.

Ricorda: una flora batterica sana sintetizza una buona quantità di vitamina K2!

 

Penne ai calamaretti con broccoli, asparagi e ceci

 

Ingredienti per 2 persone:

160 g di penne rigate,

130 g di calamaretti

50 g di ceci secchi,

100 g di broccoli,

100 grammi di pomodorini,

1 spicchio d’aglio,

1 scalogno,

mezza  carota,

1 mezza costa di sedano,

1 ciuffo di prezzemolo,

1 cucchiai di vino bianco

Peperoncino

olio extravergine d’oliva

sale.

 

Sciacquate bene i ceci — che avrete lasciato a bagno per almeno 24 ore — e lessateli in pentola a pressione con l’aglio in 1,5 litri di acqua fredda non salata, per 90 minuti. Scolateli e teneteli da parte.

Lavate i broccoli e asparagi, divideteli a cimette e cuoceteli a vapore per 10 minuti. Pulite i calamaretti e tagliateli finemente.

Tritate insieme carota, sedano e scalogno e cuoceteli a fuoco basso con 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva e 1 di vino bianco. Unite i pomodorini e il peperoncino e continuate a cuocere per almeno 10 minuti. Aggiungete i ceci, i broccoli, un pizzico di sale e cuocete per altri 5 minuti.

A questo punto unite i calamaretti e alzate la fiamma.

Cotte le penne, scolatele e versatele nella padella con il sugo, saltatele per un paio di minuti, spolverandole con il prezzemolo tritato, e servite.

Se preferite, potete guarnire con qualche foglia di basilico.

cibi istaminici

I cibi ista…minici

Ci sono piatti talmente ben fatti da essere fotografati e postati sui social, l’arte dei food blogger ha contagiato un po’ tutti. Ma se ci sono cibi e piatti adatti a instagram, ci sono anche cibi e piatti istaminici, ovvero cibi che contengono istamina, Vediamo cos’è …

L’istamina è presente anche come “ingrediente naturale” in numerosi alimenti quotidiani.

Si tratta di un “mediatore chimico” ampiamente diffuso nell’organismo umano, in particolare a livello di cellule coinvolte nelle risposte allergica e immunitaria.

Un eccesso di questa sostanza provoca intolleranza con la comparsa di sintomi che possono facilmente essere scambiati per reazioni allergiche come:

 

  • Diarrea, dolori, pesantezza, crampi
  • Mal di testa
  • Eruzione cutanea
  • Nausea o vertigini
  • Irritazioni della muscosa nasale

Alte concentrazioni di istamina si trovano principalmente nei prodotti della fermentazione microbica quali formaggi fermentati, carni in scatola, vino o birra (inclusi pomodori, crauti spinaci, conserve, crostacei e frutti di mare, pesce e carne affumicata o in scatola e lieviti).

Normalmente, in un organismo sano, quando assumiamo questa sostanza attraverso attraverso gli alimenti viene degradata velocemente dalla diaminossidasi (DAO), un enzima presente a livello dell’intestino tenue, al fine di evitarne l’assorbimento, poiché l’istamina presente nel corpo e quella derivante dagli alimenti agiscono nello stesso modo.

Questo meccanismo non funziona correttamente nelle persone affette da intolleranza all’istamina, ovvero l’enzima DAO non è presente nel loro corpo in quantità sufficiente per poterla degradare dopo i pasti a livello dell’intestino tenue.

L’istamina è coinvolta nella risposta infiammatoria

L’istamina è una sostanza ad azione vasodilatatoria, ipotensiva e permeabilizzante, tutte caratteristiche molto importanti nei fenomeni infiammatori. Permette il rallentamento del flusso sanguigno e aumentata la permeabilità dei vasi in una zona appena colpita da un trauma, per facilitare il lavoro dei globuli bianchi.

Tutte le reazioni allergiche sono mediate da un innalzamento del livello di questa sostanza, anche quelle indesiderate. Perciò diventa importante, soprattutto per le persone più sensibili o con intolleranza, evitare il più possibile l’ingestione di istamina esogena, quindi dagli alimenti.

Alimenti ricchi di Istamina e alimenti istamino-liberatori

Se è semplice elencare gli alimenti che contengono istamina, che andranno evitati dai soggetti colpiti da allergie, è importante considerare anche gli alimenti che non la contengono, ma che sono in grado di stimolarne la liberazione da parte dell’organismo.

Alimenti  chiamati istamino-liberatori:

 

  • Cacao/cioccolato
  • Noci, nocciole, mandorle
  • Fragola, banana; ananas, papaya
  • Albume d’uovo
  • Carne di maiale
  • Caffè
zucchero-bianco- o-canna

Zucchero bianco o di canna?

Forse a causa del suo aspetto grezzo, o forse è per il suo sapore, ma molte persone sono convinte che lo zucchero di canna sia migliore di quello bianco. Sia da un punto di vista nutrizionale che calorico.

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Blue Monday: Kit di sopravvivenza

Come ogni gennaio, anche nel 2019 arriva il “giorno più triste dell’anno” il terzo lunedì del mese.

A dirlo sarebbe uno studio, il Blue Monday infatti, è il risultato di una complessa equazione elaborata nei primi anni 2000 da Cliff Arnall, psicologo che ha lavorato con l’Univerisità di Cardiff, in Galles.

Lo studioso avrebbe inserito una serie di variabili, dal meteo, ai soldi spesi per Natale, fino ai sensi di colpa e al calo motivazionale post-feste, per individuare il giorno esatto che raccoglie il valore massimale dei sentimenti negativi.

Il Kit di sopravvivenza al Blue Monday è un buon menù anti-tristezza associato ad un pizzico di inventiva. Sapore, colore, nutrienti, appagamento e anti stress vediamo come affrontare la giornata per ritemprare fisico e spirito:

Per reagire al giorno più triste dell’anno è meglio svegliarsi presto, farsi una lunga doccia calda e preparare uno Smoothie di banana e latte di mandorla che sia fresco, nutriente ma soprattutto buono. La banana abbassa la pressione, regolarizza l’intestino e favorisce il buon umore. Il latte di mandorla ha un alto contenuto di vitamine ed è un antiossidante naturale.

Smoothie di banana

Il Kit di sopravvivenza al Blue Monday è un buon menù anti-tristezza associato ad un pizzico di inventiva.

Come spesso succede, non si ha il tempo necessario per praticare sport. Gennaio contribuisce con le temperature a tenerci dentro al chiuso.

È comunque necessario fare del movimento, anche con qualche semplice e pratico esercizio in ufficio o sul posto di lavoro.

Alzarsi dalla sedia per fare 2 serie di piegamenti delle gambe leggeri, o cimentarsi a fare due volte in più le scale sono banali esempi per aumentare il movimento anche sul posto di lavoro, per favorire la circolazione sanguigna e migliorare l’ossigenazione di cervello e organi.

Un altro pratico esempio: se usi i mezzi pubblici, scendi una fermata prima e finisci il tragitto a piedi.

Pranzo leggero ma ristoratore. Gli antichi alchimisti consideravano il basilico come un’erba preziosa, in grado di trasformare le emozioni negative in positive. L’olio essenziale di basilico è impiegato come tonico del sistema nervoso. Un buon pranzo per esaltare questa pianta come, ad esempio, le trofie al pesto.

Concediti degli spuntini a metà mattina e metà pomeriggio con Cioccolata fondente, una tisana e tanta frutta.

Il cioccolato fondente è ricco di flavonoidi, composti chimici presenti nelle piante dall’alto potere antiossidante, capaci di bloccare l’azione negativa dei radicali liberi, ma soprattutto, è l’antidepressivo naturale più potente del Mondo.

Soluzione al Blue Monday: dare colore. Ecco l’insalata arcobaleno.

insalata arcobaleno

Post lavoro senza accendere i fornelli, una gustosa scodella bella da vedere e buona da mangiare per una cena pronta in 5 minuti.

Ingredienti:

  • 1 tazza di quinoa,
  • ½ avocado,
  • 30 grammi di cavolo rosso,
  • 6 ravanelli, 3 pomodori,
  • 2 cetrioli, melagrana e prezzemolo.

Rosso, verde, giallo, bianco, viola si incontrano per dare un tono alla tua serata.

Divertiti. Vai al cinema, esci con gli amici o rilassati a casa con un buon libro, insomma goditi la serata che il Blue Monday è già passato.

Perché è importante vivere DETOX?

Perché è importante vivere DETOX?

Xenobiotico, dal greco xeno e biotico ”straniero” e ”vita”, è qualsiasi sostanza estranea al nostro organismo. La conta è innumerevole: formaldeide, parabeni, ammine aromatiche, cobalto, piombo e nichel. Sono solo sostanze poco note ai consumatori e potenzialmente dannose per la salute, nascoste in molti oggetti che ogni giorni ci portiamo addosso: dai vestiti ai cosmetici, dalle tinture per capelli ai pigmenti per i tatuaggi, fino ai cellulari con le loro radiofrequenze.

Ma di sostanze tossiche ci nutriamo (additivi, coloranti, pesticidi, grassi cattivi, farmaci), respiriamo (idrocarburi, metalli pesanti) e soprattutto le produciamo noi stessi.

Sostanza tossica auto prodotta per eccellenza è il radicale libero, responsabile del danno ossidativo, dell’invecchiamento, della degenerazione cellulare e precursore delle malattie degenerative. Non sono da meno la tossicità indotta dallo stress e i nuovi “disruptors”: gli interferenti endocrini.

Un processo detox è fondamentale quando si perde peso per evitare che le sostanze tossiche che evadono dalla parte grassa tornino in circolo.

Per dribblare l’ipocondria da agenti tossici e allo stesso tempo difendersi dalle continue emergenze contaminanti, la cosa importante è avere abitudini sane, in una sola parola detox.

Il nostro organismo possiede diversi sistemi di detossificazione. Si tratta di sistemi specifici, come ad esempio ‘’l’alcol deidrogenasi’’ per eliminare l’alcol, e di generici come il citocromo p450 che rimuove le sostanze indesiderate in due fasi: la prima consiste nell’agganciare le sostanze tossiche, introducendo gruppi idrofili in modo da renderle più idrosolubili nel sangue quindi più facilmente escrete, nella seconda fase vengono formati coniugati che aumentano il peso molecolare e l’idrosolubilità dello xenobiotico per migliorare ulteriormente l’escrezione.

Sostenere questi sistemi e permettere agli organi deputati alla pulizia come fegato, reni, intestino, polmoni e cute di svolgere il loro lavoro in maniera efficiente è di fondamentale importanza.

Parte degli antibiotici somministrati agli animali da allevamento si addensano nella parte lipofila, il grasso. Si stima che chi mangia carne nel consumo medio pro capite in Italia (92 kg/annui) rischia di ingerire inavvertitamente 9 g di antibiotici.

Stesso destino nell’organismo umano: gli xenobiotici che evadono dai sistemi di disintossicazione si depositano nell’adipe sfruttando il loro grado di lipofilia. Ecco perché diventa fondamentale un processo di disintossicazione soprattutto quando si perde peso o quando il grasso corporeo viene rimodellato: queste sostanze evadono dalla parte grassa e tornano in circolo creando problemi sistemici. 

Al di là delle tecniche comuni di disintossicazione come l’emodialisi e le terapie chelanti, scegliere un percorso detox associato ad una riduzione del grasso corporeo ci libera e ci purifica.

Via libera quindi a frutta e verdura, meglio se biologici, agli alimenti antiossidanti ad alto indice ORAC che esprime l’efficienza degli antiossidanti presenti ed ai protocolli detox prescritti dal vostro medico, nutrizionista, farmacista o erborista di fiducia.

Noci e cervello Metodo 3EMME

Dall’aspetto all’effetto. Noci cibo per il cervello.

Tradizionalmente considerate utili come nutrimento del cervello per potenziare le capacità cognitive e della memoria e come aiuto nel sovraffaticamento cerebrale, le noci ottengono oggi il riconoscimento da parte della scienza della loro capacità di promuovere lo sviluppo dei neurotrasmettitori per le funzioni cerebrali.

 

Come spiega Paracelso nel De signatura rerum naturalium: “Esiste una corrispondenza tra tutte le cose perché la Natura è un unico organismo vivente dove le qualità delle piante si riflettono spesso nel loro aspetto”.
La signatura delle noci si riflette nelle seguenti caratteristiche: il mallo corrisponde ai tegumenti del cranio, il guscio al cranio, l’endocarpo alle meningi e il gheriglio ai due emisferi cerebrali.

Leggi anche: Con i sali… in zucca

Alcuni studi hanno evidenziato che il consumo regolare di noci apporta numerosi benefici al sistema nervoso, compresa la prevenzione delle malattie neuro degenerative, come demenza e morbo di Alzheimer.

 

Proteine, acidi grassi polinsaturi omega 3 e omega 6, vitamina A, vitamina E, vitamina B6 , fosforo, magnesio, calcio, ferro e zinco rendono le noci un’ottima fonte di nutrimento per il sistema nervoso.

Alcuni studi hanno evidenziato che il consumo regolare di noci apporta numerosi benefici al sistema nervoso, compresa la prevenzione delle malattie neuro degenerative, come demenza e morbo di Alzheimer, e può aiutare a dare i giusti apporti di serotonina.

La serotonina svolge un ruolo importante nella regolazione dell’umore, del sonno, della temperatura corporea, della sessualità e dell’appetito ed è coinvolta in numerosi disturbi neuropsichiatrici, come l’emicrania, il disturbo bipolare, etc.

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3EMMEr Valeria Depero, Naturopata

Ricette light con carota - Metodo 3EMME

3 Ricette light a base di carote

Tra tutti gli ortaggi che arrivano sulle nostre tavole, la carota è sicuramente tra quelli più apprezzati. Il motivo può essere il suo sapore buono e “fresco”; oppure il suo colore caratteristico, un arancio vivo decisamente particolare; oppure ancora – e qui è dove vogliamo concentrarci – il fatto che sia un vero e proprio toccasana per la nostra salute.

La carota, infatti, contiene minerali (ferro, calcio, magnesio, rame e zinco), vitamine (vitamina A e vitamina C) e, soprattutto, beta-carotene in grandissima quantità (sono l’alimento che ne contiene di più in natura). Basti pensare che 30-40 g di carote soddisfano interamente il nostro bisogno giornaliero.

Finito il tempo delle introduzioni, ora è il momento di passare alla cucina. Oggi vogliamo mostrarvi tre modi originali e gustosi per utilizzare le carote. Seguiteci!

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Ricetta 1: Zuppa light di carota, zucca e zucchine

Iniziamo con un primo piatto semplice e caldo, perfetto per le tiepide giornate primaverili: una zuppa con carota, zucca e zucchine.

Ingredienti (per 4 persone):

– 500 grammi di carote (cioè 6 di medie dimensioni)
– 500 grammi di zucca
– 500 grammi di zucchine
– 2 cucchiaini di olio d’oliva (meglio se spremuto a freddo)

Per prima cosa lavate e pulite con cura le verdure, poi tagliatele a dadini. Nel frattempo mettete una pentola d’acqua sul fuoco.

Appena l’acqua bolle, versate le carote nella pentola e lasciatele cuocere per circa 7 minuti. Trascorso questo tempo, buttate in pentola la zucca. Aspettate altri 7 minuti, poi aggiungete anche le zucchine. Fate cuocere ancora per 7 minuti, dopo di che spegnete il fuoco.

A questo punto aspettate che il vostro composto si intiepidisca, se necessario togliete l’acqua in eccesso, e poi passate le verdure con un mixer, fino ad ottenere una crema densa e senza grumi.

Ora non vi resta che servire la vostra zuppa, ben calda, in piccole ciotole di terracotta o ceramica (una a testa), condendo con un goccio d’olio crudo.

 

Ricetta 2: Insalata di carota

La seconda ricetta che vi proponiamo non può che essere un… secondo piatto! Si tratta di un contorno ideale per ogni pasto, in quanto molto vitaminico.

Ingredienti (per 4 persone):

– 500 grammi di carote (cioè 6 di medie dimensioni)
– 2 spicchi d’aglio
– Origano
– Olio d’oliva (meglio se spremuto a freddo)
– Aceto di mele biologico

Riempite una pentola di acqua e mettetela a bollire. Nel frattempo mondate le carote, lavatele molto bene e tagliatele a rondelle.

Appena l’acqua raggiunge l’ebollizione, versate le carote e fatele cuocere per circa 20 minuti.

Controllate che le carote siano tenere, dopo di che scolatele e lasciatele raffreddare.

Fatto questo, disponete le carote lesse in una ciotola e condite con gli spicchi di aglio (tritati), origano in quantità generosa, olio, aceto e un pizzico di sale.

Mescolate bene l’insalata e fatela riposare per un’oretta, infine servite.

 

Ricetta 3: Vellutata di carota

Chiudiamo con un altro primo piatto, una ricetta leggera ma allo stesso tempo molto saporita: la vellutata di carota.

Ingredienti (per 4 persone):

– 500 grammi di carote (circa 6 di medie dimensioni)
– 2 patate
– 1 spicchio d’aglio
– 1 litro d’acqua
– 50 grammi di prezzemolo
– 1 cucchiaino di salvia
– 1 cucchiaino di timo
– Pepe di Cayenna
– Olio d’oliva (meglio se spremuto a freddo)

Per prima cosa, pelate le carote e le patate, tagliatele a piccoli pezzi e versatele in una pentola con 1 litro d’acqua.

Mettete la pentola sul fuoco e, quando l’acqua comincia a bollire, aggiungete l’aglio, la salvia, il timo e il pepe di Cayenna. Fate cuocere per almeno 20 minuti a fiamma moderata.

Trascorso questo tempo, scolate il composto, versatelo in una ciotola e frullatelo fino ad ottenere una crema.

Rimettetelo poi in pentola e cuocete ancora per qualche minuto; terminate la cottura solamente quando la vostra crema è bella densa e “vellutata”.

A questo punto il più è fatto: non vi resta che condire col prezzemolo e con un filo d’olio di oliva. Servite e gustate!

 

Bene, siamo arrivati alla fine. Queste sono le nostre proposte. E voi? Conoscete qualche altra ricetta a base di carota? Condividetela con noi qui sul nostro blog, oppure sulla nostra Pagina Facebook!

Le proprietà delle Albicocche - Metodo 3EMME

Albicocche: un break gustoso, digeribile, rinfrescante e a basso contenuto calorico

Tra i frutti che più ci rimanda all’estate, per il loro colore arancione, la loro polpa carnosa e il sapore dolce e intenso. Gustose, digeribili, rinfrescanti e a basso contenuto calorico, le albicocche sono un toccasana per la nostra salute e un’ottima risposta alla fame estiva di metà mattina e metà pomeriggio.

Origine e storia delle albicocche

Le albicocche sono il frutto prodotto dall’albicocco (Prunus armeniaca), una pianta appartenente alla famiglia delle Rosacee, la stessa del pruno, del pesco e del ciliegio. Originario della Cina, l’albero di albicocco si diffuse in tutta Europa grazie ai Romani in seguito alla conquista dell’Armenia, regione caucasica da cui deriva il suo nome.

Ha una storia di oltre 4.000 anni e può raggiungere, allo stato selvatico, i 13 metri di altezza. Le varietà di albicocche sono molte, e variano per dimensione e colore del frutto. I frutti freschi si trovano nei mercati nel primo periodo estivo, ma le albicocche sono comunque presenti tutto l’anno conservate e trattate in diversi modi: essiccate, sciroppate, usate per produrre succhi, marmellate, mostarde e gelatine.

L’apporto calorico delle albicocche è molto basso e corrisponde a 28 calorie per 100 grammi di polpa. Come tutta la frutta, è composta in gran parte da acqua (85% circa), proteine in minima parte, glucidi e fibra alimentare (principalmente pectine); buona la presenza di minerali, soprattutto il potassio a cui fanno seguito calcio, fosforo, sodio e ferro.

Le albicocche contengono vitamina A, vitamina B e, in misura minore, vitamina C e PP. È uno dei frutti con le dosi più elevate di carotenoidi. E’ senza dubbio un frutto con buone proprietà dal punto di vista nutrizionale, ad assorbimento rapido e con una buona digeribilità.

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9 Benefici che possiamo ricavare dal consumo di albicocche

1. Contribuiscono alla salute degli occhi, della pelle, dei capelli e delle gengive.

2. Aiutano il bilanciamento della pressione sanguigna, la funzionalità cardiaca e contrastano la formazione di placche sulla parete interna delle arterie.

3. Sono ideali per combattere l’anemia, grazie a potassio, ferro, cobalto e rame.

4. Sono particolarmente ricche di boro, un elemento che è stato recentemente riconosciuto come fattore di prevenzione contro l’osteoporosi, in quanto è in grado di limitare il livello di estrogeni nelle donne in post-menopausa.

5. Sono utili per lo sviluppo delle ossa e per il corretto funzionamento di tutti i tessuti del nostro organismo.

6. Hanno effetti lassativi grazie alla presenza in dosi elevate di uno zucchero, il sorbitolo, che protegge l’intestino da diversi disturbi, tra cui la diverticolite.

7. Sono in grado di prevenire vari disturbi a livello nervoso e muscolare per l’alta percentuale di potassio.

8. Sono un ottimo alimento per la prevenzione dei tumori. Uno studio pubblicato dall’American Cancer Society sostiene che le albicocche e altri alimenti ricchi di carotene come le carote, possono ridurre il rischio di cancro alla laringe, esofago e polmoni. Una manciata di albicocche contiene il 100% della dose giornaliera raccomandata di beta-carotene, un potente antiossidante che il nostro corpo converte in vitamina A, in grado anche di stimolare la produzione di melanina, la sostanza responsabile dell’abbronzatura e della protezione della pelle.

9. Essendo ricche di betacarotene e licopene, ostacolano il processo mediante cui si forma il colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”).

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3EMMEr Dott.ssa Natalia Di Pietro, Biologo Nutrizionista – PhD Blood Vessel Pathophysiology – Department of Medicine and Aging Sciences University “G. d’Annunzio” Chieti