Buon Anniversario Dieta Mediterranea!

Oggi 17 novembre ricorre il 6° anniversario della proclamazione da parte dell’UNESCO, della Dieta Mediterranea come Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Un ulteriore studio ne conferma la validità ma gli italiani la praticano meno di altri.

 

L’UNESCO, emanazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, dal 1946 è l’Organizzazione che stabilisce il titolo di Patrimonio dell’Umanità a beni materiali e immateriali e il 17 Novembre 2010 ha designato la Dieta Mediterranea Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. L’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, per garantire una vita sana, raccomanda da sempre di mangiare frutta e verdura, ridurre grassi, zucchero e sale. L’OMS fornisce una serie di pubblicazioni per promuovere e sostenere stili di vita sani nei quali ribadisce proprio l’importanza della Dieta Mediterranea basata principalmente su una varietà di alimenti vegetali, piuttosto che animali come pane, cereali, pasta, riso o patate, introdotti a rotazione singolarmente, assieme a legumi quali fagioli, lenticchie e ceci e “all’occasione e all’occorrenza” consiglia di mangiare pesce e pollame e sempre un’abbondante varietà di frutta e verdura, locale, fresca e stagionale, più volte al giorno, controllando e riducendo l’assunzione di grassi (non più del 30% dell’energia giornaliera) prediligendo ai grassi saturi l’olio extra vergine di oliva. La Dieta Mediterranea affonda le sue origini nella storia delle nostre tradizioni. Queste abitudini sono rimaste mantenute per secoli grazie alla grande disponibilità dei prodotti della terra del nostro territorio. La Dieta Mediterranea nasce proprio dalla tradizione alimentare dei contadini meridionali, e deve al nutrizionista americano Ancel Keys la sua notorietà. Keys partendo dall’osservazione delle abitudini alimentari delle popolazioni rurali del meridione, vide come la bassa incidenza di malattie cardiovascolari fosse dovuta al tipo di alimentazione che queste popolazioni adottavano per tradizione secolare. Dal 1950 al 1970 con il gruppo di ricerca della Minnesota University è stato autore del “Seven Countries Study” studio sulle abitudini alimentari di 12.763 uomini sani di mezza età viventi in sette Paesi: Italia, Grecia, Jugoslavia, Olanda, Finlandia, Giappone e USA, riscontrò, per la prima volta in assoluto, l’evidente relazione fra stile alimentare, esercizio fisico e insorgenza di malattie cardiovascolari. Grazie ad analisi specifiche lo studio ha documentato la diretta relazione tra consumo di grassi saturi ed incidenza e mortalità coronaria, fin dai primi anni di follow-up.  Da questa indagine epidemiologica, ancora oggi celebrata dai nutrizionisti di tutto il mondo è risultato che Italiani e Greci risultarono più sani di Americani e Finlandesi, i quali, osservò Keys, “sono abituati a mangiare troppi grassi saturi come burro e formaggio”. Gli esiti scientifici di questo lavoro decretarono, per la prima volta al mondo, come la Dieta Mediterranea, a base di frutta, verdura, pane, pasta, pollo, pesce, olio d’oliva e un po’ di vino fornisca apporti minimi di grassi saturi e risultava essere fortemente protettiva nei confronti dell’insorgenza di patologie cardiovascolari.

Ancora oggi la dieta mediterranea riceve apprezzamenti e conferme.

Un recente studio dell’università di Auckland condotto dal Dottor Ralph Stewart, primo firmatario, pubblicato sull’European Heart Journal, utilizzando il MDS, “Mediterranean diet score”,  ha visto che chi mangiava più cibi della dieta mediterranea otteneva un punteggio uguale o maggiore di 15 era soggetto a eventi cardiovascolari nel 7,3 per cento dei casi; coloro che avevano un punteggio di 13-14 vedevano aumentare il rischio al 10,5 per cento. Infine chi registrava 12 punti, o anche meno, aveva una percentuale aumentata del 10,8 per cento. Lo studio ha analizzato oltre 15.000 pazienti di 39 paesi, con precedenti eventi cardiovascolari, come attacchi di cuore e ictus, pazienti ad alto rischio di altri eventi cardiovascolari, scoprendo che tanto più si mangia mediterraneo, quindi dieta ricca di frutta, verdura, legumi, pesce, cereali integrali, tanto meno si è soggetti ad altri eventi cardiovascolari.

Il “Mediterranean Diet Score” è un punteggio che calcola in maniera semplice e rapida, ma altrettanto corretta e validata, l’aderenza dell’alimentazione alle caratteristiche della Dieta mediterranea. L’indice va da 0 a 24 punti. Più è alto il punteggio totale maggiore è l’aderenza alla Dieta mediterranea. Per ciascun alimento è dato un punteggio di 1, 2 o 3. Il punteggio 0 è dato se il numero di porzioni è più basso o più alto di quello raccomandato.

“Ogni punto in più del “Mediterranean Diet Score” nei pazienti esaminati, che già avevano avuto un evento cardiovascolare, era associato ad una riduzione del 7 per cento nel rischio di infarti, ictus o morte,. Lo studio ha dimostrato quanto sia importante enfatizzare il messaggio di mangiare sano e mediterraneo ovunque”. “Sono gli alimenti ad essere protettivi”, e non è un caso che in altre parti del mondo, più che in Italia, le popolazioni scelgano una dieta più mediterranea di quella seguita dagli italiani. Paradosso questo: quello che il modello mediterraneo è più praticato in paesi molto lontani dall’Italia, come Australia, India e Nuova Zelanda.

>Keys A, et Al. Epidemiologic studies related to coronary heart disease: characteristics of men aged 4059 in seven countries. Acta Med Scand 1967 (Suppl to vol. 460) 1392

>Eur Heart J. 2016 Jul 1;37(25):1993-2001. doi: 10.1093/eurheartj/ehw125. Epub 2016 Apr 24. Dietary patterns and the risk of major adverse cardiovascular events in a global study of high-risk patients with stable coronary heart disease. Stewart RA1, Wallentin L2, Benatar J3, Danchin N4, Hagström E2, Held C2, Husted S5, Lonn E6, Stebbins A7, Chiswell K7, Vedin O2, Watson D8, White HD3

 

Dott.Mauro Mario Mariani, Medico Chirurgo, Specialista in Angiologia – Ideatore del Metodo 3emme