Perché è importante vivere DETOX?

Perché è importante vivere DETOX?

Xenobiotico, dal greco xeno e biotico ”straniero” e ”vita”, è qualsiasi sostanza estranea al nostro organismo. La conta è innumerevole: formaldeide, parabeni, ammine aromatiche, cobalto, piombo e nichel. Sono solo sostanze poco note ai consumatori e potenzialmente dannose per la salute, nascoste in molti oggetti che ogni giorni ci portiamo addosso: dai vestiti ai cosmetici, dalle tinture per capelli ai pigmenti per i tatuaggi, fino ai cellulari con le loro radiofrequenze.

Ma di sostanze tossiche ci nutriamo (additivi, coloranti, pesticidi, grassi cattivi, farmaci), respiriamo (idrocarburi, metalli pesanti) e soprattutto le produciamo noi stessi.

Sostanza tossica auto prodotta per eccellenza è il radicale libero, responsabile del danno ossidativo, dell’invecchiamento, della degenerazione cellulare e precursore delle malattie degenerative. Non sono da meno la tossicità indotta dallo stress e i nuovi “disruptors”: gli interferenti endocrini.

Un processo detox è fondamentale quando si perde peso per evitare che le sostanze tossiche che evadono dalla parte grassa tornino in circolo.

Per dribblare l’ipocondria da agenti tossici e allo stesso tempo difendersi dalle continue emergenze contaminanti, la cosa importante è avere abitudini sane, in una sola parola detox.

Il nostro organismo possiede diversi sistemi di detossificazione. Si tratta di sistemi specifici, come ad esempio ‘’l’alcol deidrogenasi’’ per eliminare l’alcol, e di generici come il citocromo p450 che rimuove le sostanze indesiderate in due fasi: la prima consiste nell’agganciare le sostanze tossiche, introducendo gruppi idrofili in modo da renderle più idrosolubili nel sangue quindi più facilmente escrete, nella seconda fase vengono formati coniugati che aumentano il peso molecolare e l’idrosolubilità dello xenobiotico per migliorare ulteriormente l’escrezione.

Sostenere questi sistemi e permettere agli organi deputati alla pulizia come fegato, reni, intestino, polmoni e cute di svolgere il loro lavoro in maniera efficiente è di fondamentale importanza.

Parte degli antibiotici somministrati agli animali da allevamento si addensano nella parte lipofila, il grasso. Si stima che chi mangia carne nel consumo medio pro capite in Italia (92 kg/annui) rischia di ingerire inavvertitamente 9 g di antibiotici.

Stesso destino nell’organismo umano: gli xenobiotici che evadono dai sistemi di disintossicazione si depositano nell’adipe sfruttando il loro grado di lipofilia. Ecco perché diventa fondamentale un processo di disintossicazione soprattutto quando si perde peso o quando il grasso corporeo viene rimodellato: queste sostanze evadono dalla parte grassa e tornano in circolo creando problemi sistemici. 

Al di là delle tecniche comuni di disintossicazione come l’emodialisi e le terapie chelanti, scegliere un percorso detox associato ad una riduzione del grasso corporeo ci libera e ci purifica.

Via libera quindi a frutta e verdura, meglio se biologici, agli alimenti antiossidanti ad alto indice ORAC che esprime l’efficienza degli antiossidanti presenti ed ai protocolli detox prescritti dal vostro medico, nutrizionista, farmacista o erborista di fiducia.

Organizzazione Mondiale della Sanità

Grazie a frutta e verdura, uno stile di vita attivo, alcol limitato e niente sigarette, si aggiungono anni alla vita.

Secondo la leggenda la ”fonte dell’eterna giovinezza” è una sorgente simbolo d’immortalità e di eterna gioventù che appare nella mitologia di molte culture: “L’acqua di questa fonte guarisce dalla malattia e ringiovanisce chi ci si bagna”. E’ stato dimostrato che l’uomo biologicamente potrebbe vivere come il condor: oltre i 130 anni. Ancora oggi ciò non accade. Ogni giorno approssimativamente 6.000 persone celebrano il loro 65° compleanno, quanto tempo sopravvivranno dopo questa soglia? La fonte di giovinezza? un sano Life-Style. L’Università di Zurigo per la prima volta ha condotto uno studio basato sugli effetti di un sano Life-Style

Per lo studio i ricercatori hanno utilizzato i dati del National Cohort Svizzera (SNC). Lo studio completo è durato 30 anni e si è basato sulle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sui fattori di rischio comportamentali per le quattro cause di malattia più diffuse: malattie cardiache, cancro, diabete e disturbi respiratori cronici. I ricercatori, guidati da Brian Martin, hanno confrontato il consumo di frutta, di tabacco e di alcool, e l’attività fisica svolta da 16.721 persone di età compresa tra 16 e 90 anni. I ricercatori hanno studiato l’impatto dello stile di vita effettuato dai partecipanti tra il 1977 e il 1993 sui tassi di mortalità fino al 2008. Sorprende il fatto che, di gran lunga, le sigarette hanno un importante effetto negativo sui tassi di mortalità, il fumatore ha un rischio del 57 per cento maggiore di morire prematuramente. Mentre una dieta inadeguata, lo scarso movimento, l’abuso di alcol risultano dare singolarmente un rischio di mortalità di circa il 15 per cento in più.

Quando tutti e quattro i fattori di rischio sono combinati, la prospettiva di una rapida morte aumenta drammaticamente. Ad esempio, la probabilità che un uomo di 75 anni con tutti i fattori di rischio rimanga in vita per i seguenti 10 anni è del 35 per cento, uno su tre; senza i fattori di rischio, c’è una probabilità del 67 per cento, due su tre. Per le donne, queste percentuali sono 47 e 74 per cento rispettivamente.
Secondo Martin uno stile di vita malsano ha un impatto duraturo: ”È come se caricassimo di polvere da sparo una carabina che poi nel tempo va a esplodere”. Gli eccessi riguardo consumo di vino, sigarette, un’alimentazione non sana e l’inattività fisica ha relativi effetti sulla mortalità tra i 45-55 anni di età, ma diventano evidenti solo dopo i 65 anni di età.

Cibi surgelati Metodo 3EMME

Cibi surgelati: come scongelarli in salute

Gli alimenti surgelati possono far parte della nostra alimentazione. Il valore nutrizionale dei cibi rimane pressoché inalterato. Consumare surgelati è garanzia di conservazione e integrità di molti nutrienti, e d’igiene, in quanto le basse temperature bloccano l’attività di enzimi e batteri che, a temperatura ambiente, decompongono invece l’alimento. Pertanto la surgelazione si può ritenere la migliore tecnologia di conservazione da un punto di vista igienico e nutrizionale.

Per scongelare (o desurgelare) gli alimenti congelati o surgelati si dovrebbero seguire le indicazioni riportate in etichetta, anche per le modalità di utilizzo e per la eventuale conservazione.

Ricordiamoci, in primis, che quando un cibo era già stato congelato in precedenza (a livello domestico) non bisogna mai conservarlo più di 24 ore.
Per alcuni prodotti già precotti come il minestrone o i bastoncini o le patate tagliate a pezzi e pronte a friggere, lo scongelamento può avvenire direttamente in pentola se fritti o al forno, ovvero durante la stessa fase di cottura. Escluse queste eccezioni, lo scongelamento dei cibi deve avvenire lentamente a temperature moderatamente fredde (+4 C°) quindi l’ideale sarebbe tenerli per 12/24 ore in frigo (dal giorno prima di cucinarli).

 

Va assolutamente evitato lo scongelamento all’aria – soprattutto se in presenza di radiazioni solari- accanto a fonti di calore (stufe, termosifoni…), in ammollo (indipendentemente se in acqua calda o fredda) o sotto acqua corrente, in quanto tali pratiche, che si tramandano per consuetudine da generazione in generazione (chi di noi non le ha mai viste fare ai propri genitori!), sono igienicamente pericolose in quanto facilitano la contaminazione e la proliferazione batterica.

 

I farinacei da forno, invece, come il pane, possono essere scongelati (se chiusi nella loro confezione) a temperatura ambiente avendo cura di non posizionarli in zone di contaminazione microbica. Gli alimenti scongelati vanno poi preparatiti, cucinati e consumati dopo la scongelazione e non vanno MAI ricongelati.

 

Oggi si sta diffondendo una moda influenzata dalla cucina orientale (sushi, sashimi, ecc…) di cibi crudi, specialmente di pesce. A questo proposito esiste tutta una normativa vigente ma senza entrare troppo nella burocrazia si può continuare a mangiare pesce crudo riducendo il rischio di parassitosi (Anisakis, Trichinella, Opisthorchis…) eseguendo tali procedure:

 

• -20 C° per almeno 24 h (Regolamento CE 853/2004)
• -18 C° per 96 ore (D.M. Salute 17.07.2013)

 

Va sempre ricordato che le basse temperature da frigorifero, non uccidono i microrganismi ma lo fa solo la cottura che raggiunge determinate temperature per un certo periodo di tempo.

Imparare ad ascoltare il corpo - Metodo 3EMME

Impara ad ascoltare il tuo corpo

Troppo spesso lasciamo decidere ai nostri ritmi frenetici la composizione e la quantità del cibo che assumiamo durante la giornata. Un caffè al volo al mattino, se non nulla addirittura, lunghi digiuni, per poi arrivare alla sera con una fame da lupi e mangiare tutto ciò che ci capita sotto mano. Ma cosa ne pensa il nostro corpo a riguardo?

In realtà, il nostro corpo segue delle “regole” ben precise, che si tramutano in un ritmo di secrezioni ormonali regolare, il quale segue il principio della cronobiologia, dal greco kronos (tempo) e biologia (studio della vita), ossia una branca della biologia che studia i fenomeni periodici (ciclici) negli organismi viventi e il loro adattamento ai relativi ritmi solare e lunare. Fantascienza? No, esatta, pragmatica, precisa realtà.

Leggi anche: Metodo 3 Emme Consiglia: Mai Saltare i Pasti!

Impariamo a mangiare seguendo i ritmi della natura ed il dimagrimento non sarà più una tortura per il corpo, ma un piacere!

Ad esempio, al mattino, dopo il digiuno notturno, il nostro corpo attraverso il suo orologio biologico comincia a produrre gli ormoni dell’attenzione e dello stress (cortisolo ACTH), il testosterone ha da poco raggiunto il suo picco (tra le 5 e le 6 del mattino) e aumenta la produzione di insulina dovuta al digiuno notturno, ormone anabolico per eccellenza che ha il compito di veicolare aminoacidi e glucosio soprattutto verso i tessuti muscolari ed i globuli rossi.

Un digiuno forzato costringe perciò il corpo a reclutare energia da altre fonti, per esempio dalle proteine, trasformando purtroppo in carburante i nostri muscoli, in poche parole facendoci diventare cannibali.

Inoltre, lo smontaggio delle proteine muscolari e la consecutiva trasformazione in grasso provocano un abbassamento del metabolismo, ritenzione idrica, riduzione dell’attività immunitaria, riduzione dell’attività degli ormoni anabolici (GH, testosterone, gonadotropine) ed anche deposito di grasso tra i visceri e intorno alla vita, condizione per la quale aumenta il rischio cardiovascolare.

Impariamo a mangiare seguendo i ritmi della natura ed il dimagrimento non sarà più una tortura per il corpo, ma un piacere!

Leggi anche: Metodo 3 Emme e la Prevenzione delle Patologie Metaboliche: i nostri esperti rispondono

3eMMMEr Dott.ssa Michela Alberta Toro, Biologo Nutrizionista

Dimagrire durante l’allattamento? Ci vuole Metodo!

Ok, il bambino è nato, mamma e bambino stanno bene, il latte della mamma lo nutre e lo consola….i giorni passano tra poppate e cambi di pannolino…perfetto….tutto perfetto tranne…..Sì, a questo punto  le visioni delle neo mamme possono essere molto, molto diverse. Infatti vi sono donne che vivono con senso di accettazione e gioia l’opportunità di allattare i loro bambini per diversi mesi dopo il parto, a qualunque condizione per il loro corpo, e donne che allattano amorevolmente i loro bambini ma,passando vicino allo specchio, scrutano i cambiamenti del corpo con senso di disagio. In alcuni casi la trasformazione del corpo, sicuramente più morbido per l’accumulo di grasso e per il rilassamento dei tessuti, non viene accettata. Ne possono derivare due atteggiamenti opposti. A volte scatta nella neo mamma la voglia di “tornare come prima”, o forse “meglio di prima” e inizia l’eliminazione dei cibi ritenuti responsabili dei chili di troppo, pur continuando l’allattamento. A volte la mamma affronta questo genere di pensieri o sensazioni con qualche senso di colpa…magari colmato da una merendina dolce, assecondando la credenza popolare che i dolci rendano più buono il latte. Calma! Probabilmente la verità sta nel mezzo e inoltre il cibo non può essere l’unico imputato. Cerchiamo di far chiarezza su alcuni aspetti. In primo luogo durante la gravidanza e il post parto gli ormoni “modificano” il metabolismo materno che può temporaneamente comportarsi in modo sorprendentemente diverso rispetto a prima della gravidanza. Generalmente si tratta di fatti transitori. Chiaramente però le mutate esigenze metaboliche potrebbero indurre cambiamenti di umore e comportamento; anche i gusti potrebbero essere diversi dal consueto. In caso si avvertano “ bisogni” alimentari strani o incontrollabili è consigliabile rivolgersi al proprio medico per valutare se la situazione è fisiologica oppure è necessario fare degli approfondimenti specifici. Il “riassestamento” degli organi interni, delle funzioni intestinali e urinarie, della pelle e dei liquidi in eccesso avviene nel giro di qualche mese e, normalmente, entro un anno dal parto; accompagnando questo processo, che comunque avverrà naturalmente, con una dieta ricca di verdura, frutta, cibi semplici, locali e stagionali, senza esagerare con i dolci e praticando un po’ di movimento, il corpo e la mente torneranno gradualmente alla normalità, nel rispetto della salute di mamma e bambino. Due recenti studi scientifici ci offrono interessanti spunti di riflessione:   uno studio dimostra che una perdita di peso superiore al mezzo chilo a settimana causa la concentrazione nel latte di residui tossici denominati POPs. Questi sono una famiglia di sostanze tossiche presenti nel grasso materno; durante il dimagrimento passano nel latte in quantità proporzionale al grasso metabolizzato. Questo passaggio eccessivo può essere tenuto sotto controllo attraverso percorsi di dimagrimento graduali e opportuni. (1) Riguardo alla selezione arbitraria di alcuni alimenti a discapito di altri, un altro studio dimostra che se una madre che allatta non assumerà la giusta qualità e quantità di grassi omega 3, il latte sarà meno protettivo per il bambino nei confronti delle allergie (2). Si potrebbe andare avanti con gli esempi ma ci sembra già evidente che il dimagrimento “fai da te” durante l’allattamento, soprattutto se drastico, è da evitare. Nel caso in cui invece la mamma sia un po’ troppo indulgente con se stessa e rimandi la rimessa in forma a tempi successivi, tenga presente che gli eccessi alimentari del post parto presenteranno prima o poi il conto…sicuramente in chili!

Environmental organic pollutants in human milk before and after weight loss. Lignell S, Winkvist A, Bertz F, Rasmussen KM, Glynn A, Aune M, Brekke HK. Chemosphere. 2016 Sep;159:96-102. doi: 10.1016/j.chemosphere.2016.05.077.  Epub 2016 Jun 7. PMID: 27281542 

High levels of omega-3 fatty acids in milk from omega-3 fatty acid-supplemented mothers are related to less immunoglobulin E-associated disease in infancy. Warstedt K, Furuhjelm C, Fälth-Magnusson K, Fagerås M, Duchén K.

3emmer Dott.ssa Chiara Bartolini, Biologo Nutrizionista

MaMMa: 3EMME IN GRAVIDANZA COME STILE DI VITA

MaMMa: sarà un caso che la parola più bella che ci sia contenga 3EMME?

Quando parliamo di gravidanza si fa ancora molta fatica a concepire il concetto di dieta. Tante mamme, nel momento in cui si scoprono tali, iniziano a porsi domande su cosa e quanto mangiare. Troppe donne, invece, non hanno ancora consapevolezza di quanto l’alimentazione influenzerà la vita del nascituro.

L’alimentazione della donna in gravidanza DEVE essere CONSAPEVOLE. Quindi si alla dieta come stile di vita!

Nel primo trimestre di gravidanza avvengono le divisioni cellulari a carico del bambino e la formazione degli organi. Nel secondo e terzo trimestre avviene il 90% della crescita corporea fetale. Già durante la vita endouterina il feto è capace di riconoscere i sapori e le prime papille gustative compaiono a circa 8 settimane di gestazione. Il feto inizia deglutire (liquido amniotico)  a 12 settimane di gestazione . Una dieta ricca di frutta e verdura (caratterizzata da gusto amaro) influenzerà in seguito i gusti del bambino che preferirà questi alimenti e li sceglierà da adulto. L’esposizione ad una sovra-nutrizione nella vita fetale genera una serie di risposte neuro-endocrine che influenzano lo sviluppo del tessuto adiposo e del sistema centrale di regolazione dell’appetito. Le scelte alimentari che compie la mamma durante la gravidanza andranno ad influenzare, insieme ad altri fattori di stress ambientali, una risposta biologica ereditabile trasmessa alla prole (epigenetica).

Parliamo di Fetal-programming ovvero di quanto lo stile di vita materno interferisce nello sviluppo fetale con un impatto importante a media e lunga scadenza sulla vita post natale (malattie metaboliche, cardiocircolatorie e neurologiche).

In gravidanza consiglio quindi uno stile 3EMME ovvero un alimentazione molto varia con frutta e verdura mangiata dalle 5 alle 7 volte al giorno. I cardini della dieta saranno:

Ø Frutta e verdura (locale, stagionale  e fresca)

Ø Cereali integrali

Ø Legumi

Ø Olio extravergine di oliva monovarietale spremitura a freddo

Ø Proteine (nè troppe nè poche)

Si consiglia alle donne incinte di limitare l’ utilizzo di glutine e lievito. Di iniziare ogni pasto con la verdura cruda e terminarlo con quella cotta.

Il tipo di cottura da preferire è sicuramente quella al vapore, in quanto mantiene inalterate la maggior parte dei macro e micronutrienti contenuti negli alimenti.

Bere almeno 1, 5 lt di acqua oligominerale al giorno. Eliminare bibite dolci, gassate e superalcolici. Come dolce ci si possono concedere anche 5 porzioni settimanali di cioccolato, purché sia fondente. Questa qualità è infatti più povera di zuccheri, ma ricca di teobromina, importante per la prevenzione dell’ ipertensione arteriosa e della pre-eclampsia. Buona avventura MaMMa!

3emmer Dott.ssa Marianna Maione, Biologo Nutrizionista

Metodo 3EMME L’arte della Detossificazione

Il Metodo 3EMME è un percorso che aiuta a migliorare il nostro stile di vita. Il Metodo 3EMME con le 3 fasi (RESET-RESTART-REMIX), della durata di 6 settimane, crea le basi per raggiungere uno stile di vita “ideale”(REGULAR), basato sul ritorno alla Dieta Mediterranea: Mangia Meglio Mediterraneo. Durante il percorso con il Metodo 3EMME, si ottiene una disintossicazione dell’organismo attivando i processi di scarico delle tossine attraverso la depurazione e il drenaggio. Il dimagrimento è il fine ricercato del Metodo 3EMME, ovvero non alterare gli equilibri metabolici del nostro organismo, depauperando la massa magra. Perdere peso non sempre è sinonimo di giusta via se a scendere è la nostra struttura muscolare. Questo processo è frutto di un cannibalismo auto indotto dall’organismo per garantire la funzionalità degli organi/apparati del nostro organismo. La richiesta di Sintesi Proteica viene gestita non dall’apporto esogeno di proteine animali o vegetali, ma da un saccheggio della componente proteica della nostra massa magra. La riduzione delle proteine esogene (alimentari), voluta soltanto da un computo calorico, porta infatti l’organismo a gravi deficit e nel tempo innesca quel processo noto come “effetto yo-yo” fenomeno che porta al recupero del peso perso recuperando però percentualmente più massa grassa che massa magra. La Disintossicazione è quel processo fisiologico che l’organismo compie naturalmente per liberarsi delle tossine ingerite o prodotte da metabolismi alterati. In questo processo l’organismo può essere aiutato “mettendo a riposo” le funzioni metaboliche in modo da “minimizzarne” l’incidenza negativa dei residui di scarto, per favorire l’equilibrio dei “laboratori metabolici” reni, fegato, intestino, polmoni, cute, ovvero, gli organi emuntori. Si induce così l’eliminazione di liquidi in eccesso, trattenuti dai tessuti, mediante stimolazione della diuresi contribuendo con ciò ad una migliore circolazione del sangue soprattutto nei vasi periferici e nei capillari e ad un flusso linfatico più dinamico. Con il Drenaggio si attivano i tessuti e gli organi emuntori per ripristinare, regolarizzare e stimolare tutte le attività escretorie organiche, che si svolgeranno da questo momento in poi in una condizione di normale e naturale efficienza. Il “Dimagrimento”: è la premessa-promessa mantenuta del Metodo 3EMME MantenimentoMassa Magra: Perdere il grasso in eccesso, consolidando e tonificando la massa muscolare. Indispensabile risulta essere l’utilizzo di un integratore esclusivo e brevettato di aminoacidi altamente assimilabili vegetali, derivati da klamath e baobab (NOVA SUPERFOOD), che consente di mantenere nell’immediato, la massa magra esistente, promuovendo quotidianamente la costruzione della struttura proteica e favorendone nel tempo l’aumento. L’organismo utilizza in modo armonico tutte le sostanze ad esso indispensabili durante un programma disintossicante; si elimina in questo modo l’“effetto yo-yo”, la situazione che determina l’aumento della massa grassa a scapito di quella magra dopo diete ipocaloriche sbilanciate.

Nero come il carbone: il pane della discordia

Ultimamente si sta diffondendo parecchio il pane nero, ovvero impasto di lievito, acqua, sale e farina a cui viene aggiunto carbone vegetale. Lo propongono in tante versioni e parecchie forme ed è anche utilizzato come impasto per la pizza. Tale prodotto promette digeribilità a quelle persone che hanno problemi di gonfiori e meteorismo addominale e che non riescono a digerire il pane.
La truffa dentro il pane: Negli ultimi giorni gli agenti della Forestale, in Puglia, hanno denunciato 12 panificatori che all’impasto normale del pane aggiungevano un additivo, un colorante, l’E153.
Il presidente de l’Assipan, l’associazione dei panificatori, aveva a novembre, specificato la sua posizione mandando una comunicazione ufficiale per prendere le distanze da tale additivo. Secondo il presidente i panificatori devono astenersi dall’utilizzo dell’E153 (benzopirene, una sostanza derivante dalla combustione del legno), già vietato negli USA in quanto ritenuto cancerogeno. In Europa però non esistono studi in merito e sicuramente poche indicazioni al riguardo. A fine dicembre è arrivata la posizione del Ministero della Salute che non esclude l’utilizzo dell’E153, ma detta alcune regole.

È ammissibile la produzione di un “prodotto della panetteria fine” denominato come tale, che aggiunga agli ingredienti base (acqua, lievito e farina), tra gli altri, anche il carbone vegetale come additivo colorante e nelle quantità ammesse dalla regolamentazione europea in materia (Reg. CE 1333/08 All. II Parte E)

Questo però non vuol dire – specifica la nota del Ministero – che tale prodotto possa chiamarsi pane.
Dal punto di vista nutrizionale, il consumo quotidiano di carbone vegetale può essere pericoloso, in quanto è una polvere assorbente e porosa che ha la capacità di legare non solo gas, batteri, virus e tossine presenti nel tratto digerente, ma anche vitamine e sali minerali, nutrienti importanti nonché farmaci come antidiabetici, antinfiammatori, ormoni tiroidei, ecc…
Tutto ciò diventa importante come numeri se considerate che nella preparazione dei prodotti da forno si consiglia l’impiego di 10-15 g di carbone vegetale per kg di farina mentre d’altra parte, nel suo uso medico, la posologia è pari a 1-2 g al dì. Così mangiando pizza e panini si potrebbe assumere una quantità di carbone vegetale sovrapponibile a quella di 2-4 compresse. La differenze sta però nel fatto che quando comprate il vostro panino al carbone vegetale lo inserite nei pasti e non lontano dai pasti creando problemi di assimilazione vitaminica e farmacologica
Quindi se abbiamo problemi di gonfiore addominale invece che acquistare il pane nero che cosa possiamo fare? Se non vogliamo rinunciare al pane a pranzo o a cena possiamo orientarci su un pane azzimo, ovvero non lievitato o un pane senza glutine, di riso o di mais o meglio ancora il pane preparato in casa con pasta madre.
Per il problema del meteorismo il primo consiglio è quello di masticare a lungo e favorire la risoluzione del problema con una integrazione di pre e pro-biotici. Inoltre, per il gonfiore, consigliamo tisana al finocchietto e allo zenzero. Sarebbe opportuno modificare le nostre abitudini mangiando lentamente, introducendo un’adeguata quantità di acqua, praticando attività fisica, e scegliendo opportunamente gli alimenti ricchi di fibre, frutta e verdura.

Physicians’ Desk Reference (PDR) for Nutritional Supplements. I edizione italiana, CEC & Planta Medica, 2003. pp.101-103.

Greene S, Harris C, Singer J. Gastrointestinal decontamination of the poisoned patient. Pediatr Emerg Care. 2008 Mar; 24(3):176-86;
quiz 187-9.

J Clin Lab Anal. 2007;21(6):393-7.
The effect of yogurt on acetaminophen absorption by activated charcoal and burnt toast.
Dasgupta A1, Wells A.

Più verdura più buonumore. Un ottimo rimedio per prevenire la depressione

Gli studi scientifici confermano ed evidenziano che esiste una associazione tra qualità del cibo, umore e attività cognitiva ad ogni età.

Il cibo non è un combustibile che semplicemente fornisce energia per farci funzionare, ma è molto di più. Il cibo ci costituisce, cioè fornisce i materiali da costruzione e i pezzi di ricambio di tutti i nostri delicati e innumerevoli ingranaggi. Fornire diversi “pezzi” dello stesso tipo senza assicurarsi che le altre componenti dell’ingranaggio vi siano, giungano al momento momento giusto e nelle quantità adatte, non assicura un buon funzionamento complessivo. Il fai da te e gli integratori presi a seconda della moda del momento non possono portare e risultati validi.

Il metodico consumo di piccole porzioni di frutta e verdura, ripetute da 5 a 7 volte nell’arco della giornata può invece instaurare e mantenere le condizioni che favoriscono un buon tono dell’umore, contrastando contemporaneamente il decadimento della capacità cognitiva e il processo di invecchiamento del cervello. Ma non solo: uno studio di recente pubblicazione dimostra che la funzione antiossidante di frutta e verdura è indispensabile anche nella cura della depressione.

La depressione è associata alla carenza di alcuni trasmettitori dell’impulso nervoso come la serotonina; i farmaci antidepressivi spesso agiscono sulla produzione o sull’accumulo di questo neurotrasmettitore.

La produzione di serotonina dipende dall’introduzione, attraverso la dieta, di un precursore, che è il triptofano; in presenza di infiammazione cellulare, non tutto il triptofano viene avviato alla trasformazione in serotonina, ma viene destinato diversamente. Lo studio sembra dimostrare che nell’uomo la quantità finale di serotonina prodotta in vivo dipenda dunque dalla contemporanea assunzione di antiossidanti a funzione antinfiammatoria, da un buon apporto di carboidrati e da una flora intestinale in equilibrio.

Quindi, per combattere la depressione, non basta assumere triptofano, tipicamente attraverso il consumo di ceci, tofu, semi oleosi, cereali integrali, frutta secca e tacchino, ma contemporaneamente bisogna difendere il corretto processo che porterà all’equilibrio tra produzione, utilizzo e distruzione della serotonina: la protezione di questo delicato equilibrio si attua ad ogni età mangiando costantemente, nei diversi momenti della giornata, cereali integrali, verdura e frutta.

Mauro Mario Mariani Il TAO dell’alimentazione, Capponi Editore, 2015

Mood, food and cognition: role of tryptophan and serotonin, B. Strasser, J. M. Gostner, and D. Fuchs, Curr Opin Clin Nutr Metab Care 2016, 19: 55-61

Ho voglia di Tè: il benessere viene dall’Oriente

La leggenda narra che il tè sia stato utilizzato per la prima volta in Cina nel 2737 a. C. L’imperatore Shen Nung, che aveva l’abitudine di bere solamente acqua bollita, si trovò per caso a riposare sotto l’ombra di un albero di tè selvatico. Una leggera brezza lasciò cadere alcune foglie di tè interno del recipiente posto sul fuoco e l’acqua divenne d’un tratto di color dell’oro. Il nuovo infuso fu così gradito all’imperatore che ne promosse la coltivazione nel suo regno. Il tè, quello originale, si ottiene dalle foglie essiccate della Camellia sinensis, una pianta sempreverde ad oggi coltivata in tutto il mondo. I tanti e diversi nomi di tè che troviamo in commercio indicano le differenti zone di coltivazione (Darjeeling, Souchong) oppure i diversi procedimenti di lavorazione utilizzati a partire sempre dalla stessa materia prima.
Il tè nero (o rosso) è il tè più conosciuto ed utilizzato in Occidente. Dopo la raccolta, le foglie, bagnate con acqua calda, vengono arrotolate e lasciate fermentare. In un secondo momento vengono essiccate ad alta temperatura. Il processo di fermentazione conferisce un aroma più piacevole all’infuso oltre alla colorazione tipica rosso scuro ma è, allo stesso tempo, causa della diminuzione dei principi attivi che ne caratterizzano le proprietà benefiche.
Il tè verde: I germogli e le foglie tenere della Camellia sinensis vengono raccolti in primavera e subito passati al vapore per pochissimi minuti. In seguito sono sottoposti a temperature di 45-50 °C al fine di impedirne la fermentazione. Con questa lavorazione vengono mantenute quantità maggiori di potenti antiossidanti come le catechine e i polifenoli e viene ridotta la presenza di caffeina. Gli studi sulle proprietà curative del tè, in particolare del tè verde, sono moltissimi, vediamo insieme quali sono gli effetti e le sostanze, in esso contenute, che possono incidere maggiormente sulla nostra salute:
• riduzione dei livelli di colesterolo LDL e di trigliceridi (stimolazione con conseguente attivazione della lipasi, enzima protagonista del metabolismo lipidico)
• presenza di antiossidanti e composti fenolici con attività antitumorale (1) e antinfiammatoria
• riduzione della glicemia
Siamo nel pieno della stagione invernale, un buon thè verde ci permetterà di scaldarci e prenderci cura del nostro corpo allo stesso tempo. Potremo iniziare la giornata con una tazza di tè verde bancha hojicha che contiene caffeina in quantità modesta e accompagnare i pasti con del tè bancha kukicha, privo di caffeina. Unica ed importante raccomandazione: non aggiungere latte all’infuso, poiché numerosi studi (2) ne documentano la perdita delle proprietà benefiche antiossidanti.

(1) Prevenire i tumori mangiando con gusto di Anna Villarini e Giovanni Allegro, pag.92, Sperling and Kupfer Editori, luglio 2013.

(2) Il Tao dell’alimentazione di Mauro Mario Mariani, pag.162 , Capponi Editore, dicembre 2015.